Carlo Guadagni, novello Leonida

Nacque il 27/04/1878 da Gaetano Guadagni, residente a Santeramo per la vendita dei beni della Chiesa, e Carlotta Bellelli in Via Annunziata. Venne registrato all’anagrafe col nome completo di Carlo Pasquale Agusto Guadagni.
Si dedicò alla vita militare. Nel 1911 con il suo Reggimento di Fanteria era di stanza a Salerno. Qui faceva parte del Club Nautico, fondato l’anno prima. Il 29/09/1911 l’Italia entrava in guerra. Sulle terrazze del Club Nautico vennero organizzati sontuosi ricevimenti in onore degli ufficiali dei 63° e 64° Reggimento di Fanteria. Furono undici i giovani soci a partire per la Libia e solo quattro di questi tornarono, tra cui Carlo Guadagni. Partecipò alla campagna di Libia col grado di sottotenente, distinguendosi in parecchi attacchi col nemico per il suo sangue freddo e coraggio e per il suo attaccamento al dovere. Venne decorato di medaglia di bronzo in Libia (Misurata, 1912) con R.D. del 22/03/1913.
Rimpatriato e promosso Capitano prese parte con entusiasmo al conflitto italo-austriaco, confermando anche sul nuovo teatro di guerra le fulgide virtù militari dimostrate in Libia. Ricevette la medaglia d’argento con decreto luogotenenziale del 01/06/1916 per essersi distinto nel luglio 1915 a Castelnuovo del Carso.

Guerra italo-austriaca, 1915-18: Le medaglie d'oro, Volume 4. Corpo di stato maggiore. Ufficio storico. Stabilimento poligrafico per l'amministrazione della guerra, 1929
Guerra italo-austriaca, 1915-18: Le medaglie d’oro, Volume 4. Corpo di stato maggiore. Ufficio storico. Stabilimento poligrafico per l’amministrazione della guerra, 1929. p. 624

Con decreto del 22/11/1917 fu nominato Cavaliere nell’Ordine della Corona d’Italia in considerazione di lunghi e buoni servizi.
Fu comandante di un battaglione del 243° Fanteria (brigata “Cosenza“) nella prima giornata di battaglia del Piave, e deciso al sacrificio della propria vita, cooperò efficacemente alla difesa di Treviso. Cercò di arginare l’avanzata austroungarica che aveva travolto le linee italiane. Anziché ripiegare, si attestò su una posizione e resistette, attacco dopo attacco. Con i suoi uomini, contrattaccava e indietreggiava nel tentativo di rallentare il nemico. Una specie di effetto fisarmonica che durò diverse ore. Resistenza inutile. Morì a 40 anni. Gli venne conferita una medaglia d’oro concessa con il R.D. 23/10/1921 che così recita:

Durante un poderoso attacco nemico, mentre alla testa del suo battaglione avanzava a sostegno di un altro Reparto fortemente impegnato, scontratosi con forze preponderanti avversarie, che già avevano travolto le nostre prime linee e minacciavano un completo sbandamento, incurante del numero, lo contrattaccava arditamente, e, a prezzo delle più gravi perdite, riusciva ad arrestarle ed a respingere i loro successivi attacchi. Dopo più ore di lotta impari e disperata, ridotto ormai con pochi superstiti, anzichè ripiegare si asserragliava coi medesimi in un caposaldo della posizione, deliberato a resistere a tutta oltranza, e, fulgido esempio di valore e del più alto sentimento del dovere, v’incontrava morte gloriosa“.

S. Andrea di Barbarano (Piave), 15/06/1918

La bandiera del 243° Fanteria cui apparteneva il Ten. Col. Guadagni, e quella del 224° reggimento della stessa brigata “Cosenza“, vennero entrambe decorate di medaglia d’argento “per l’ardore e la tenacia mostrati in tre giorni di violentissima battaglia, sbarrando il passo al soverchiante nemico e per l’impetuoso slancio onde, sul campo insanguinato della lotta, ancora una volta rifulse con radiosa vittoria il rude valore dei forti fanti di Calabria“.

