Vincenzo Ranieri, il maresciallo buono

Diverso tempo fa notai una targa commemorativa che si trova vicino Piazza Garibaldi, al lato destro dell’ex tabaccaio. Sapevo che era dedicata ad un carabiniere che perse la vita durante una rapina in banca e che tra qualche giorno ci sarà un incontro per ricordarlo a 40 anni di distanza.
Domenica scorsa, trovandomi sul luogo, scattai una foto alla lapide, e dopo aver risposto a modo a ragazzini nullafacenti che mi scambiavano per il primo turista di Santeramo (non bisogna esser turisti per scattar fotografie) ho incontrato tre signori sulla sessantina che invece sapevano bene quel che dicevano e quel che accadde lì.

Il maresciallo Ranieri non era santermano, ma era nato a Palese il 22 settembre 1927. Si era arruolato nel 1948 nella Legione allievi di Torino. Poi era stato in servizio a Genova fino al 1956. Dopo il corso per la promozione a sottufficiale era stato impegnato in reparti della Legione di Napoli. Successivamente venne trasferito a Palermo dove rimase fino al 1965. Ebbe quindi il riavvicinamento in Puglia, prima presso la stazione di polizia giudiziaria di Noci, poi a quella di Mola ed infine a quella di Santeramo che comandava dal 1970.

Passarono 6 anni e Santeramo viveva in maniera tranquilla gli anni di piombo. Erano gli anni segnati dalle Brigate Rosse, al governo c’era Aldo Moro. Era lunedì 22 marzo, primavera iniziata da appena due giorni. Intorno alle ore 13 avvenne la rapina.

I tre signori che ho incontrato domenica mattina mi hanno reso partecipe dei loro ricordi, che qui ricostruisco:
La banca era lì, vedi quelle due saracinesche? Quella era Cassa Rurale ed Artigiana di Santeramo, la banca era là sotto“. La Cassa Rurale ed Artigiana aveva sede in Piazza Garibaldi sul lato nord-est, dove adesso c’è un negozio di articoli per la casa e arredamento ai civici 10 e 11.
Io ero lì, io ero dove c’è quella macchina, lì, col camion di mio padre. Mio padre che era in banca…“, quando entrarono i rapinatori intimarono: “Fermi tutti!“.
Stando nel camion mi hanno intimato, perchè avrei potuto farmi avanti col camion e bloccare la loro macchina“.

Era troppo buono, lui non è che aveva intenzione di sparare, lui andò lì ed intimò l’alt. E poi ci fu una sparatoria, fu sparato alle spalle“. I primo soccorritori sentirono queste sue parole:

Diamine, io sono stato attento a non ammazzarli ed ora mi ritrovo con una pallottola

Sono stati tutti acchiappati. Erano della zona di Lecce“. La caserma dei carabinieri era in Via Japigia presso il Palazzo Colonna. “Quando furono acciuffati, li portarono alla caserma dei carabinieri, la folla li voleva linciare, uno dei rapinatori si è salvato per miracolo“.

Lo hanno ammazzato perchè era una brava persona“. Ed inoltre: “Era una bravissima persona. Il maresciallo dei carabinieri in questo contesto viene dopo il sindaco. Era l’istituzione, dopo il sindaco veniva il comandante della stazione dei carabinieri“.

La Gazzetta del Mezzogiorno seguì attentamente la vicenda come dimostrano i tanti articoli pubblicati che riporterò di seguito, e anche al giorno d’oggi il ricordo rimane vivo nelle menti di coloro che erano presenti nei pressi della banca.

La Gazzetta del Mezzogiorno del 23/03/1976, Federico Pirro, p. 1-2

Il Maresciallo Ranieri portò a Santeramo un nuovo modo di affrontare chi non rispettava le leggi, una maniera più orientata alla comprensione e al convincimento.

I tempi sono cambiati, la violenza genera altra violenza; cerchiamo di capire questa nuova parola: disadattati, ed usiamo mezzi democratici

La Gazzetta del Mezzogiorno del 23/03/1976, Michele Cristallo, p. 1-2

Riguardo i momenti successivi alla rapina c’è un aneddoto ricordato da Vito Leonardo Tritto.

TITOLO

Uno dei rapinatori, Guido Martina, tentò la fuga salendo a bordo del furgoncino dei fratelli fornai Giovanni Digiorgio e Francesco Digiorgio. Questi furono sequestrati e minacciati con la pistola, ma una volta fermati furono scambiati per complici e arrestati per errore. Una pallottola esplosa dall’appuntato dei carabinieri Santoro colpì il polpaccio destro di Giovanni Digiorgio. I fratelli furono ammanettati e portati in caserma, con Giovanni ancora sanguinante.

La Gazzetta del Mezzogiorno del 23/03/1976, p. 2

Ho parlato telefonicamente proprio con Giovanni Digiorgio, che mi ha raccontato come andarono le cose viste dai suoi occhi. Giovanni Digiorgio conosceva il maresciallo Ranieri, perchè con il suo lavoro da fornaio era sempre a contatto con clienti e santermani.

