Il tentato omicidio di Giovanni De Lena e Stefano Laterza

Stava terminando il diciannovesimo secolo, a Santeramo tra domenica 14/08/1898 e il lunedì successivo si svolsero le elezioni amministrative. I due partiti, guidati da Gioavanni De Lena e Stefano Laterza, che si erano alternati fino ad allora alla guida del comune, decisero di allearsi. Il clima era tranquillo.
Si era deciso che non si sarebbero potuti candidare gli ineleggibili. Fra i candidati a consigliere comunale c’era il sindaco uscente, Gaetano Caporizzi. Un certo Barberio aveva sostenuto la sua ineleggibilità, appoggiato dal cav. Giovanni De Lena e proprio il giorno prima delle elezioni, sabato 13/08/1898, si decise per l’ineleggibilità del Caporizzi.
La sera di lunedì 15/08/1898, festa dell’Assunzione, odierno Ferragosto, vi fu l’attentato.
A seguito di ciò, i consiglieri appeni eletti, tra cui l’ex sindaco Luigi Netti e i futuri sindaci Giovanni Caporizzi e Simeone Difonzo, decisero subito di dimettersi dalla carica inviando una lettera al Ministro dell’Interno.

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Un attentato a due signori di Santeramo

Da Santeramo 17. (M.)
Vi scrivo impressionato per l’aggressione patita ieri sera dai signori cavalier Giovanni Di Lena ed avv. Stefano Laterza; i quali, verso le ore 20, mentre passeggiavano insieme in una delle vie più popolate della città, vennero avvicinati da alcuni sconosciuti, che da dietro li colpirono con varie armi, dandosi subito alla fuga.
Accorse molta gente, tra cui numerosi amici dei due aggrediti, i quali vennero trasportati nelle rispettive abitazioni. Il cav. Di lena aveva riportata una lesione prodotta da roncola alla guancia destra e l’avv. Laterza sette ferite prodotte da pugnale in diverse parti del corpo. L’entità delle lesioni non è grave ed i due feriti sono fuori pericolo. Questo brigadiere dei RR. CC. signor Meneghini, si è messo subito alla ricerca degli autori dell’attentato ed è riuscito ieri stesso ad arrestarne l’autore principale, certo Giovanni Di Santo. E’ riuscito anche a stabilire la complicità dell’ex consigliere comunale Gabriele Di Filippo, ma non lo ha potuto arrestare perchè latitante. Sta proseguendo attivamente le indagini per scoprire gli altri complici.
La causa dell’attentato deve cercarsi specialmente nei partiti locali
Manderò altri particolari.

