Il suicidio della suora

Nel 1879 Nunzio Fraccalvieri, che era un calzolaio quarantenne, e sua moglie Maria Santoro, ebbero una figlia, nata il 22 luglio. Le fu dato un nome molto particolare, Acripina Carmela Fraccalvieri. Acripina è una variante di Agrippina, come verrà poi chiamata.

Acrepina Carmela Fraccalvieri 1879

Quando una giovane ragazza sentiva il richiamo della fede la strada era quella di diventar suora o monaca. Ma a volte erano i genitori ad indirizzare i figli verso il percorso religioso per questioni economiche. In questa maniera le famiglie benestanti evitavano di dividere la propria eredità tra tutti i figli.

Famiglia Fraccalvieri - Santoro
Famiglia Fraccalvieri – Santoro

A Bari c’era la Chiesa dei Cappuccini, e alle sue spalle c’era il Convento delle suore Giuseppine. E’ qui che la suora santermana stava conducendo il suo percorso di fede, in un luogo tra luci ma anche ombre, fino a quando…

Corriere delle Puglie del 01/02/1909, p. 2
Il misterioso suicidio di una giovane monaca al convento delle Giuseppine

Ieri mattina, all’alba, il personale di custodia del convento delle Giuseppine, sito alle spalle della Chiesa dei Cappuccini, si accorse che qualche cosa di nuovo era avvenuto nell’interno del luogo di clausura.
Le monache ivi rinchiuse, che con le educande sono oltre sessanta, non apparvero, come al solito, nei cori della cappella per recitare l’ufficio sacro di matutino, nè fecero aprire la Chiesa all’ora solita della domenica.
Non era facile conoscere la causa di queste novità, perchè con i rigori della clausura a nessuno é lecito accedere nel monastico ricovero.
La suora che all’alba compi il giro delle celle per portare il saluto alle compagne, constatò con somma meraviglia che quella occupata dalla giovane suor Maria, al secolo Agrippina Fraccalvieri, di anni 28 da Santeramo in Colle, era vuota, nè in essa esisteva alcuna traccia di disordine.
Preoccupatissima, la religiosa dette notizia della strana scoperta alle due superiore, LambertiGabrieli, le quali manifestarono il loro doloroso stupore e dopo aver riunita intorno ad esse tutta la famiglia, si dettero ad attive ricerche in tutte le parti del convento.
Ogni indagine fu vana, perchè la Fraccalvieri era scomparsa, e non aveva lasciato alcun indizio della sua scomparsa.
Era necessario dar notizia del fatto alle autorità, poichè purtroppo era il caso di formulare tante ipotesi, per nessuna delle quali, però, si riusciva a trovare circostanze che potessero avvalorarla.
Così, per disposizione delle madri superiore del convento, verso le 7 la notizia fu partecipata all’avv. De Divis, il quale a sua volta la fece comunicare alle autorità di P. S.

Il rinvenimento del cadavere
Alle ore 8.30 l’avv. Carlo Schirone informava il delegato Madaro che una suora era scomparsa dal convento delle Giuseppine e che ancora non si era riusciti a sapere cosa fosse avvenuta di lei.
Il funzionario si recò subito sul posto e credette opportuno compiere una minuta visita in tutti gli appartamenti, nelle celle, nei cortili, ovunque.
Le ricerche durarono parecchio senza risultato alcuno, ma quando si fu presso la cisterna del cortile principale, al delegato Madaro sembrò di scorgere un corpo sul livello dell’acqua.
Immediatamente furono messe insieme delle scale e fu fatto scendere un operaio, il quale constatò che ivi galleggiava il cadavere della giovane suora.
Un vivo senso di terrore invase le religiose presenti alle ricerche e molte di esse caddero in ginocchioni, piangendo dirottamente.
Il funzionario fece subito avvisare del fatto il questore e l’autorità giudiziaria, e poco dopo accorsero il vice questore cav. Basile, il pretore avv. Fenice, un medico, il capo di gabinetto del questore cav. Capozza, il delegato dott. Cucumazzo, agenti e carabinieri.
Il magistrato ordinò l’estrazione del cadavere, che venne immediatamente compiuto.
Il corpo della religiosa apparve tutto enfiato per l’acqua di cui era pieno, ma poco dopo riacquistò le sue proporzioni ordinarie; dalla bocca veniva fuori un po’ di schiuma sanguigna, evidentemente in conseguenza dell’asfissia.
Il cadavere fu trasportato in una camera del monastero: ivi le autorità, con l’ausilio del perito medico, compirono le opportune constatazioni. Non fa riscontrata alcuna traccia di violenza nè alcuna escoriazione o contusione.

