Mese della Genealogia

Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di parlare con il sig. Maurizio Polelli, genealogista professionista che ha partecipato alla Conferenza Internazionale di Genealogia in corso a Modena. Di seguito una trascrizione adattata.

Mese della Genealogia

Filippo Natuzzi: Mi può parlare della vostra associazione, delle attività che svolgete a Modena?

Maurizio Polelli: L’associazione Nonsoloscuola è una ONLUS che si occupa di creare attività per gli abitanti di Modena, per adulti e per bambini, come corsi di chitarra, esperanto, inglese, computer, e tra le altre cose propone la genealogia. Mi occupo del settore genealogia e in questo modo riesco a coinvolgere la cittadinanza. Sono già 11 anni che teniamo corsi di genealogia per gli abitanti di Modena e provincia. Con questo corso di 12 lezioni insegniamo i fondamenti per la ricerca genealogica, fino alle ultime due lezioni che sono pratiche, presso gli archivi di stato e l’archivio storico del comune di Modena, dove facciamo delle ricerche vere e proprie.

FN: Sulla pagina Facebook ho visto fotografie con la visita presso l’Archivio di Stato. Come vi comportate con documenti cartacei che avete a disposizione da maneggiare con cura?

MP: Chiaramente ci sono documenti che sono delicati, altri che sono rari, altri che sono unici e altri che sono di uso comune. Ad esempio i registri di stato civile sono in due copie, di cui una all’Archivio di Stato e una in archivio storico, e queste vanno comunque trattate con cura, anche in base al periodo. I documenti in pergamena sono quasi indistruttibili, anche se vanno trattati con cura. Quelli realizzati negli ultimi 100 anni si stanno deteriorando velocemente. Noi abbiamo avuto a che fare con il terremoto, l’alluvione, e alcuni registri sono rovinati irrimediabilmente, oppure sono in attesa di restauro ma mancano i fondi. Infatti i documenti che hanno preso acqua sono tutti congelati in un freezer da quasi 2 anni aspettando che arrivino i soldi per poterli restaurare. Noi come associazione facciamo una raccolta fondi per restaurare i registri rovinati dal terremoto. CI stiamo impegnando a raccogliere fondi, ogni registro va dagli 80 ai 200 euro per il restauro.

FN: Nel frattempo da alcuni anni il Ministero dei Beni Culturali ha avviato il progetto Antenati per la digitalizzazione dei registri anagrafici.

MP: Nel 2011 il Ministero ha fatto un accordo con FamilySearch, di cui io sono anche rappresentante per la zona, per digitalizzare i registri di tutto lo stato civile. Questo semplifica il lavoro perchè una volta che sono digitalizzati sono consultabili gratuitamente in rete, o presso il sito di FamilySearch, oppure tramite il portale Antenati, e sono consultabili gratuitamente da tutto il mondo senza bisogno di andare in giro. FamilySearch non fa solo questo, perchè digitalizza anche i registri che sono presso i tribunali, e questo al di là dell’accordo con il Ministero. Facendo accordi diretti abbiamo anche molti registri che sono dei tribunali, altri che sono dei comuni, altri che sono delle parrocchie, alcune curie. Lo scopo di FamilySearch è di rendere disponibili a tutto il mondo tutti i registri, senza bisogno di andare in giro a fare ricerche, spendendo soldi.

FN: L’attività di FamilySearch è partita prima dell’iniziativa del Ministero, quindi il Ministero non ha fatto altro che riutilizzare dei dati che erano già salvati da FamilySearch su microfilm e poi digitalizzati.

MP: Una cosa che che sta facendo FamilySearch è digitalizzare 3 milioni di microfilm, su ogni microfilm ci sono 20 o 30 registri, una mole immensa di lavoro, ma hanno un preventivo di 50 anni per digitalizzarli tutti. Però ora con una nuova tecnologia, notizia di questa settimana, in 3 anni riusciranno a digitalizzare tutti i microfilm. Tutto quello che fu prodotto prima del 1986 sarà tutto in rete entro 3 anni.