tratto e adattato dal Corriere delle Puglie del 18/08/1898, p. 2

Il mancato assassinio del cav. De Lena e dell’avv Laterza

Da Santeramo 16 – (Part.)
Un triste e vile attentato fu ieri sera compiuto alla vita del cav. Giovanni De Lena e dell’avvocato Stefano Laterza.
Entrambi, dopo essere stati sul palazzo comunale, passeggiavano poco lontano di lì, per la via principale della città, ieri sera frequentata più del solito perchè la popolazione era in festa per l’Assunzione.
In un baleno il gruppo di popolani che fingevano biatticiarsi fra loro, li aggredì alle spalle e li separò. Alcuni di essi con pugnali si diedero a colpire l’avv. Laterza, il quale cercava schermirsi con le mani e col farsi indietro. Altri tre individui erano addosso al De Lena: uno o due di loro di dietro le spalle gli tenevano afferrate le braccia, mentre il terzo anche per dietro, gli fendeva profondamente la gola con un’affilata roncola.
Sopraggiunto il cocchiere del cav. De Laurentiis, che cercava del De Lena ed accorso in costui aiuto, gli assassini, anche perchè sicuri di aver fatto il colpo, se la son dati a gamba.
Allora il De Lena e il Laterza si son ricoverati in due diverse botteghe: chiedevano soccorsi e medici.
Il cav. De Lena, vedendosi però perduto perchè sentivasi venir meno per il sangue che fiottava abbondantemente dalla gola squarciata, si è avviato di corsa a casa sua sperando almeno di morire in seno alla sua famiglia. Per via lo ha raggiunto il cav. De Laurentiis, accorso frettolosamente, che lo ha accompagnato a casa. Ivi la scena avvenuta è stata raccapricciante, perchè il De Lena, convinto di essere presso a morte, salutava la sua consorte e i suoi figli con parole strazianti.
I medici, nell’osservare che la gola, a parte destra, era squarciata da tre lunghe e profonde ferite, erano sicuri che il caso fosse disperato. Ma quasi un miracolo ha fatto si che, malgrado quella gravità delle lesioni, le arterie principali erano rimaste illese. Qualche altro millimetro di maggior profondità, e non ci sarebbe stata speranza di scampo. Altre ferite ha riportato alle mani ed una lieve al torace.
La giacca e il panciotto, però, portavano le tracce di altri terribili colpi inferti alla parte sinistra del petto. – Cuciti i bordi delle lesioni, i medici assicurano che il cav. De Lena guarirà.
Il Laterza poi aveva riportati molteplici colpi di pugnale al torace, alle mani e ad altre parti. Fortunatamente le lesioni non sono molto gravi, perchè per poco i colpi non sono penetrati in cavità.
Dagli aggrediti e dal cocchiere del De Laurentiis fu conosciuto qualcuno degli aggressori: si son fatti parecchi arresti. Fra gli arrestati vi sono tali Giovanni Di Santo, Bartolomeo Giampetruzzi, Giuseppe Di Santo, Pietro Tritto, Giuseppe Tangorra, Giuseppe Ripa, Michele Giampetruzzi e Stefano De Franco, quasi tutti pregiudicati. Un tale Gabriele Di Filippo che fu riconosciuto è latitante.
Non essendoci rapporti personali fra gli aggressori e gli aggrediti, la causale di questo mancato assassinio generalmente si fa risalire agli strascichi delle elezioni generali amministrative avvenute domenica p. p. ed ultimate la sera innanzi all’avvenimento.
Però – auspici appunto il cav. De Lena e l’avv. Laterza – si erano concordati e fusi i due annosi partiti, che si erano avvicenzati sul comune. Le elezioni avvennero senza lotta. Un solo incidente accadde nella sera precedente, e fu la ineleggibilità a consigliere del sig. avv. Gaetano Caporizzi, ineleggibilità che fu promossa da un tale Barberio, dipendente dai due partiti, fu sostenuta dal cav. De Lena, e proclamata dal seggio. In ciò il De Lena, era stato coerente a se stesso, perchè si era stabilito in massima fra i due partiti che si sarebbero esclusi dalle candidature gl’ineleggibili.
Ci furono delle rimostranze del Caporizzi e di altri in proposito; ma poi parve che tutto fosse stato tranquillato.
Ignorasi però sinora se e quale rapporto possa correre tra questo serczio e l’attentato di iersera.
Vi darò ulteriori notizie.
In seguito a questi fatti, che mettono in pericolo la tranquillità cittadina, tutti i neo consiglieri testè eletti hanno rassegnate in massa le loro dimissioni con un lungo telegramma al ministro dell’interno, che vi trascrivo:

A Sua eccellenza il Ministro dell’Interno, Roma

Compiutesi ier l’altro le elezioni generali amministrative in questo comune di Santeramo con l’accordo e fusione dei due principali partiti finora avvicendatisi nell’amministrazione, speravasi iniziare così un periodo di tranquillità duratura, dopo le agitazioni che avevano profondamente turbata questa cittadinanza.
Ma ieri sera un raccapricciante delitto fu qui compiuto. I signori cav. Giovanni De Lena ed avv. Stefano Laterza, coloro cioè che sovra tutti eransi adoperati alla pacificazione dei due annosi partiti, furono proditoriamente aggrediti da più persone in pubblica via e feriti gravissimamente, con manifesta intenzione di assassinio: devono quasi ad un miracolo se finora non ci hanno rimessa la vita.

Questo esacrando delitto dimostra che molto o quasi tutto resta a farsi per rendere normale il funzionamento della vita pubblica e privata per la grande maggioranza dei buoni cittadini, che aspirano al benessere morale e materiale del patrio comune. E dimostra altresì che, se abimis fundamentis non si rimuovono le cause vere di così tristi condizioni di sicurezza pubblica, niun uomo onesto può sentirsi sicuro di reggere con tranquillità e con efficacia la pubblica cosa.
Per queste ragioni i sottoscritti – risultati eletti consiglieri comunali nelle elezioni di domenica ultima – rassegnano a Vostra Eccellenza le loro dimissioni, auguranosi che la saggezza del governo dello Stato saprà escogitare provvedimenti atti a rimettere la calma e la sicurezza nella intera cittadinanza.

