Padre Stefano Sette – Parte 4 – Dopo l’avventura

L’anno dopo l’incredibile avventura, in cui si salvò in una rocambolesca fuga, Padre Stefano Sette scrisse una nuova lettera a sua madre, pubblicata poi sul Corriere delle Puglie, in cui descrive la situazione in Cina.

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DALLA CINA

Una lettera di Padre Stefano Sette

I nostri lettori ricorderanno un’altra lettera di questo frate da Santeramo, da noi pubblicata parecchi mesi fa, quando più ferveva l’insurrezione dei boxers contro i Cristiani.
Oggi pubblichiamo un’altra lettera che il frate di Santeramo indirizza alla madre, e in cui i lettori troveranno preziosi ragguagli sulle nostre missioni.

Han Kow, 12 giugno 1901
Cara madre,
Ricevo dal padre Faustino una lettera della quale apprendo con piacere la sua venuta in Cina, ed una calda raccomandazione di scrivere subito a voi. Quantunque avrei goduto dippiù se fosse venuto nella mia missione od in altro vicariato vicino (siamo lontani forse 1500 miglia!), nondimeno esulto egualmente per vedere un altro paesano e discepolo evangelizzare nel vasto impero, dove non sono mai sufficienti i missionari, tante sono le anime da guadagnare a Cristo!
Riguardo a scrivervi avete troppa ragione a lamentarvi, se sono indolente.
Ma che volete farci se questo è vizio antico, e questa volta si è aggiunta la ragione di aspettare giorno per giorno di veder accomodate le cose, per darvene poi ragguaglio, prima di far ritorno nella mia dilettissima missione? Avessi almeno ottenuto l’intento! Ma ecco che son quasi 10 mesi dacchè trattasi l’accordo ed indennizzo dei danni presso le autorità cinesi, e quel che più monta, aspettasi il ritorno della pace, senza che siansi soddisfatto pienamente il primo e conseguita la seconda. Imperocchè sebbene i danni siano stati risarciti nella maggior parte, tuttavia resta molto a farsi, e quantunque le autorità proteggano, il popolo non ancora vuol fare ritorno alla pace. Quindi la necessità di starmene in Han Kow, ed aspettare con gli altri padri del vicariato. Solo due, il Vicario generale ed un altro sono andati con buona scorta di soldati per poter preparare il terreno e chiamarci quando saran quietati i torbidi.
Il padre Roberto invece è stato più fortunato; poichè essendo i pagani di quella missione più quieti per indole, e non avendo i cristiani sofferti gravi danni, lo stabilimento della pace è stato più facile, ed il suo ritorno con altri due padri (i soli che erano stati mandati in Han Kow per solo dettato di prudenza) potè effettuarsi nello scorso febbraio. Grazie a Dio però, nonostante i strapazzi della fuga, i dispiaceri della missione distrutta e le malattie che han voluto visitarmi per parecchio tempo, godo ora di una salute che non ho avuto mai.
E’ questo un dono speciale del signore; e non può credersi quant’è necessario un tale stato ai missionari in genere, ed in particolare a quei della Cina! Vita, costumi, vitto… tutto è diverso qui; eppure se vedeste come mangio il riso senza sale e senza condimento di sorta… come digerisco certi cibi che in Italia sol veduti avrebbero fatto recere gli stomachi più forti ed avvezzi ai più vili alimenti! Se vedeste che altro tipo son diventato… con una treccia di capelli che quasi quasi farebbero invidia alla sorella Maria Giovanna… Come sono assuefatto agli usi cinesi, alle loro cerimonie, scommetto che non mi riconoscereste! Non posso dire di essere stato inoperoso in questo tempo in Han-Kow, avendo per ordine di questo vicario apostolico dato un corsoi esercizio alle 23 monache italiane che presiedono all’opera della S. Infanzia in questa città, e portandone ancora la direzione spirituale, per potere il confessore ordinario girare il distretto, e dare le missioni alle rispettive cristianità.
Ma spero che al giungere di questa mia, in famiglia, abbia già fatto ritorno nel mio vicariato, e che le cose siano già quietate. Voi intanto pregate, pregate per me che ne ho bisogno; ma più per le perseguitate missioni e cristianità rispettive, che Dio solo sa quanto hanno sofferto e soffrono.
Ora qualche cosa della lettera che mi inviaste. Essa fu letta innanzi a tutti i missionari che erano nella procura generale di Han-Kow, ed allora non erano pochi. Impossibile riferire le chiose e gli scherzevoli commenti dei miei funerali; sempre però in lode dei buoni santermani, i quali, nella certezza del fatto e nei loro sentimenti patriottico-religiosi, ricordavano così in un povero figlio del popolo, il missionario cattolico, vittima dell’apostolato, che nella sua pochezza sforzavasi concorrere alla diffusione della buona novella della cristiana civiltà!
Le ricorderò sempre volentieri quelle manifestazioni di fede e di gentili sentimenti dei miei concittadini; e voglio interpretare del mio grato animo verso tutti e specialmente presso coloro che ne presero parte attiva e diretta il rev. D. Giuseppe Luparelli. Avrei anche tutta la buona volontà di accontentare i desideri vostri e dei due sacerdoti che desiderano un mio ricordo, ma non posso per ora, in appresso spero di farlo mandando anche qualche oggetto cinese.
Saluto tutti, parenti ed amici, in modo particolare il signor D. Rocco Scalera ed il clero. Tante cose ai parenti dei padri Norberto e Faustino. Chiedendovi in fine la materna benedizione mi dico
Vostro aff.mo figlio
Fr. Stefano Sette
Miss. apostolico – Frate Minore

tratto e adattato dal “Corriere delle Puglie” del 04/08/1901, p. 1

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Padre Stefano Sette fu battezzato come Giovanni Sette. Nacque nel 1867, dopo che i genitori persero altri due bambini a cui diedero lo stesso nome. Nell’albero genealogico che son riuscito a ricostruire figura anche Maria Giovanna Sette, citata nella lettera qui riportata.
Una piccola nota di colore riguardo i suoi genitori. Nicola Sette era circa vent’anni più grande rispetto a Maria Raffaella Di Santo. Si sposarono il 22/05/1858 ed ebbero il primo figlio, Erasmo Sette il 29/11/1858, il che indica che è stato concepito prima del matrimonio.

Famiglia Sette - Di Santo
Famiglia Sette – Di Santo

Nel 1910 padre Stefano Sette tornò dalla Cina e venne a Santeramo per alcuni mesi. Morì a frascati nel settembre del 1918.

Fonti consultate

Breve vita di sant’Erasmo e l’origine di Santeramo – in appendice Gli uomini illustri e benemeriti del nostro paese, Vito Perniola, Tip. G. Pansini e F., Bari, 1962
Alcuni figli benemeriti di casa nostra: Santeramo, Adolfo Porfido, Litotipografia Vitorchiano Poziello, 1992
Gli italiani che invasero la Cina: cronache di guerra 1900-1901, Fabio Fattore, Sugarco, 2008, p. 62
Corriere delle Puglie del 04/08/1901, p. 1

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