FN: Personalmente la mia ricerca storica è iniziata tramite il portale Antenati. Ho iniziato a costruire il mio albero genealogico, e come capita per molte persone poi l’interesse si è ampliato. Il suo interesse com’è nato?

MP: Sono 40 anni che faccio le ricerche genealogiche per me, mi sono appassionati e ho pensato che fosse il caso di condividere l’esperienza che ho maturato con tutti gli altri, Poi ho fatto il corso di genealogia araldica presso lo IAGI di Bologna, l’unica scuola italiana di genealogia, che è abbinata alla scuola inglese e alla scuola spagnola di genealogia. Un corso lunghissimo che dura 4 anni. Mi sono diplomato come genealogista professionista. Ho molte più cose da insegnare agli altri, e metto a frutto tutto quello che ho appreso tramite l’esperienza personale, tramite lo studio, e tramite la consultazione di archivi, e tutta l’esperienza la metto a disposizione del pubblico. In questo momento stiamo tenendo 3 corsi: uno all’Archivio di Stato di Modena, uno presso il fondo di lettura Madonnina che è del comune, un’altro presso l’Università della Terza Età di Finale Emilia. Abbiamo finito da poco un corso di genealogia presso l’Archivio di Stato di Nuoro in videoconferenza.

FN: Per il futuro la digitalizzazione dei documenti dovrebbe semplificare molto la ricerca, per tempi e comodità.

MP: Anche se semplificare vuol dire non andare in giro per il mondo a far la ricerca degli archivi, ma cercare su computer. Questo la semplifica ma non aiuta più di tanto. Quello che aiuta è l’indicizzazione. In collaborazione col Ministero abbiamo stabilito questo programma di indicizzazione in cui i volontari si mettono insieme, circa 160 mila per indicizzare gli archivi. Questo significa che basta digitare il nome e si accede al documento che fa riferimento a quel nome

FN: Altrimenti bisognerebbe sfogliare ogni singola pagina e interpretare la scrittura a mano libera.

MP: Ecco perchè per la Conferenza Genealogica, giunta alla sesta edizione, quest’anno abbiamo pensato al mese delle genealogia. Tutte le persone che partecipavano alle precedenti edizioni affermavano che un giorno era poco, c’erano troppi argomenti e non si riusciva a sviluppare nessun tema. Facendo il mese della genealogia abbiamo sviluppato tutti gli argomenti a richiesta delle persone. Sono rimasti soddisfatti perchè avevano una risposta alle loro domande.

FN: Oltre i registri anagrafici ci sono altre fonti che conservano i dati relativi alle famiglie, come i registri parrocchiali, e anche questi verranno in qualche maniera digitalizzati in futuro oppure per il momento ci si ferma ai documenti registrati negli anni ottanta?

MP: […] Stiamo anche lavorando su quell’ambito. Consideri che ci sono 400 macchine per digitalizzare nel mondo, 35 solo in Italia.

FN: Oltre le parrocchie e gli enti religiosi, un’altra fonte documentaristica sono i catasti onciari del 1750 circa, che hanno il vantaggio di offrire direttamente la composizione dei nuclei familiari, i così detti fuochi.

MP: Ci sono diversi volumi che parlano di questo, sia del fuoco che del sale, che era un’altra unità per aggregare le persone. Ma non ci sono solo questi, ci sono tantissimi altri registri. Ci sono i registri militari che partono in Italia certamente tutti dal 1866. Ce ne sono altri, come per Modena che era uno stato autonomo, che partono dal 1840. Abbiamo degli atti di nascita dal 1750 tramite questi documenti, quindi un’altra fonte supplementare di ricerca. Abbiamo gli allegati di stato civile, che è un’altra fonte primaria. Quando una persona fa una denuncia o fa le pubblicazioni di matrimonio, porta dei documenti per giustificare questa richiesta. Questi documenti vengono tutti rilegati e archiviati, depositati prima presso il tribunale e poi all’archivio di stato. Sono copie uniche. Per esempio se  lei va a cercare un’allegato di matrimonio trova gli atti di nascita dei due ragazzi, la data di nascita dei due genitori, e se un genitore è deceduto trova l’atto di morte del genitore. Questo va indietro nel tempo fino a che inizia lo stato civile, che nel nord Italia inizia nel 1850-1852, al sud nel 1805. Napoleone dal 1806-1814 ha stabilito lo stato civile, ma nel sud questo parte nel 1805. Possiamo avere un matrimonio del 1805, con allegati che si riferiscono ad almeno 20 anni prima, e arriviamo come nascita al 1770-1780. Con documenti più vecchi di quanto possiamo pensare.

