Il Sergente Romano, tra Gioia e Santeramo

Era il 25 settembre 1831. A Gioia del Colle il ventenne, considerato minorenne, Vito Giuseppe Romano sposava Anna Concetta Lorusso di ventuno anni. Ebbero un bambino, e poco tempo dopo, precisamente il 24 settembre 1833 ne ebbero un altro, che chiamarono Pasquale Domenico Romano.
Crescendo sono indecifrabili le strade da poter scegliere. Divenne soldato del Regno delle Due Sicilie, conseguendo il grado di sergente. Fu di stanza a Gaeta, dove si era rifugiato il re Borbonico Francesco II durante l’avanzata di Garibaldi. Negli anni dell’Unità d’Italia rimase fedele alla corona borbonica, ed è divenuto noto come Sergente Romano.

Ho ricostruito l’albero genealogico partendo da alcune date conosciute, trovando conferma negli atti anagrafici. Un lavoro scrupoloso come per ogni genealogia che cerco di delineare.
Tornando alla data di nascita ho scoperto, ricercando il relativo atto di nascita, di seguito riportato, che il mese di nascita è proprio settembre. Molti libri invece, compresa la più recente Wikipedia, riportano una data di nascita errata, in cui il mese viene indicato come agosto anzichè settembre. Ed inoltre il nome della madre è Anna Concetta Lorusso, e non Angela Concetta. Il nome Anna Concetta è anche presente nell’atto di matrimonio dei genitori.

Atto di nascita di Pasquale Domenico Romano del 24 settembre 1833
Atto di nascita di Pasquale Domenico Romano del 24 settembre 1833

Dall’atto di nascita del terzo figlio scopriamo che Vito Giuseppe Romano dal novembre 1835 è stato “infermo” per almeno due mesi. In seguito si riprese. Un fratello di Vito Giuseppe Romano sposò una sorella di Anna Concetta Romano, per cui il legame tra le due famiglie doveva essere particolarmente forte.
Come accadeva all’epoca le famiglie erano numerose e la mortalità infantile era comune. In famiglia venne dato il nome di Vito Domenico più volte, e solo il quarto divenne adulto seguendo le orme del fratello sergente, diventando brigante.

Famiglia Romano - Lorusso
Famiglia Romano – Lorusso

Francesco Paolo lasciò invece Gioia, trasferendosi in Campania.
Vito Domenico Romano fu fucilato il 28 luglio 1861 ad appena 16 anni come brigante.

Il sergente Pasquale Domenico Romano continuò ad aggirarsi sul territorio pugliese, dal fiume Ofanto al Salento, tornando a Gioia del Colle, sua città natale e aggirandosi nei dintorni di Santeramo in Colle. Cerco di riassumere di seguito alcuni degli eventi di quegli anni che hanno riguardato il Sergente Romano ed in particolare Santeramo. Ebbe a che fare con il brigante santermano Francesco Buono detto Senzafegato e con il proprietario terriero Di Santo che aveva la masseria proprio tra Santeramo e Gioia, Mi scuso per eventuali inesattezze od omissioni, sentitevi liberi di contattarmi per ogni correzione.

La guerra dei caffoni, Romana Turchini, Apulia, 1981

L’anno 1861, il giorno Primo Agosto in Gioia, provincia di Bari. Innanzi a noi Nicola Stolfa, Delegato di Pubblica Sicurezza […]

Leonardo Colacicco, ha dichiarato che nella gara del Ventinove, incontratosi col Dragone, seppe da costui che si era battuto dentro Gioia, che si era guadagnato un Cannone, che si era occupato il Corpo di Guardia, […] e che si erano liberati i Carcerati. Che lui aveva tirato una fucilata a Francesco Losito. Che giorni prima in una masseria di Santeramo erasi recato col Sergente, ed altri, ed ivi avevano massacrato il Massaro, e deflorata la di lui figlia.

