Una miniera d’argento a Santeramo?

La risposta è no. Ma vediamo da cosa nasce il dubbio.

Son rimasto sorpreso, davvero sorpreso, c’è sempre qualcosa di curioso che si può leggere in libri antichi. Questa che sembra partire come una descrizione geografica di Santeramo per come appariva a inizio ottocento rivela una informazione particolare sul nostro territorio.

Il Regno d'Italia Dizionario, 1873, Augusto Federico Negro Editore, Torino, p. 682
Santeramo in Colle

Mand. del Circ. d’Altamura, Prov. di Bari, con 9305 ab.; dista da Altamura 17 chilom. Vi esiste una miniera d’argento negletta a causa della grande spesa. Gli abitanti sono industriosi e trafficanti. Fa parte del Coll. elett. di Altamura, dipende dal Trib. di Bari e dalla Corte d’Appello di Trani. Uff. post. e telegr.

tratto e adattato da Il Regno d’Italia Dizionario, 1873, Augusto Federico Negro Editore, Torino, p. 682

Questa descrizione probabilmente a sua volta si rifà ad una pubblicazione più antica, la seguente infatti è anche più dettagliata.

Dizionario geografico-ragionato del regno di Napoli, Laurent Justinien, Manfredi, 1804, p. 313-314
SANTERAMO

Terra in provincia di Terra di Bari, e in diocesi di Bari, dalla quale è distante miglia 26. Da tramontana guarda la terra di Gioja, che l’è distante miglia 6. Da ponente confina colle colline di Altamura. Da mezzogiorno e levante coi territori della città di Castellaneta poco distante dalle spiagge del golfo di Taranto, e i boschi di Martina. Questo suo territorio parte montuoso, e parte piano, vi sono de’ vigneti ed alberi fruttiferi d’ogni sorta; nella parte montuosa a forza d’industria vi seminano grano e legumi, raccogliendone non poco, e da sopravanzare il bisogno della popolazione. Ne’ luoghi montuosi feraci di querce, spine, lentischi, vi menono al pascolo pecore, capre, vacche e porci, de’ quali animali fanno grande industria gli abitatori. Hanno puranche della razza di cavalli, i quali riescono bassi, e non alti per le nostre carrozze, i quali vendono poi in varie fiere del Regno.
Anni addietro in questo territorio si scovrì una miniera di argento, ma fattone il saggio, come la spesa uguagliava quasi il prodotto, fu lasciata in abbandono.
I suoi abitatori ascendono al numero di 5234, tra i quali vi sono de’ ricchi negozianti di animali e di vari generi di vettovaglie. Nel 1532 fu tassata per fuochi 214, nel 1545 per 298, nel 1561 per 239, nel 1595 per 314, nel 1648 per 310 e nel 1669 per 324.
Il dominio di questa terra si appartiene ad uno de’ rami della casa Caracciolo con titolo di marchesato.

tratto e adattato da Dizionario geografico-ragionato del regno di Napoli, Laurent Justinien, Manfredi, 1804, p. 313-314

Questa pubblicazione a sua volta racconta di tempi addietro, per cui chi ne fa la descrizione non ha potuto verificare la veridicità delle sue fonti. Anche in altri testi, in generale, gli esperti Borbonici in alcuni casi citavano fatti che non conoscevano.

Si parla di argento, ma questo è strano dato che questo è un minerale vulcanico e come sappiamo a Santeramo non esistono vulcani. Geologicamente parlando la nostra zona è incompatibile con la presenza di argento.

Sulla Murgia, come in altre zone della Puglia, nel ventesimo secolo sono state realizzate numerose cave di bauxite, per l’estrazione dell’alluminio, ormai abbandonate. Ma a inizio ottocento non si conosceva ancora la tecnica per estrarre alluminio dal minerale di bauxite e comunque tale minerale non appare sotto forma metallica, quindi non ci si poteva nemmeno confondere tra i due.

Sul nostro territorio ci cono state anche diverse cave di pietra. Secondo Michele N. la “miniera d`argento” citata dai due testi è riconducibile alla miniera di “Peppino Malacera“, già possessore di un frantoio. Qui nella seconda metà del ventesimo secolo si frantumavano le pietre che servivano per fare le strade. Michele ricorda che vi lavoravano circa 15 bambini tra 13 e 17 anni con un compenso di 200 Lire al giorno per 12-16 ore di lavoro. Altri tempi e niente argento.

Ringrazio Marco P. e Michele N. per i cortesi chiarimenti.

Fonti consultate

Il Regno d’Italia Dizionario, 1873, Augusto Federico Negro Editore, Torino, p. 682
Dizionario geografico-ragionato del regno di Napoli, Laurent Justinien, Manfredi, 1804, p. 313-314

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