Le prime ipotesi
Alle prime domande rivolte loro, le suore risposero dimostrando la loro certezza che si trattasse di disgrazia.
Esse affermarono che la Fraccalvieri era addetta al disbrigo di alcune faccende di cucina e che fra le sue mansioni vi era quella di attinger l’acqua dalla cisterna del cortile.
Nel far ciò ieri mattina, avrebbe dovuto inginocchiarsi sul boccaglio della cisterna per attaccare la corda della secchia alla carrucola; colpita da un capogiro, ovvero per la perdita dell’equilibrio, sarebbe caduta nell’interno, rimanendo cadavere.
Tale versione fu data da tutte le suore sottoposte ai primi sommari interrogatori. ma ad essa non era possibile prestare alcuna fede, per evidenti contraddizioni emergenti da constatazione di fatto.
La bocca della cisterna ha una circonferenza limitata, per cui se davvero l’infelice suora fosse stata colpita da capogiro, avrebbe avuto modo nel cadere di poggiare le braccia sulla parte opposta del boccaglio e rimanere cosi distesa. Cadendo nel pozzo il corpo avrebbe dovuto strisciare contro le anguste parieti e sarebbe arrivato giù notevolmente ferito ed escoriato.
Gli accertamenti compiuti sul cadavere hanno dimostrato l’inesistenza di qualsiasi conseguenza traumatica che difficilmente si sarebbe potuta evitare secondo la versione offerta dalle religiose.
Quindi era chiara l’ipotesi che la Fraccalvieri era caduta di piombo nella cisterna. Dunque, si era di fronte ad un suicidio? Nulla vi era di chiaro che potesse confermarlo, nessuna circostanza poteva smentirlo.
Tutte le suore ripetevano commosse i pregi che distinguevano la povera morta, parlavano della stia assiduità alle pratiche religiose, della sua indifferenza a tutte le manifestazioni della vita mondana, della sua florida salute.
Era buona con le educande, rispettosa con le superiore, amorevole con le compagne di ritiro, affettuosa con i parenti lontani, con qualcuno dei quali aveva di tanto in tanto dei colloqui, attraverso la grata claustrale.

Le indagini delle autorità
Il pretore, dopo avere esperite tutte le pratiche di sua pertinenza, aver sequestrate le carte che alla Fraccalvieri si appartenevano ed aver compiute delle accurate perquisizioni nell’interno della cella, ordinò il seppellimento del cadavere.
Il delegato Madaro rimase sul posto per le pratiche di polizia giudiziaria ed indagò col proposito di diradare il fitto mistero in cui appariva avvolta la triste fine della suora.
Nelle ore pomeridiane, verso lo 14.30, mons. Giulio Vaccaro, arcivescovo della nostra diocesi, accompagnato dai suoi segretari, giunse al convento e volle anch’egli compiere le sue indagini, interrogando le suore e parecchie educande.
Il questore cav. Rosiello, che vide nel fatto molto mistero, volle che vari funzionari avessero nella giornata fatta luce completa.
E verso le 15.30, il cav. Capozza ed i delegati Madaro, Cucumazzo, D’Adduzio e parecchi agenti, si recarono al convento: il cadavere della Fraccalvieri chiuso in una cameretta, vestito con gli abiti monastici ed avvolto in un lenzuolo.
I funzionari raccolsero ín una sala tutte le religiose ed in un’altra adiacente iniziarono gli interrogatori, che si protrassero fino a tardissima ora di ieri sera.
Le suore e le educande, man mano che rendevano le loro deposizioni, venivano messe in libertà, e si allontanavano verso le proprie celle.
Le impressioni di tutte avevano chiari caratteri di uniformità: ciascuna tendeva ad escludere l’ipotesi del suicidio ed affermare quella della disgrazia, per quanto quest’ultima fosse smentita dalla buona logica.
Ad ogni modo da tutto l’insieme delle impressioni e dalle circostanze di fatto viene fuori la certezza che l’infelice suora, spinta chissà da quale interno tormento, aveva creduta unica sua salvezza togliersi la vita.
La causale? Su questo nulla ancora si può dire. La Fraccalvieri era quasi analfabeta e per quanto appartenesse ad una buona famiglia di agricoltori santermani, non era nel suo ambiente, in mezzo a gentildonne della migliore società, di Bari e della provincia.
Per la sua inabilità ad occuparsi della istruzione delle educande, era adibita ai lavori di cucina ed altri alquanto faticosi, pei quali, però, affermano le suore era spesso coadiuvata da altre.
Vi è chi dice che la suora era spesso fatta segno a maltrattamenti, ma le compagne di lei respingono tale accusa, affermando che nella loro casa non impera altro che la pace e l’amore.
Ad ogni modo l’opera delle autorità procede alacremente, col proposito fermo di andare fino in fondo ed accertare la causa determinante del pietoso suicidio. Purtroppo non è la prima volta che la cronaca cittadina deve occuparsi di questo pio istituto per fatti abbastanza dolorosi: due anni orsono un’altra giovane suora in un eccesso di disperazione, si lanciò da una finestra sulla via.