Verbale dei primi interrogatori degli arrestati, Archivio comunale di Gioia del Colle
tratto e adattato da La guerra dei “caffoni”, Romana Turchini, Apulia, 1981

Nel libro di Antonio Lucarelli dedicato al sergente, Santeramo viene citata alle pagine 23, 42, 86, 107, 111, 126, 133, 139, 141, 166, 167, 183, 195, 196, di cui riporto alcuni estratti.

Archivio provinciale di Bari, Processi penali di Corte d'Assise, XV, 2

Il sergente, allora, lascia Castellana e va a rifugiarsi nei boschi della città natia, ove già si aggiravan da più giorni numerosi sbandati.
Dolente per l’arresto del Musci e degli altri compagni di fede, il Romano pensò di tentarne la liberazione, e coi giovani fuoriusciti attese al Parco della Stradella, sulla via di Santeramo, il convoglio di prigionieri, che, secondo le informazioni a lui pervenute dal paese, dovevano esser trasferiti nel carcere di Altamura. Ma l’aspettativa fu delusa, perchè furono invece mandati a Bari per altra direzione.

Archivio provinciale di Bari, Processi penali di Corte d’Assise, XV, 2
tratto e adattato da Il Sergente Romano, Antonio Lucarelli, Palomar, 2003, p. 42

Archivio provinciale di Bari, Processi penali di Corte di Assise diverse, X, 8, 78; XI, 79. Ivi, Processi penali di Corte di Assise, XII, 17; XVII, 24

A sud, nella penisola salentina, scorrazzavano, come accennai, altre numerose, ma piccole bande, capitanate da La Veneziana, Mazzeo, Trinchera, Monaco, Valente, Scarati, Perrone, Cristilli e Locaso, che con un’orda composta in gran parte di contadini di Santeramo batteva gli estremi limiti di Puglia, Basilicata e Calabria.

Archivio provinciale di Bari, Processi penali di Corte di Assise diverse, X, 8, 78; XI, 79. Ivi, Processi penali di Corte di Assise, XII, 17; XVII, 24
tratto e adattato da Il Sergente Romano, Antonio Lucarelli, Palomar, 2003, p. 107

Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1862, Processo Grilli, cit., p. 64

Il generale Regis, sorpreso dall’audace scorreria, ordina una celere concentrazione di truppe sulle posizioni occupate dai borbonici: da Gioia, Noci, Alberobello, Acquaviva, Barletta, Matera ed altri Comuni partono manipoli di guardie nazionali e soldati del 50° fanteria; onde quelli, vedendosi minacciati di avvolgimento, fuggono via e, toccando la casa colonica Mercadante, la Riseca di Grumo, i boschi di Cassano e Santeramo, pervengono alla selva di San Basile ove indugiano alcune ore. Il comandante italiano dispone per telegrafo l’avanzata di qualche compagnia dai quartieri tarantini allo scopo di precludere la ritirata ai fuggiaschi; ma questi, più agili ed accorti, sfuggono agl’inseguitori e si mettono in salvo fra i boschi di Craco.

Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1862, Processo Grilli, cit., p. 64
tratto e adattato da Il Sergente Romano, Antonio Lucarelli, Palomar, 2003, p. 110-111

Archivio provinciale di Bari, Processi penali di Corte di Assise, LXXXIII, 70

Verso mezzogiorno si allontanano di là, incamminandosi verso la marina ionica; durante la notte successiva si attardano fra i boschi di Maruggio, nei quali abbandonano un compagno di Santeramo in Colle, moribondo per le gravi ferite riportate in Erchie; e sul mattino del 24, per i territori di Grottaglie, Massafra, Mottola, devastando masserie, rompendo fili telegrafici e schivando fra mille peripezie gl’incontri con la truppa, arrivano al bosco Pianella, ultima tappa del periglioso e lungo itinerario.

