La disgrazia pirotecnica di Taranto

Ogni grande festa si chiude in bellezza con i fuochi d’artificio, emozione per lo spettacolo che illumina e risveglia la notte.

Ci troviamo a Taranto a metà settembre del 1898. Non un momento qualsiasi per la città dei due mari. Erano giorni di festa per il varo della nave “Puglia” e per l’arrivo della nave reale “Savoia“, il primo panfilo reale italiano. Era previsto l’arrivo di un vasto pubblico da tutto il circondario, e per l’occasione vennero predisposti anche treni speciali da Bari.

Il Cantiere Navale di Castellammare di Stabia e le sue Navi - Vol. II, Antonio Cimmino, 2018
Il 22 settembre 1898, in occasione del varo dell’ariete-torpediniere Puglia, avvenuto nell’arsenale di Taranto, e prima della sua sostituzione con il Trinacria e i lavori di riconversione in nave officina, lo yacht reale Savoia fu indirettamente coinvolto in un grave fatto di cronaca. A bordo della nave reale il principe e la principessa di Napoli offrirono un lunch di quaranta coperti alle autorità (Ministro Palumbo) ed ammiragli (Morin) e loro seguito. Su un pontone ormeggiato a dritta, settanta maestri d’orchestra eseguivano una serenata alla famiglia reale, mentre più distante, su un altro pontone, un gruppo di artificieri preparavano i fuochi artificiali. Per un incidente, forse causato da un mortaio non calibrato, si incendiò e scoppiò tutta la massa pirotecnica causando la morte di tre artigiani ed il ferimento di altri. La festa continuò senza che nessuno si accorgesse della tragedia. All’indomani l’accaduto trovò ampio spazio sui giornali socialisti dell’epoca.

tratto e adattato da Il Cantiere Navale di Castellammare di Stabia e le sue Navi – Vol. II, Antonio Cimmino, 2018, p. 126-127

Il “Savoia” attraversa il canale navigabile di Taranto

Nel libro di Antonio Cimmino si parla del 22 settembre come data dell’incidente pirotecnico, ma in realtà tale data era solo il primo giorno dei festeggiamenti. La tragedia avvenne il giorno seguente, il 23 settembre, come riportato dal Corriere delle Puglie.

Corriere delle Puglie, 25/09/1898, p. 2
Le feste di Taranto
(Nostra corrispondenza particolare)
Dopo il varo

23 settembre – (S. C.) La giornata di oggi è stata brillante come quella di ieri ma è finita con una scena straziante, che ha impressa una nota di dolore nella cittadinanza. Dopo tanta gioia un gran dolore. […]Ma dopo tanto giubilo e quando la popolazione si sentiva soddisfatta dell’ordine splendido, con cui erano riuscite le feste, la chiusa fu lugubre e triste.
Alla gara pirotecnica, mentre si ammirava il sorprendente spettacolo dell’incendio di Castel Santangelo, un razzo che non scoppiava in aria, ricadeva sul pontone da cui era stato lanciato portandovi la morte e la distruzione.
Le persone, che trovavansi sul pontone sono state tutte lanciate in mare, mentre il pontone carico di razzi ha preso fuoco.
Vi fu un morto istantaneamente; altri due feriti gravemente morivano poco dopo. Vi sono poi altri feriti, che difficilmente si potrà salvare.
Vi sono pure alcuni scomparsi: le imbarcazioni militari li vanno ricercando.
Lo spettacolo è straziante ed il dolore profondo. Una nota di immensa tristezza è successa a due giorni d’indescrivibile gioia.

tratto e adattato dal Corriere delle Puglie, 25/09/1898, p. 2

Il Corriere delle Puglia, sebbene dedicando solo un trafiletto accenna all’incidente. Un fatto gravissimo, vero, ma cosa c’entra con Santeramo?
C’entra perchè vi furono vittime santermane. I dettagli della vicenda li veniamo a conoscere dalle pagine de Il Faro, periodico della provincia di Lecce.