Una descrizione più accurata di quel tragico giorno viene fornita dal tenente Giovanni Intra:

“Il mattino del 15 giugno, verso le sette, il battaglione, col povero maggiore in testa, mosse dal caposaldo di Casa Ninni, per raggiungere l’argine del Piave a S. Andrea di Barbarano; ma appena superato il caposaldo di Casa Partizioni, fu improvvisamente attaccato da un battaglione di arditi ungheresi, che, superato senza contrasti il Piave, aveva già preso posizione sull’argine stesso e nelle case e nelle ville di S. Andrea e scendeva in forze per puntare su S. Biagio (Treviso). Malgrado la sorpresa e le rilevanti perdite subito verificatesi, fu nettamente respinto l’attacco ed organizzata la difesa, così da sfatare i susseguenti tentativi nemici, che, ininterrotti, e sempre più forti ed incalzanti, si alternavano di fronte e di fianco a brevissimi intervalli. Verso le undici e mezzo però, quando non si avevano più munizioni ed un ultimo e fortissimo attacco aveva travolta la stremata compagnia di testa, la situazione si delineò definitivamente disperata, perchè i rinforzi, ripetutamente implorati, non erano ancora giunti. Ma d’altra parte gli ordini erano tassativi: non si doveva retrocedere di un passo; ed il povero Maggiore Guadagni non era uomo da discuterli; bisognava adunque resistere, sacrificarsi.
Alle undici e tre quarti, mentre stavamo per avere ragione di un attacco frontale, fummo presi a bombe a mano dal nemico, che era sbucato alle nostre spalle. Ci riuscì a mala pena di salvarci in un vicino ricovero, ove il nemico continuò a bersagliarci con bombe a mano e scariche di fucileria. Di sette rifugiati due erano già morti e uno gravemente ferito alla testa, quando il povero Maggiore a quell’ormai inutile spargimento di sangue, ebbe uno scatto e si rizzò in piedi. Non l’avesse mai fatto! …una scarica di fucileria lo colpì in pieno e lo fece stramazzare al suolo! …ancora un po’ di pazienza ed il sopravvenire di un ufficiale czeco avrebbe salvato anche lui dalla furia di quegli energumeni! Ma il destino non volle che quell’uomo dell’onore e del dovere, quell’uomo che noi avevamo imparato ad amare come padre e che era la nostra gloria, dovesse sopravvivere al martirio del suo Battaglione e provare l’infamia della prigionia!
Con un’eroica resistenza, col sacrificio di sé e dei suoi sfatò i tentativi nemici, salvò Treviso e morì contento da eroe”

A lui è intitolata la caserma di Piazza Balenzano di Bari. Una lapide apposta al Municipio di Santeramo lo ricorda. L’elmo e la lancia greci al di sopra della lapide concretizzano il riferimento a Leonida citato nell’iscrizione. Due rami di palma da dattero, simbolo di vittoria, di ascensione, rigenerazione e immortalità sono posizionati ai lati dell’elmo e della lancia, ed infine in basso ci sono  due corone di alloro che simboleggiano il coraggio e la gloria.

Carlo-Guadagni
Alla Medaglia d’Oro Ten. Col. Carlo Guadagni, novello Leonida, Santeramo in lui coronando il valore di tutti i suoi figli caduti nell’ultima guerra di redenzione italica per gratitudine ed esempio pone. MCMXXIX VII
Fonti consultate

Cara madre ti faccio sapere…, Giulia Poli Disanto, 2005, p. 117-119
Alcuni figli benemeriti di casa Nostra: Santeramo, P. Adolfo Porfido, Litotipografia Vitorchiano Poziello, 1992, p. 361
Medaglie d’Oro sul Piave, Associazione Nazionale Alpini Conegliano
Circolo Canottieri Irno 1910-2010, 100 anni di passione, Poligrafica Ruggiero, Avellino, 2010
Nonni in trincea, dal Carso all’Isonzo, i quattro ori baresi, La Gazzetta del Mezzogiorno, Gaetano Campione
Lapide al Tenente Colonnello Carlo Guadagni, Pietre della Memoria, 17/10/2015

Precedente La costituzione spontanea di Giovanni Giove Successivo Incidente stradale senza motori