Nicola Colacicco e il tentato avvelenamento di Luigi Netti

Ad inizio ventesimo secolo la famiglia Netti era tra le più in vista e rispettate di Santeramo. Offrivano lavoro ad una serie di donne di servizio, un cuoco, un fattore e altri santermani.

Proprio il fattore è al centro di questa vicenda, di cui ho già parlato in un precedente articolo incentrato sulle cronache d’epoca a mezzo stampa. Qui vediamo quello che fu lo sviluppo processuale delle accuse rivolte a Nicola Colacicco.

Corriere delle Puglie del 8 giugno 1906, pag. 3

Si intrecciano varie accuse, che come in un romanzo d’epoca includono furti, tentativi di avvelenamento, seduzioni e scandali.

Corriere delle Puglie del 7 luglio 1906, pag. 2

Quel che viene riportato non è stato ascoltato direttamente dal giornalista dato che il processo si svolse a porte chiuse. Emerge comunque una sostanziale confessione di Nicola Colacicco che cerca attenuanti. Vendette i gioielli rubati a Napoli, e una volta scoperto cercò per giunta di andarli a recuperarli, senza successo.

Corriere delle Puglie del 8 luglio 1906, pag. 3

Corriere delle Puglie del 11 luglio 1906, pag. 3

Va ricordato che all’epoca veniva considerato sconveniente per una donna il farsi ritrarre comunque vestita ma in tenuta da notte.

Corriere delle Puglie del 12 luglio 1906, pag. 2

Corriere delle Puglie del 13 luglio 1906, pag. 2

Corriere delle Puglie del 14 luglio 1906, pag. 2

Corriere delle Puglie del 15 luglio 1906, pag. 2

Corriere delle Puglie del 17 luglio 1906, pag. 3

Nicola Colacicco non si diede per vinto, e provò nuovamente ad appellarsi alla giustizia facendo ricorso in Cassazione.

Corriere delle Puglie del 13 novembre 1906, pag. 2

Una vicenda conclusasi in favore della famiglia Netti dal punto di vista legale.

Ma non abbandoniamo i protagonisti di questa vicenda. Abbiamo detto che il tutto è partito, come anche inizia la testimonianza ad inizio processo, con i sentimenti provati da Nicola Colacicco verso la giovane Maria Luigia Pontrandolfo.

Mi sono dunque adoperato nella ricerca di qualche documento. Sapendo che il padre di Maria Luigia si chiamasse Pietro, ho cercato tra gli atti di nascita scartabellando tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta del diciannovesimo secolo. Fin quando ho trovato una Maria Luigia Pontrandolfo figlia di Pietro. E come sono certo che non si tratti di una omonima?

Atto di nascita di Maria Luigia Pontrandolfo del 1885

Ebbene: una nota a margine dell’atto di nascita suggella il vero lieto fine a questo racconto, una nota con la quale veniamo a sapere che l’amore provato da Nicola Colacicco verso Maria Luigia Pontrandolfo ha resistito ed infine i genitori di lei hanno acconsentito al matrimonio, avvenuto a Bari il giorno 11 marzo 1907.

La solennizzazione avvenne proprio nelle prigioni dove era detenuto Nicola Colacicco. La sua professione riportata sull’atto di matrimonio curiosamente è “enologo“.

Famiglia Colacicco – Pontrandolfo

Nicola Colacicco era nato dal secondo matrimonio di suo padre Francesco Colacicco, rimasto vedovo a soli 33 anni.
Maria Luigia Pontrandolfo era figlia di Pietro Pontrandolfo, di professione cocchiere o trainante.
Ho provato a cercare velocemente tra gli atti di nascita dal 1907 e il 1910 ma non mi sembra di aver trovato tracce di loro figli in questo intervallo.

Una storia di denaro, veleno, pentimento e amore.

Fonti consultate

Corriere delle Puglie del 8 giugno 1906, pag. 3
Corriere delle Puglie del 24 giugno 1906, pag. 2
Corriere delle Puglie del 7 luglio 1906, pag. 2
Corriere delle Puglie del 8 luglio 1906, pag. 3
Corriere delle Puglie del 11 luglio 1906, pag. 3
Corriere delle Puglie del 12 luglio 1906, pag. 2
Corriere delle Puglie del 13 luglio 1906, pag. 2
Corriere delle Puglie del 14 luglio 1906, pag. 2
Corriere delle Puglie del 15 luglio 1906, pag. 2
Corriere delle Puglie del 17 luglio 1906, pag. 3
Corriere delle Puglie del 13 novembre 1906, pag. 2

  • Raffaele Bongallino

    Bruno Vespa non era ancora nato, altrimenti avrebbe trattato a “Porta a porta” queste vicende santermane. La curiosità popolare per vicende finite in processi è una consuetudine. Ma Colacicco aveva tanti soldi da arrivare…alla cassazione?