Il Faro, fasc. 14, Tip. Latronica, Taranto 27-28 settembre 1898, p. 3

La disgrazia
I funerali

Ecco la cronaca dell’orribile disgrazia, avvenuta nel pontone ancorato a mar grande, in prossimità del Castello, durante lo sparo dei fuochi artificiali.
Verso le ore 10.30 p.m., sulla detta barcaccia, dieci operai ed artisti pirotecnici erano intenti a dar fuoco a grossi razzi, e già si era sul finire degli spari, quando un grosso razzo, lanciato in aria, ricadde perpendicolarmente, con velocità, esplodendo l’ultimo colpo quasi ad un metro della barcaccia, quindi le scintille ed i bengala accesi comunicarono il fuoco al deposito dei razzi posto nella stia. Si udi uno schianto orribile che fece fremere d’orrore gli spettatori. II pirotecnico Francesco Boccalatte fu Domenico Boccalatte, di Taranto, di anni 50, restò morto sul colpo e l’altro pirotecnico Sebastiano Caprio fu Stefano Caprio, di anni 40, da Santeramo in Colle, restò scottato e bruciato siffattamente, che trentasei ore dopo cessava di vivere nel civico Ospedale, dopo spasimi atroci. L’operaio Domenico Saceni d’ignoti, di anni 30, da Santeramo, lanciato forse in mare dall’urto, non è stato più reperibile. Nicola Lo Iudice d’ignoto di anni 40 da Altamura, dimorante a Taranto, riportò gravissime scotture al viso, alle mani, ed alle gambe, e venne ricoverato all’Ospedale. Pietro Corrado di anni 18 da Francavilla Fontana, dimorante a Taranto, fu leggermente ferito alla gamba sinistra e ricoverato all’Ospedale. Saverio Caprio, di anni 16, fratello del disgraziato Sebastiano, si gettò a tempo in mare, e potè aver salva la vita, riportando solo delle contusioni; fu ricoverato all’Ospedale. Teodoro Pacione di Sante Pacione, di anni 31 da Taranto, riportò lievissime scottature, e medicato, fu mandato a casa. Restano illesi, quasi per miracolo o per essersi forse buttati a tempo in mare, Francesco Semeraro di Cosimo Semeraro, di anni 18, da Taranto, Nicola Di Nardo fu Pietro Di Nardo, di anni 30, da Santeramo e Marco Minardi fu Vincenzo Minardi, di anni 33, da Triggiano.
Appena presentita la disgrazia, il comando della caserma diè ordine di accorrere sul luogo del disastro, ed infatti molti bravi marinari e sott’ufficiali in due bracciate di remi, raggiunsero la barcaccia, raccolsero il morto ed i feriti, i quali si ebbero in caserma le prime cure, e prestarono soccorso agli altri, cercando invano di trovare il povero operaio Saceni, perduto. Povere vittime del lavoro! I feriti ricoverati subito all’Ospedale, si ebbero quivi le cure più affettuose che (ahime!) giovarono ben poco al povero Caprio cha cessava di vivere dopo trentasei ore, come si è detto. Grande costernazione della cittadinanza.
Ma una cerimonia tenerissima ed imponente richiamava una folla di gente domenica verso le ore 9, presso al civico ospedale. Era un corteo funebre che muoveva per recare all’ultima dimora le salme delle povere vittime del lavoro. Apriva il corteo la banda popolare, quindi venivano due carri di prima classe, adorni di corone, una delle quali offerta dal Municipio, colle salme delle vittime, e dietro, a capo scoperto, veniva mesto e solenne, in mezzo a due assessori, il primo magistrato della città, cav. Olmi, seguito da una folla di signori e di cittadini sulla fronte dei quali si leggeva il dolore per la grave sventura. Chiudevano il corteo la società operaia ed il circolo dei cacciatori. L’ imponente corteo attraversò così le strade principali della città, in mezzo ai segni di sincero compianto, e giunto in Piazza Fontana, l’avv. Colucci disse poche sentite parole di commiato.
Tutto ciò è nobile, è umano, è tenero, è commovente, ma occorre ora provvedere alle disgraziate famiglie degli estinti, e non sarebbe male che buona parte delle cinquemila lire elargite da S.A.R. il Principe di Napoli ai poverelli di Taranto, fosse erogata a beneficio di quelle disgraziate vedove, di quei derelitti orfanelli fra gli sventurati più sventurati.
Un’altra disgrazia.
Era destino che le nostre feste, cominciate così bene, dovessero avere una così triste chiusa. L’ operaio Nicola Cassetta di Giovanni Cassetta, di anni 19 da Taranto, mentre, montato sulla scala-porta, toglieva il filo di ferro, che era servito per l’illuminazione elettrica, da uno dei pali del canale, cadde con tutta la scala e si ebbe fratturata la gamba destra. Fu ricoverato piuttosto in grave stato nel civico ospedale.