FN: Mi è capitato di trovare nel portale Antenati gli allegati di alcuni atti di matrimonio del 1860, con sposi anziani che si sposavano per la seconda volta, che portavano in allegato le relative copie di atti di morte dei genitori, le cui date di nascita sfociavano nel settecento. Queste dichiarazioni erano delle trascrizioni fatte dai parroci che nel settecento gestivano i propri registri, in latino.

MP: Loro rilasciavano i certificati di fede: i certificati di battesimo si chiamano certificati di fede.

FN: Mi è capitato di comprendere quale fosse la numerosità delle famiglia. Spesso trovavo famiglie di anche 15 figli avuti da una stessa donna. Anche nelle regioni del nord avete numeri di questa portata?

MP: Questo era un uso dell’epoca. C’era una differenza tra campagna e città. In città 1 o 2 figli era la norma, In campagna 7-11 figli era la norma, perchè c’era bisogno di manodopera per lavorare. Il fittuario o il mezzadro che andava dal padrone della campagna e non aveva figli non otteneva il lavoro, perchè c’era bisogno che lavorassero molte braccia. In città non c’era bisogno e ce n’erano meno.

FN: I bambini abbandonati tramite la ruota dei proietti. Da quando poi i nomi dei genitori che non hanno riconosciuto i figli, si sono iniziati a registrare? Da che hanno è cambiata la gestione dei bambini non riconosciuti?

MP: Per quanto riguarda il registro dei bambini abbandonati, all’archivio di stato di Modena partono dal 1300, poi essendo regolamentati da leggi locali venivano trattati in maniera diversa. Se si vuol ricostruire una famiglia con i genitori biologici, in alcune zone si riesce a risalire, in altre no. Modena ha secretato tutti i documenti di qualunque periodo. Una mamma ha il diritto all’anonimato come da sua richiesta, sempre, non solo in un certo periodo. Mentre in altre zone, come ad esempio nel sud Italia, si può accedere ai documenti con tutti gli allegati. Ma sono necessari i documenti della persona, si fanno dei verbali di avvenuta consegna della busta contenente documenti, la persona davanti a testimoni apre la busta, legge, richiude la busta e firma la dichiarazione di presa visione. Mentre nel nord è impossibile comunque farlo. Durante la conferenza c’era una persona che parlava proprio di questo. Zona per zona cosa è possibile trovare e cosa no.

FN: Per quanto riguarda i nomi e cognomi, anticamente questi venivano scritti in latino, come Giuseppe era Josepho, e nel corso del tempo, nel passaggio da latino a italiano alcuni nomi soprattutto cognomi sono stati distorti o alterati, come nomi De Rossi sono diventati Rossi e così via.

MP: I cognomi erano De Rossi, cioè della famiglia Rossi, poi sono diventati Rossi ma alcuni sono rimasti così. Ma anche i nomi. Franco non è mai esistito come nome, era Fran.co, che era l’abbreviazione di Francesco. E’ stato nell’interpretare questo che è nato il nome Franco. Ma tantissimi altri nomi sono nati così, con abbreviazioni dei parroci che informavano chi non sapevano leggere. Quando poi la gente comune ha iniziato a leggere attraverso i registri ha scoperto di avere un nome diverso e ha riportato questo nome alle autorità. Franco è uno di questi.

