Il metro e mezzo di neve del 1932

Tra ieri e oggi, ultimo dell’anno 2014, l’Italia è stata soggetta ad una perturbazione che ha portato nevicate abbondanti e temperature fino a -4 gradi a Santeramo. A mezzogiorno di oggi si registra -2°, le strade non si possono percorrere in auto, completamente innevate. La zona dell’alta murgia di cui fa parte Santeramo non è nuova a periodi rigidi invernali. Nel 1932 la situazione fu decisamente più critica. E pensare che all’epoca non esistevano i moderni sistemi di riscaldamento…

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La neve e il maltempo
Un metro nelle campagne di Gioia

GIOIA DEL COLLE, 18.
Da ventiquattr’ore ininterrottamente cade la neve, che ha raggiunto l’altezza di 50 centimetri nella città e di quasi un metro in campagna. I treni della Bari-Taranto e della Gioia-Spinazzola subiscono notevoli ritardi. Il servizio degli autobus Gioia-Monopoli e Gioia-Sammichele è sospeso

tratto e adattato dal “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 19/02/1932, p. 5

Da Acquaviva
I danni della nevicata

ACQUAVIVA DELLE FONTI, 23.
L’abbondante nevicata caduta nei giorni scorsi ha sospeso ogni attività cittadina. Il Podestà, con numerose squadre di operai scelti tra i più bisognosi, sta provvedendo al necessario sgombro della neve per il ripristino di tutti i servizi.
D’altra parte il comitato per l’assistenza invernale ha riaperto, da diversi giorni, le cucine per la confezione dei ranci popolari che giornalmente vengono distribuiti in numero di circa cinquecento, con piena soddisfazione dei beneficiati.
I danni prodotti dalla neve alla proprietà terriera sono stati rilevanti. Numerose piante, cedendo al peso dell’abbondante neve, hanno avuto i rami spezzati.
Gli agricoltori, non ancora riavutisi dai danni delle passate grandinate, si recano numerosi dalle locali autorità a chiedere a loro intervento presso le superiori gerarchie per quei provvedimenti che saranno ritenuti più opportuni.

tratto e adattato dal “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 24/02/1932, p. 5

In provincia di Bari
I danni dell’ultima nevicata

La temperatura rigidissima di questo inverno, – veramente eccezionale per la nostra Regione a clima mite, – con le abbondanti nevicate e gelate dei giorni scorsi, ha causato enormi danni all’agricoltura di quasi tutti i Comuni interni della provincia di Bari. A memoria d’uomo non si ricordava una nevicata simile ed un freddo così intenso: da un minimo di 60 centimetri la neve ha raggiunto nelle località più elevate un’altezza di oltre un metro e mezzo. Così, si è abbattuto sulle nostre campagne un nuovo ed inaspettato flagello, che dopo le alluvioni, grandinate e siccità degli anni precedenti ha inasprito le già gravi condizioni economiche delle nostre popolazioni rurali. I lavoratori della terra si sono trovati improvvisamente e per un tempo indeterminatamente lungo, senza lavoro e perciò senza il minimo sostentamento […] Ma un disastro più grave, che non è transitorio e che si ripercuote su tutte le categorie economiche della nostra Regione, rimane in tutta la sua sinistra imponenza ed attende le indispensabili previdenze, che ridiano vita al lavoro ed alla economia di questi importanti centri agricoli: parlo dell’incalcolabile danno prodotto dalle bufere di neve agli arborati ed agli armenti delle nostre campagne. Nel territorio interno della provincia, specialmente nella parte più elevata, verso l’altopiano murgioso, un terzo degli olivi, in media, è stato semi distrutto ed una buona metà è fortemente danneggiata. Lo spettacolo che offrono questi oliveti colpiti è veramente impressionante: sembra una piantagione sconvolta da un furioso bombardamento. L’eccessivo peso della neve ammassatasi sui rami fronduti e le raffiche rabbiose della tormenta hanno squartato rami e branche, stroncando alberi interi, che sono rimasti spezzati dal colletto o dalla inserzione delle branche principali […] L’armentizia, invece, esercitandosi generalmente sui pascoli dell’altopiano murgioso ed in condizioni ambientali ed aziendali pressochè identiche per tutte le zone, deve lamentare una perdita di bestiame quasi generale, che attualmente per gli ovini e caprini raggiunge una media del 20 per cento, mentre per i bovini e gli equini la mortalità si riscontra più ridotta e variante da un allevamento all’altro. Beninteso che pure questa generalità ha le sue eccezionali rare, ma tremende eccezioni, in cui si riscontra la decimazione di interi armienti a causa di mangime e ricoveri insufficienti […]. Sembra quasi impossibile che la neve abbia così duramente colpiti gli armienti, ma la spiegazione diventa facile e positiva se si considera che per oltre venti giorni un bestiame abituato al pascolo ed all’aria libera è stato costretto all’immobilità in ricoveri angusti, spesso inadatti ed aperti alle intemperie, pigiato oltre il possibile per essere contenuto, alimentato con mangime secco e poco nutriente. Nè queste cause sono attribuirsi ad imprevidenza degli armentari, perchè una calamità come questa, se non è unica, è sempre rara nelle nostre campagne, le cui aziende sono attrezzate e preparate a sopportare condizioni atmosferiche avverse di minore intensità e di più breve durata. […]

M. Cervone D’Urso

tratto e adattato dal “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20/03/1932, M. Cervone D’Urso, p. 5

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