Archivio provinciale di Bari, Processi penali di Corte di Assise, LXXXIII, 70
tratto e adattato da Il Sergente Romano, Antonio Lucarelli, Palomar, 2003, p. 125-126

Pasquale Domenico Romano
Pasquale Domenico Romano

Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1862

Altamura, lì 24 febbraio 1862

Signore,
La prego passare la seguente segnalazione:
Sotto Prefetto di Altamura al Signor Prefetto di Bari
Briganti duecento a cavallo e bene armati masseria Viti nove miglia da qui tra Altamura e Toritto. Ho prevenuto Toritto, Grumo, Binetto, Cassano, Santeramo star pronti respingerli. Ripeto istanza per truppa.

Il Sotto Prefetto Campanella

Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1862
tratto e adattato da Il Sergente Romano, Antonio Lucarelli, Palomar, 2003, p. 166

Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1862. Dispaccio spedito da Bari il 25 febbraio 1862, alle ore 20:40

Al Sindaco di Gioia

Da rapporto avuto da Toritto dal Comandante Colonna Mobile sembrerebbe briganti dirigersi verso Cassano o Santeramo. Tanto da Toritto quanto da Altamura truppa di Linea si dirigerà verso detti punti. Ella parteciperà il mio nome ordine al comandante compagnia che arriverà così da Taranto di fare ricognizione in quelle direzioni appena stato truppa lo permette

Il Generale Regis

Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1862. Dispaccio spedito da Bari il 25 febbraio 1862, alle ore 20:40
tratto e adattato da Il Sergente Romano, Antonio Lucarelli, Palomar, 2003, p. 167

Nell’estate del 1862 avvenne uno degli eventi più significativi. A seguito dell’uccisione della sua fidanzata, Lauretta d’Onghia, il 9 agosto ad Alberobello il sergente Romano assaltò il trullo di Vito Angelini, ritenuto il delatore che permise la morte della donna, e dopo un processo sommario lo fece fucilare nell’aia.

Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1862

Amministrazione comunale di Santeramo

Santeramo, 2 dicembre 1862

Signor Delegato,
Le notizie da Lei comunicatemi per mezzo del Corriere che è qui giunto verso le 13 ore, intorno all’attacco fatto dalla 16a Compagnia di linea ai briganti al numero di centoquaranta, e dell’ottimo risultato avuto sono stato soddisfacentissime e di somma gioia per tutti i buoni cittadini amanti dell’ordine e della legalità.
Speriamo che la residuale banda dispersa vorrà cadere presto nelle mani della forza.
Ho pagato il pedatico in grana 60, pregandole che qualunque soddisfacente notizia abbia manifestarmela per mezzo di espresso (sic).

Il Sindaco A. De Laurentiis

Al Signor Delegato Circondariale di Gioia

Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1862
tratto e adattato da Il Sergente Romano, Antonio Lucarelli, Palomar, 2003, p. 183

Archivio provinciale di Bari, Processi penali di Corti di Assise diverse, X, 74; XIV, 2, 18, 21, 23

[…] mosso da rinnovellati sogni di conquista, con centocinquanta gregari, invade e mette a ruba i territori di Corato, Ruvo, Terlizzi, Bitonto, Grumo, Toritto, Altamura e Gravina. In prossimità di Santeramo s’imbatte in un plotone di carabinieri e guardie nazionali, lo insegue fin sotto le mura del paese e con incredibile audacia accampa, a breve distanza all’abitato, dietro la Madonna della Pietà. Indi, con celere marcia, torna a rimpiattarsi negl’impenetrabili recessi della valle ofantina.

Archivio provinciale di Bari, Processi penali di Corti di Assise diverse, X, 74; XIV, 2, 18, 21, 23
tratto e adattato da Il Sergente Romano, Antonio Lucarelli, Palomar, 2003, p. 141

Poco dopo, ad inizio gennaio 1863, sentendo la pressione delle truppe della zona il sergente si spostò nel bosco di Vallata, tra Gioia e Santeramo. Questo spostamento fu intercettato e nel giro di qualche ora, il bosco fu circondato da sessanta cavalleggeri di Saluzzo condotti dal capitano Bolasco e da cinquanta tra guardie nazionali e carabinieri agli ordini del maggiore Calabrese. Il sergente Romano e i suoi uomini furono accerchiati in un conflitto a fuoco. Uno alla volta i borbonici vennero colpiti, la tradizione popolare narra che il sergente consapevole della fine ormai vicina implorò la fucilazione: “Finitemi da soldato!“. Ormai ferito venne finito a colpi di sciabola: “Muori da brigante!