Santeramo in Colle, 17 agosto 1898.
Luigi Netti, Raffaele Barberio, Carmine Paradiso, Filippo Paradiso, Giuseppe Carlo Giampetruzzi, Giovanni Caporizzi, Vito Tangorra fu Costantino, Felice Contursi, Nunzio Terlizzi, Giuseppe Capece, Giuseppe Bellamia, Francesco Basile, Vito Lorenzo Fraccalvieri, Francesco Tritto, Pietro Palma, Raffaele Sava, Michele Sportelli, Rocco Scalera, Giuseppe Giandomenico, Francesco Pilolla, Giovanni Giannini, Vincenzo Laterza, Simeone Difonzo, Salvatore Lazazzara, Vito Caporizzi, Francesco Pace, Giuseppe Ariano

La verità quel che avviene a Santeramo merita una cura speciale da parte del governo. Non si può senza raccapriccio apprendere come nel centro dell’abitato, quando in quel comune doveva spirare un soffio di pace, si compieva la più audace delle aggressioni.
A Santeramo, dopo la concordia avvenuta nelle elezioni, non sono più i partiti amministrativi, che si combattono: vi è qualche cosa di più malefico, che vuol essere estirparata con severità intransigente.
Il governo municipale si rende impassibile per mancanza di sicurezza; la trepidanza pubblica paralizza il corso degli affari e la indipendenza delle coscienze è costretta a sfidare il pugnale e la roncola.
Il ministero vorrà senza dubbio mettere un argine a sì triste condizione. I poteri del R. Commissario sono scaduti con la elezione generale. Ed ora? Il problema ha bisogno di una soluzione, che trovi la esplicazione più adeguata nel rigidismo del governo amministrativo locale, della vigilanza della politica e più di tutto nella severa applicazione della legge penale, – o a Santeramo la quiete pubblica sarà ancora lontana.

tratto e adattato dal Corriere delle Puglie del 19/08/1898, p. 2

Corriere Giudiziario
Corte d’Assise di Trani

Il mancato assassinio di Santeramo in persona del cav. De Lena ed avv. Laterza

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Dopo molti giorni di dibattimento, oggi ha avuto fine la discussione della grave causa a carico di certi Di Santo, Giampetruzzi, Difonzo e Di Filippo, accusati i primi tre come autori ed il quarto come complice nel mancato omicidio premeditato nelle persone del cav. Giovanni De Lena e dell’avv. Stefano Laterza, fatto avvenuto in Santeramo nel 16 agosto 1898.
Il nostro Corriere, quando questo grave delitto avvenne, già ne riportò i particolari, che sono venuti poi in luce in questo dibattimento. L’attentato avvenne due giorni dopo che, riconciliati i partiti in Santeramo ad opera degli aggrediti, si erano fatte le elezioni generali amministrative. Al cav. De Lena furono inferti cinque colpi di roncola affilata alla parte destra del collo, che per poco non gli recisero la carotide; all’avv. Laterza furono inferti sette colpi di pugnale.
La discussione di questa causa incominciò a questa Corte d’Assise di trani il 22 aprile p.p. sotto la presidenza del consigliere cav. Orestano; – Pubblico Ministero il cav. Forges.
Le parti civili sono state difese dagli avvocati Riccardo Ferrara, Vincenzo Stasi ed on. De Nicolò. Essi, insieme al rappresentante del P.M., hanno sostenuto che causale del delitto fu un incidente elettorale del giorno precedente all’attentato, e tale incidente fu l’avere il cav. De Lena sostenuto e ottenuto la ineleggibilità a consigliere dell’avv. Caporizzi, per il quale fatto si adirò molto l’accusato Di Filippo che fece minacce alla vita del De Lena, e complottò con gli altri odierni accusati tale uccisione. Hanno chiesto perciò un verdetto affermativo ed esemplare.
Gli accusati sono stati difesi dagli avvocati Michele Petruzzellis, Lorenzo Ruggiero, Carmine Spadavecchia, Cataldo Trombetta, Giuseppe Pesce e Raffaele Cotugno. Essi hanno sostenuto che causale del delitto fu la questione demaniale, che il Di Santo, quale autore confesso, dovesse rispondere di ferimento senza fine omicida che non c’è premeditazione, che le prove non raggiungono sufficientemente nè il Giampetruzzi, nè il Difonzo, nè il Di Filippo, i quali dovrebbero quindi essere assolti.
Dopo un imparziale riassunto del presidente, i giurati hanno emesso il loro verdetto, con cui hanno ritenuto il Di Santo, il Giampetruzzi e il Difonzo, responsabili come autori e cooperatori di duplice mancato omicidio semplice in persona del cav. De Lena e dell’avvocato Laterza, ed il Di Filippo responsabile di complicità non necessaria, concedendo a tutti le attenuanti.
La Corte ha condannato il Di Santo, il Giampetruzzi ed il Difonzo a quindici anni di reclusione, ed il Di Filippo a sette anni e mezzo della stessa pena, oltre le pene accessorie.
I condannati hanno accolto il verdetto con scene di pianto e imprecazioni.

tratto e adattato dal Corriere delle Puglie del 04/05/1901, p. 3

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