Il Catasto onciario di Santeramo

I catasti onciari sono documenti di primaria importanza nella ricostruzione dell’albero genealogico di una famiglia in quanto rappresentano una preziosa fonte d’informazioni non solo sul suo status economico ma anche sulla sua composizione nel momento specifico della loro compilazione, nel diciottesimo secolo. Vengono infatti riportati il nome del capofamiglia, l’età e la provenienza (se forestiero), a volte l’indicazione della paternità e della maternità; inoltre nome e cognome ed età della moglie, nomi ed età dei figli ed eventuali conviventi consanguinei, affini e non consanguinei (servitori e personale vario).

Province del Regno di Napoli nel 1742
Province del Regno di Napoli nel 1742

Il catasto onciario, nonostante fosse un solo descrittivo, poiché non prevedeva la mappatura dei luoghi, fu uno strumento utile ad eliminare i privilegi goduti dalle classi più abbienti che facevano gravare i tributi fiscali sempre sulle classi più umili e di fatto rappresenta uno dei più brillanti esempi del tempo di ingegneria finanziaria e di ripartizione proporzionale del peso fiscale. Si chiamò Onciario perché la valutazione dei patrimoni terrieri veniva stimato in once, una misura di monete corrispondente a sei ducati. È chiaro come un meccanismo volutamente semplice poteva assicurare un prelievo fiscale generalizzato ed accertamenti molto rapidi. Quello Onciario del 1740 fu voluto da Carlo III di Borbone che aveva appena tolto il Regno di Napoli agli austriaci.

Per il calcolo delle imposte le persone erano distinti in diverse categorie. Una prima distinzione era effettuata fra cittadini e forestieri: i primi formavano i “fuochi” (ovvero le famiglie) dell’Università (titolo accordato a tutti i centri demograficamente più importanti); i secondi erano solamente iscritti nell’Onciario o perché vi possedevano beni o perché vi esercitavano un’attività. Una seconda distinzione era fra i laici e gli ecclesiastici, includendo in questi ultimi tutte le istituzioni religiose collaterali. In sintesi erano sette le possibili categorie di contribuenti:

  1. cittadini abitanti e non abitanti
  2. vedove e vergini
  3. ecclesiastici secolari cittadini
  4. chiese, monasteri e luoghi pii nell’università
  5. forestieri abitanti laici
  6. chiese, luoghi pii e monasteri forestieri
  7. forestieri non abitanti laici

I catasti onciari che vennero redatti furono inviati alla Regia Camera della Sommaria di Napoli. Per quel che riguarda la Provincia di Terra di Bari alcuni sono conservati presso l’Archivio di Stato di Bari. Lo scorso anno ebbi modo di consultare i tre volumi del catasto di Acquaviva delle Fonti. Altri, come in particolare quello di Santeramo, sono conservati presso l’Archivio di Stato di Napoli. Qualche settimana fa inviai una richiesta via email a quest’ultimo ente, il quale mi ha così risposto:

nel fondo Catasti Onciari risultano da inventario ben 7 volumi, 2 Apprezzi, 4 Rivele, 1 Catasto vero e proprio. I volumi vanno dal 9014 al 9020, il Catasto  è  il volume 9020. Purtroppo tali volumi per problemi di sicurezza del locale di deposito sono fuori consultazione.

E’ un gran peccato, al momento, non poter accedere a questa preziosa fonte che conserva la storia delle antiche famiglie di Santeramo.

Fonti consultate

I catasti onciari ed i Riveli di beni ed anime, Centro Meridionale Ricerche Genealogiche

Fotoriproduzioni dei catasti onciari, Roberto Celentano, IAGI Forum, 31/01/2006

 

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