Il trasporto del cadavere
Alle 19 di ieri sera, mentre nel convento espletava le sue funzioni l’autorità di P.S. ed una parte delle religiose era raccolta nei cori della cappella per recitare preci in suffragio della compagna morta, quattro operai rinchiudevano in una cassa modesta le spoglie della suicida.
Accompagnata da due agenti di P.S. la bara fu deposta nel carro municipale, che la trasportò subito al Cimitero, senza che nessuno se ne fosse accorto.
La direzione del monastero provvide a dare telegrafica partecipazione alla famiglia Fraccalvieri della triste fine della povera sua congiunta.
Il cadavere rimane a disposizione delle autorità giudiziarie.

tratto e adattato dal Corriere delle Puglie del 01/02/1909, p. 2

Agrippina Fraccalvieri 1909 CDM

Corriere delle Puglie del 02/02/1909, p. 3
Il suicidio della monaca

Gli interrogatori delle numerose suore ed educande delle giuseppine, si protrassero l’altra sera fino al oltre le 23: tutte le deponenti si trovarono di accordo nel rendere e dimostrare la versione della disgrazia.
Durante la giornata di ieri, il pio luogo fu un continuo pellegrinaggio di funzionari religiosi e parenti di persone ivi raccolte, i quali tutti volevano rendersi conto della verità dei fatti.
Verso le 9 giunsero parecchie donne componenti la famiglia della Fraccalvieri e penetrate nel monastero si abbandonarono a scene vivaci contro quelle suore, alle quali volevano attribuire la responsabilità della triste fine della cara congiunta.
Il questore comunicò tutti gli atti relativi alle investigazioni dei funzionari all’autorità giudiziaria inquirente, interessandola per l’avocazione dell’importante pratica.
Continuano a correre dicerie di ogni genere, ma nessuna può essere avvalorata da prove di fatto: l’ipotesi che si ritiene indiscutibile è sempre quella del suicidio.
Le suore hanno avuto cura di fare assodare che il diametro del boccaglio del pozzo misura oltre 80 cm.

tratto e adattato dal Corriere delle Puglie del 02/02/1909, p. 3

Corriere delle Puglie del 03/02/1909, p. 2
Il suicidio della monaca
la perizia necroscopica

leri mattina la procura del Re emise l’ordine di esumazione del cadavere di suor Agrippina Fraccalvieri da Santeramo in Colle, sepolto la sera di domenica.
A mezzodì, nella sala anatomica del Cimitero, convennero: il vice pretore del 2. mandamento, avv, Fenice Chironna, il cancelliere Lettieri, ed i periti settori dottori Michele Zonno e Tavarilli.
Il magistrato sottopose ai medici quesiti molto importanti e delicati e chiese un esame minuto ed accurato del cadavere.
Il coltello anatomico percorse per quattro ore il corpo della povera suora: alle 16 la macabra operazione ebbe termine.
Sui risultati nulla si può dire con precisione, poichè in proposito si mantiene un grande riserbo. Crediamo però sapere che nessuna traccia di violenza fu riscontrata sul corpo della religiosa e che le risultanze dell’esame necroscopico dimostrarono la subitaneità della morte, e la conseguente esclusione della ipotesi di qualsiasi reato.
I periti riscontrarono le traccie di una colpa rimontante a parecchi anni addietro, e repertarono alcuni pezzi anatomici per approfondire i loro studi.
Per rispondere esaurientemente ai quesiti loro preposti, i medici chiesero un mese di tempo.

tratto e adattato dal Corriere delle Puglie del 03/02/1909, p. 2

Corriere delle Puglie del 22/03/1909, p. 5
La perizia necroscopica della monaca suicida

Ieri mattina i periti settori dott. Zonno e Tavarilli, presentarono al giudice istruttore presso il nostro Tribunale la relazione sulla perizia eseguita sul cadavere della suora Agrippina Fraccalvieri, morta nel convento delle Giuseppine.
E’ un lavoro minuto ed indagatore che conclude ammettendo il suicidio, ma escludendo in modo assoluto che la disgraziata si trovasse in stato di gestazione come si disse subito dopo il suicidio.

tratto e adattato dal Corriere delle Puglie del 22/03/1909, p. 5

La descrizione dell’accaduto è riportata in maniera minuziosa, per ciò che riguarda i drammatici. La suora cadde nel pozzo, il cui diametro era di otre 80 centimetri, quindi abbastanza largo per una persona. In fondo vi era una cisterna, quindi con le pareti più larghe, probabilmente di forma semisferica, con le pareti distanti dal centro, altrimenti la suora avrebbe sicuramente fatto il possibile per aggrapparsi alle pareti, ma non si fa cenno alle condizioni di mani e dita.
L’ultimo articolo poi parla di una ipotesi mai menzionata prima, ovvero che la suora fosse incinta, cosa comunque smentita dalla perizia medica.
Si fa riferimento anche ad un altra tragedia avvenuta nello stesso convento, in cui due anni prima un’altra giovane suora si lanciò da una finestra.
Ad ogni modo quello che emerge dalla descrizione degli eventi è che comunque il convento non fosse un luogo così idilliaco come lo si potrebbe immaginare.

Fonti consultate

Corriere delle Puglie del 01/02/1909, p. 2
Corriere delle Puglie del 02/02/1909, p. 3
Corriere delle Puglie del 03/02/1909, p. 2
Corriere delle Puglie del 22/03/1909, p. 5

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