tratto e adattato da Il Faro, fasc. 14, Tip. Latronica, Taranto 27-28 settembre 1898, p. 3

Le persone coinvolte lavoravano lì come pirotecnici, e fra essi vi fu un santermano, Sebastiano Caprio.

L’articolo probabilmente contiene alcune inesattezze. A Santeramo in effetti a fine ottocento vivevano Stefano Caprio, di professione fuochista, con sua moglie Filomena. A Santeramo nacquero i loro figli, tra cui Saverio Caprio, anch’egli coinvolto nell’incidente e di cui ho trovato l’atto di nascita.

Invece di Sebastiano non sono riuscito a trovare l’atto di nascita, ed inoltre l’età riportata di 40 anni sembra eccessiva essendo il padre Stafano Caprio nato intorno al 1841, probabilmente non a Santeramo dato che non ho trovato sue tracce in quegli anni. In base all’articolo sarebbe dovuto diventar padre a soli 18 anni, ben prima della nascita degli altri figli.
Su tutti gli atti di nascita dei figli di Stefano Caprio, e anche sull’atto di matrimonio di una figlia, il nome della moglie di Stefano risulta essere Filomena Ferrulli, cognome Santermano. Invece a margine dell’atto di nascita di Saverio Caprio vi è una rettifica datata 23 ottobre 1901 che in base ad una sentenza del Tribunale di Bari va a correggere il cognome della moglie, in Filomena Ferrotta, un raro cognome presente a Napoli a fine ottocento. Ho provato anche a cercare su Santeramo il loro matrimonio, ma tra il 1858 e il 1876 non ve n’è traccia, per cui potrebbe essere avvenuto altrove.

Famiglia Caprio

Altro santermano citato è il trentenne Domenico Saceni, figlio di ignoti, caduto in mare e disperso, probabilmente annegato. Essendo quindi un orfano abbandonato alla nascita il cognome Saceni potrebbe essere stato inventato per lui. Anche l’assonanza con il più comune cognome Sacino fa pensare più che altro ad un altro errore dell’articolo originale. Comunque tra il 1866 e il 1868 non ho trovato individui negli atti di nascita riconducibili a lui.

Rimase illeso il trentenne Nicola Di Nardo, figlio di Pietro Di Nardo. Tale cognome era presente a Santeramo in quegli anni, probabilmente discendenti dei Di Nardo già presenti a Santeramo nel settecento.

Fonti consultate

Il Faro, fasc. 14, Tip. Latronica, Taranto 27-28 settembre 1898, p. 3
Il Cantiere Navale di Castellammare di Stabia e le sue Navi – Vol. II, Antonio Cimmino, 2018, p. 126-127
Corriere delle Puglie, 21/09/1898,  p. 2
Corriere delle Puglie, 25/09/1898, p. 2

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