Atto di Morte del Sergente Borbonico Pasquale Domenico Romano
Atto di Morte del Sergente Borbonico Pasquale Domenico Romano

Il cadavere del sergente Romano venne legato ad un asino e trascinato a Gioia come trofeo di guerra. Un gruppo di facinorosi se ne impadronì e lo trascinò fino in Via Candeloro dove abitavano le sorelle del sergente, probabilmente Chiara Romano e Maria Antonia Romano. Fu poi appeso per i piedi ed esposto nella piazza del Castello per due giorni. Anche i corpi degli altri uomini uccisi furono trasportati a Gioia ed esposti sul piazzale antistante il Castello.
Dai comuni vicini, giunsero in molti per vedere i resti di quegli uomini.
L’atto di morte venne compilato il pomeriggio del giorno successivo alla morte. Si occuparono delle sue spoglie i due becchini Nicola Capozzi e Domenico Giordani anzichè i parenti, come capitava per chi perdeva la vita non per cause naturali. La sua professione era Sergente Borbonico, e si conferma che il nome della madre era Anna Concetta Lorusso e non Angela Concetta.
Sempre il giorno 6 gennaio, furono interrogati Donato Genga di Taranto, di 23 anni, e Ignazio Semeraro di Martina Franca, di 14 anni. Il primo venne fucilato mentre il più giovane dopo alcuni giorni fu trasferito alle carceri di Bari.
L’atto di morte successivo a quello del sergente si riferisce a Donato Genga.
La notte del 7 gennaio, tutti i 15 cadaveri furono seppelliti dai due becchini in una fossa comune, nel vecchio cimitero di Gioia del Colle.
L’8 gennaio furono riesumati per effettuare il loro riconoscimento.

Il Sergente Romano è rimasto una icona della resistenza contro l’annessione al Regno d’Italia, e le sue gesta continuano ad essere rievocate non solo per il temperamento ribelle ma anche per il sogno d’amore spezzato nei confronti di Lauretta d’Onghia. Tra i documenti ritrovati sul cadavere del sergente Romano, c’è una lettera che avrebbe voluto spedire alla sua fidanzata, riportata nel libro “Sergente Romano da Gioja in Terra di Bari” di Gabriele Orfino Tancorre:

Mia gentilissima Lauretta,

Mi affretto dirigerti questi pochi richi annunziandoti la mia buona salute, come quella appunto ch’io desidera dell’intiera, tua famiglia, ma con particolarità la tua, prediletta dell’anima mia la tua lontananza mi sento struggere il cuore giorni per giorni, ma quello che alquanto tranquillizza il mio spirito è quello ch’io ben conosco quale e quante preghiere voi rivolgete all’Altissimo per me, onde liberarmi da questo infame cimento locche spesso mi rattrista.

Solo posso assicurarvi prediletta del mio afflitto cuore, che non appena sentiremo la novella di esser nel Trono il nostro Re noi tutti saremo liberi, ed io a volo mi affretterò ad abbracciarti per quindi sposarti, se il Cielo lo permette.

Io non posso più prolungarmi per non affliggervi di vantaggio, ma sopponetelo che voi starete fissa nel mio cuore sempre scolpita con caratteri intellebili espresso ognor. Con mio profondo rispetto bacio le mani a tuo padre e tua madre, ossequia i tuoi fratelli, e a voi più volte vi stringo al mio seno.

Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1864 e dall'Archivio provinciale di Bari, Processi penali di Corti d'Assise diverse, X, 8, 78; XI, 79; Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1863-1864. Cfr. Ferreri, op. cit. pp. 164 sgg.