Quella mattina, insieme al fratello Francesco, stavano facendo la consegna del pane con il loro furgoncino nella zona del mercato, nei pressi dell’attuale Piazza Giovanni Paolo II. All’improvviso arrivò un uomo di corsa che chiese il loro aiuto, dicendo di essere inseguito e di voler scappare da alcuni aggressori. Salì sul furgoncino ma una volta a bordo manifestò la sua reale identità puntando la pistola verso i due e costringendoli a dirigersi verso Via Altamura, dove probabilmente si trovava un altro mezzo per la fuga. Non potevano fare opposizione essendo minacciati, e si diressero verso la periferia accorgendosi di esser seguiti da un’auto dei carabinieri.
Allontanatisi dal centro però decisero di fermarsi e in breve furono raggiunti dall’appuntato che li seguiva. Quest’ultimo scese dall’auto esplodendo dei colpi di pistola in aria. I fratelli Digiorgio scesero dichiarandosi subito estranei alla vicenda, ma l’appuntato sapendo della presenza di una terza pistola, da 2 o 3 metri di distanza dai fratelli eslose un altro colpo verso Giovanni Digiorgio. Il fornaio sentì un colpo alla gamba ma inizialmente lo scambiò per il rimbalzo di un sasso, salvo poi rendersi conto della ferita. Alle imprecazioni verso il carabiniere seguì l’uscita allo scoperto del criminale che finì di nascondersi.
Vennero portati alla caserma in Via Japigia, e qui tra la folla inferocita vennero anche i fratelli Digiorgio accusati dalla folla di far parte del gruppo della rapina, con gente che urlava nei loro confronti frasi ingiuriose, mentre altri increduli li difendevano, avendoli visti lavorare normalmente nella consegna del pane vicino la zona del mercato.
Una volta chiarito il malinteso, la sera stessa vennero liberati

Giovanni Digiorgio presso l'ospedale di Santeramo

Giovanni Digiorgio, ingiustamente ammanettato presso l’ospedale di Santeramo

Per la ferita alla gamba Giovanni non potè lavorare per 60 giorni, e nel periodo del processo doveva esser presente alle varie seute in tribunale dovendo rinunciare al proprio lavoro, e senza mai ricevere alcun risarcimento.

La Gazzetta del Mezzogiorno del 23/03/1976, p. 2
La Gazzetta del Mezzogiorno del 24/03/1976, Federico Pirro, p. 1-14
La Gazzetta del Mezzogiorno del 24/03/1976, p. 13
La Gazzetta del Mezzogiorno del 24/03/1976, Gianni Plantamura, p. 13

 

I funerali

La Gazzetta del Mezzogiorno del 25/03/1976, Federico Pirro, p. 7

La folla quando si muove sotto la spinta della fame e della disoccupazione, va persuasa perché ha ragione

L’anno successivo, in occasione del primo anniversario della morte del Maresciallo Ranieri, venne apposta una lapide all’inizio di Via Ladislao, su cui sono incise queste parole:

L’amministrazione comunale, memore dell’eroico sacrificio del Maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, Medaglia d’Argento al Valor Militare, Vincenzo Ranieri, barbaramente ucciso da banditi in questo luogo il 22 marzo 1976 nel corso di una rapina alla locale Cassa Rurale ed Artigiana, pose a ricordo grato della cittadinanza. Santeramo in Colle, 22 maggio 1977

Lapide

Il processo e le prime condanne
La Gazzetta del Mezzogiorno del 20/12/1977, Antonio Del Giudice, p.14

In una delle sedute del Consiglio Comunale, nel gennaio 1980 vennero definiti i nomi di 44 nuove strade, tra cui una via dedicata a Vincenzo Ranieri.
Nel maggio 1980 la sede della Cassa Rurale e Artigiana di Santeramo venne spostata verso il Palazzo Di Santo di via Tirolo 2, che tutt’oggi costituisce la sede centrale.

Il processo d’appello
La Gazzetta del Mezzogiorno del 09/08/1980, p. 7
La commemorazione del 40° anniversario

In occasione dei 40 anni da quei tragici giorni si svolgerà una messa in suffragio e un incontro organizzato dal Lions Club a cui parteciperanno la vedova Maria Guario e il figlio Vito Ranieri.

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La Gazzetta del Mezzogiorno del 26/04/2016, La Gazzetta di Bari e Provincia, Anna Larato

Ringrazio Giovanni Digiorgio per la sua testimonianza telefonica a 40 anni da allora e la figlia Pamela Digiorgio per avermi messo in contatto con suo padre. Ringrazio Raffaele Bongallino per avermi fornito la copia di Partecipare dedicata al tragico evento.

Fonti consultate

La Gazzetta del Mezzogiorno del 23/03/1976, Federico Pirro, p. 1-2
La Gazzetta del Mezzogiorno del 23/03/1976, Michele Cristallo, p. 1-2
La Gazzetta del Mezzogiorno del 23/03/1976, p. 2
La Gazzetta del Mezzogiorno del 23/03/1976, p. 2
La Gazzetta del Mezzogiorno del 24/03/1976, Federico Pirro, p. 1-14
La Gazzetta del Mezzogiorno del 24/03/1976, p. 13
La Gazzetta del Mezzogiorno del 25/03/1976, Federico Pirro, p. 7
La Gazzetta del Mezzogiorno del 20/12/1977, Antonio Del Giudice, p.14
La Gazzetta del Mezzogiorno del 09/08/1980, p. 7
Partecipare, n. 29, Santeramo in Colle, aprile 1976
La Gazzetta del Mezzogiorno del 26/04/2016, La Gazzetta di Bari e Provincia, Anna Larato
Per non dimenticare, Carabinieri.it, marzo 2016
Commemorazione 40° anniversario della morte del M.llo Vincenzo Ranieri, Evento Facebook
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  • Raffaele Bongallino

    Una esemplare ricostruzione degli avvenimenti attraverso fonti giornalistiche e testimonianze dirette. Un tragico avvenimento rivissuto con patos e partecipazione da un giovaner “ricercatore” che in breve tempo ha saputo collegare le varie fonti. Ancora un “bravo” al giovane Filippo.