FN: Ho trovati il nome Nicola che in realtà si riferisce ad una donna, mentre per l’uomo era spesso indicato Nicolò oppure Nicolo.

MP: I nomi tipo Andrea erano sia maschile che femminile. I nomi che finivano per -a erano sia maschili che femminili, Per esempio quando si andava a battezzare il bambino il parroco metteva come ultimo nome Maria anche se nessuno lo aveva chiesto. Ma per molte bambine metteva anche Giuseppe come ultimo nome. Ho trovato diversi Giuseppe e non c’era tutta questa differenza tra maschi e femmine. Il primo nome era solitamente quello principale, maschile o femminile

FN: Ad inizio ottocento, in periodo napoleonico, c’era l’usanza di dare solitamente 4 nomi ai bambini, il primo veniva conservato, mentre gli altri erano separati da un segno di uguale, virgola.

MP: Per accontentare tutti i nonni, per non fare del torto a nessuno, si mettevano tutti i nomi, così tutti erano contenti.

FN: Oltre che le informazioni anagrafiche, nei registri veniva indicata sempre la professione, quindi possiamo scoprire i lavori svolti. Tra i lavori più diffusi in Puglia e nell’entroterra c’era quello di contadino. Poi per quanto riguarda i lavori più particolari c’erano quelli di gentiluomo, gentildonna, proprietario

MP: Gentiluomo e gentildonna erano quelli che avevano un po’ di soldi ed erano considerati rispettabili dalla comunità.

FN: A fine ottocento e inizio novecento c’è stato il fenomeno dell’emigrazione nel nord america e sud america. Questo è stato correlato da un’altra fonte di dati, le carte di imbarco delle navi e i documenti di arrivo, ad esempio ad Ellis Island negli Stati Uniti ed altri registri simili in Brasile e Argentina.

MP: In America non c’era solo New York come destinazione ma anche Boston. I registri di Ellis Island sono stati digitalizzati da FamilySearch.

FN; Proprio tra questi si trovano documenti di diversi santermani. C’è sempre qualche errore di trascrizione ma è una cosa ovvia…

MP: Questo è normale perchè quando loro sbarcavano davano il loro nome, e veniva trascritto come si sentiva pronunciato in inglese. Ecco perchè molte volte non c’era corrispondenza.

FN: Sempre a proposito dei nomi di bambini delle famiglie numerose, cercando in diversi anni i figli di una stessa famiglia ho trovato lo stesso nome dato più volte ai nuovi nascituri, a seguito della decesso del primo bambino. Anche 2 o 3 volte purtroppo. Veniva anche aggiunto un secondo nome, come Santo, Angelo, Vito, che sono delle parole legate al senso della vita, in seguito alla perdita del figlio precedente. Anche da voi c’è stata una situazione del genere?

MP: Questo è capitato molte volte. Questo però crea confusione nelle ricerche se non si è attenti, perchè si rischia di rendere il nome del primo che è nato e si pensa che sia il proprio antenato. Poi andando a vedere l’atto di morte si vede che non c’è corrispondenza con l’anno di nascita. Quando facciamo queste ricerche dobbiamo accertarci che il nostro antenato sia veramente quello, che non sia nato 2 o 3 anni prima, che porta lo stesso nome ma che è deceduto in età infantile. Questo porta confusione.

FN: Altra cosa che genera confusione sono le seconde nozze, che portano ad avere una stessa persona con coniuge diverso, il che lascia supporre che si tratta di due coppie totalmente diverse, ma non è così dato che una persona è la stessa.

MP: Questo non accade spesso ma succede. Si prende nota e poi al momento opportuno si definisce se erano le prime o le seconde nozze. Altra cosa interessante è che i registri prima del settecento riportavano gli indici in ordine alfabetico ma di nome, e non cognome. Quando cerchiamo Luigi lo cerchiamo sotto la A, Aloisius, Gerolamo sotto la H, Herolamus. Questo crea ancora più confusione.