Alla morte del Romano, altri capibanda, nella zona da lui percorsa, tentarono di riprodurne l’esempio e le gesta battagliere. Ricorderò, fra gli altri, Giorgio Palmisano (Malvasia), immane belva, che gettò vivo nella “grava” d’aratico il commerciante Francesco Cardone di Fasano, reo di patriottismo; Giovanni Cuscito (Annella) di Gioia e Nicola Lovecchio (Lo Zoppo) di Santeramo, sovente alleati nelle loro infamie con Cosimo Mazzeo (Pizzichicchio) di San Marzano, Rocco Chirichigno (Coppolone) di Marsicovetere; Antonio Scarati (Musso d’Argento) e Arcangelo Cristilli (Pirichicchio, Pirichillo) di Laterza, Pasquale Rocco Matera (Caporal Pasquale) di Montemurro, Francesco Perrone (Chiappino) di Mottola, Antonio Testino (Il Caporale Antonio) e Giuseppe Caro (Orsofatuo) di Fasano già menzionati. Ma tutti costoro, compagni o imitatori del sergente, riuscirono appena a costituire piccole o instabili comitive di masnadieri animati da gelosie reciproche e dediti, per lo più, ad aggredir viandanti e vetture sulle strade pubbliche. Scomparso il condottiero, con la sua indomita energia e con la sua personale autorità teneva salda la compagine di quella gente perduta, il brigantaggio nostrano perde ogni politica parvenza, assumendo forma e contenuto di ordinaria criminalità

Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1864 e dall’Archivio provinciale di Bari, Processi penali di Corti d’Assise diverse, X, 8, 78; XI, 79; Archivio comunale di Gioia del Colle, Brigantaggio 1863-1864. Cfr. Ferreri, op. cit. pp. 164 sgg.
tratto e adattato da Il Sergente Romano, Antonio Lucarelli, Palomar, 2003, p. 139

Sul luogo dell’ultimo scontro è stato fatto erigere nel 2006 un obelisco su iniziativa di Diego Eramo:
Qui caddero le armi a lungo vittoriose con gli ultimi difensori dell’identità religiosa, culturale e politica del Regno delle Due Sicilie, nazione per sette secoli gloriosa in Europa. A.D. MMVI

Ringrazio lo scrittore gioiese Marco Cardetta, che si sta impegnando nell’organizzare una serie di eventi imperniate sul Sergente Romano. Marco Cardetta, ha scritto il romanzo storico “Sergente Romano”, in uscita a marzo 2016 con Liberaria. Con lo stesso libro come esordiente ha vinto il premio “Vittorio Bodini – La luna dei borboni 2014“. Da marzo 2016 in tour con lo spettacolo “Voci di sbandati – recital concerto per orecchi fini sulla contro-rivoluzione all’unità d’Italia”.

Fonti consultate

Il Sergente Romano, Antonio Lucarelli, Palomar, 2003
Sergente Romano da Gioja in Terra di Bari, Gabriele Orfino Tancorre
Le gesta del brigantaggio: il Sergente Romano, Giorgio da Batiorco, Veja.it, 18/02/2009
Sergente Romano, La Casa dei Lillà
La notte dei briganti, consensi e polemiche, Dalila Bellacicco, GioiaNet.it, 04/08/2011
La guerra dei “caffoni”, Romana Turchini, Apulia, 1981
Da primo sergente borbonico a capo-brigante ma con un ideale, La Gazzetta del Mezzogiorno del 31/03/1992, Michele Cristallo
Santeramo una volta, Francesco Alberto Di Leone, p. 121

 

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2 commenti su “Il Sergente Romano, tra Gioia e Santeramo

  1. Marilena Porfido il said:

    Aspetto sempre con ansia i tuoi nuovi post. Sempre interessanti. Mio padre, quand’ero piccola, mi parlava sempre del sergente Romano e della sua tragica morte.

    • Filippo Natuzzi il said:

      Speravo di riuscire a trovare altre informazioni che potessero riguardare il suo rapporto con i santermani, magari in futuro troverò altri documenti interessanti

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