FN: Quando si fa una ricerca storica quello che si vuole capire è se ci sono fatti rilevanti nella vita di un personaggio. Quindi i quotidiani dell’epoca o libri possono fornire qualche informazione almeno sui personaggi più in vista.

MP: Anche se non sempre cerchiamo personaggi in vista. Una emeroteca è il massimo in cui si può cercare, anche se la ricerca è lunga e laboriosa. Ma ci sono altre fonti: i verbali dei tribunali, nell’archivio di stato c’è l’archivio giudiziario dove ci sono tutti i tribunali. Qui a Modena va dal 1300 al 1980. Si può trovare tutto quello che si vuole

FN: Ci sono anche gli atti notarili

MP: Gli atti notarili, anche se i nostri non sono proprietari, sono una fonte importantissima, perchè gli atti di mezzadria erano notarili. E quindi chi ha antenati contadini può trovare informazioni. Nel medioevo, quando veniva ceduto un castello, c’erano l’elenco di tutte le persone che venivano ereditate, perchè anche loro venivano vendute. Possiamo trovare i nostri antenati in questi registri. Anche per i matrimoni, quando c’era una dote anche se piccola, era comunque notarile, per evitare problemi.

FN: Finora avevo consultato alcuni quotidiani digitalizzati. In Puglia c’è La Gazzetta del Mezzogiorno che ha messo online le scansioni delle proprie pagine dall’anno di fondazione. Con un sistema di ricerca indicizzata consente di risalire alle notizie. Ci sono altri quotidiani italiani, come La Stampa che ha un iniziativa simile. Ci sono altri quotidiani che lei sappia possono essere utilizzati per queste ricerche?

MP: So di molti che sono in rete.

FN: Molte delle storie familiari non vengono tramandate per iscritto ma in forma orale, tramite i racconti dei nonni e degli anziani. Questi racconti si vanno a perdere nel momento in cui un anziano non rimane più in vita, e quindi quella sua conoscenza va col perdersi. Cosa ne pensa della tradizione orale, come si potrebbero conservare?

MP: A questo ha già pensato FamilySearch. Per ogni persona che si inserisce si possono aggiungere foto, diari, atti, storie, voci, la voce della persona che racconta. Lo scopo è quello di preservare tutte queste informazioni per l’uso di tutti gli altri. Per noi è importantissimo che questi dati vengano raccolti. Se lo faccio a casa mia il computer può danneggiarsi, ma se lo faccio in rete quello rimane ad uso di tutti. Anche se le fonti orali non sono sempre corrette, alcune volte vengono “mangiate”. Intorno alla mia famiglia c’è un figlio di N.N. e quello che si racconta è che era figlio di una serva che il padrone non ha voluto riconoscere. Ma non è mai stato così, perchè la genealogia è una scienza documentaria, e se non la si documenta è una bella favola. Gli atti vanno documentati, i racconti sono esperienze personali e vanno conservate, sono dirette, sono tramandate e hanno un valore anche quelle, anche se vanno prese con beneficio di inventario. Nella conferenza che abbiamo fatto due settimane fa qui c’era un rappresentante di FamilySearch. Ci ha detto che due settimane prima loro erano stati in Africa. Hanno contattato due o tre villaggi, In ogni villaggio c’è una figura che raccoglie la storia di tutte le persone. Questa persona aveva 95 anni e il suo racconto ha raccolto informazioni di 600 persone del suo villaggio. I rappresentanti di FamilySearch hanno trascritto il suo racconto e messo in rete. Dopo pochi giorni questa persona è morta, hanno raccolto appena in tempo queste informazione. Là questa persona è una istituzione, il suo ruolo è ufficiale, il suo lavoro di storico del villaggio. Anche queste sono importanti, perchè dove non c’è la carta scritta arriva questo.

tratto ed adattato dalla conversazione telefonica tra Filippo Natuzzi e Maurizio Polelli del 09/11/2015

 

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