Michele Garruba racconta Santeramo

Michele Garruba è noto principalmente per aver messo nero su bianco la storia di Bari e del suo territorio, a cui appartiene anche Santeramo. In un volume del 1844 descrive minuziosamente Santeramo e la sua storia allora conosciuta, con tanto di riferimenti bibliografici a bolle papali. Si sofferma anche sulla descrizione ambientale, sugli edifici e chiese presenti e su alcune incisioni. Per la fauna cita anche la presenza di cinghiali, specie che solo 20 anni fa è stata abusivamente reintrodotta dai cacciatori sulla Murgia con esemplari non autoctoni. Considerando l’importanza della sua opera ho deciso di riportare di seguito le parti riguardanti Santeramo, affinchè possano aiutare chi vuol approfondire la storia del nostro paese. Buona lettura!

Garruba

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XLIV.° DOFERIO (XL)

Nel corso dello stesso 1188 fu eletto a successore di Rainaldo un DOFERIO, il quale secondo l’Ughelli fu consacrato da Papa Clemente III, nel 13 Dicembre dell’anno medesimo (1). Il primo atto di DOFERIO di cui si abbia memoria è dell’anno 1193, e concerne la donazione della Chiesa di S. Efrem nel territorio di Acquaviva a favore di Petrace Abbate del Monastero di S. Erasmo, che allora esisteva nel sito, ove poi surse il comune di Santeramo (2).

(1) De Archiepisc. Barens

LIV.° NICOLO’ II.° BRANCACCIO (L)

Fu caro questo nostro prelato alla Regina Giovanna, la quale chiamollo Consiliarum, et Fidelem nostrum dilectum in un diploma del 1374, col quale gli confermò le terre di Santera,o, e di Cassano (4)

(4) Le Terre di Santeramo, e di Cassano, per effetto di antecedenti concessioni da noi riferite, appartenevano alla nostra Chiesa Arcivescovile, la quale ne’ diversi sconvolgimenti politici ne avea perduto il possesso. Il diploma correlativo, che dicesi ricavato dall’Archivio del nostro Duomo, fu esibito negli atti della lite, che circa la metà del passato secolo agitassi presso l’abolito S. R. C. tra l’Università di Santeramo e l’illustre Marchese di quella Terra; a futura memoria trascriveremo in questo luogo lo squarcio di siffatto documento, che in una dotta Allegazione da noi replicatamente citata, inserì il Signor D. Giuseppe de Luca. Eccone le parole.
Proinde revolventes intra claustra nostri pectoris laudabilia, grata, et accepta servitia culmini nostro fideliter, et constanter cum puro corde, et quadam gratitudine circa ritum nostrum in arduis negotiis, et rerum ponderibus continue emergentibus per Venerabilem Presbyterum NICOLAUM BRANCATIUM DE NEAPOLI, ARCHIEPISCOPUM BARENS, CONSILIARUM, ET FIDELEM NOSTRUN DILECTUM, quod conatus est, et conatur semper virtuti suae magis addicere, et se ad affectum bonorum operum nostro culmini reddere, perseguentes, et ut DEO ET VENERABILIBUS DEI LOCIS ALIQUALE TALENTUM nostrae gratitudinis persolvatur, eidem Artchiepiscopo, et successoribus in eadem Ecclesia Barensi, damus, donamus, tradimus, atque concedimus in perpetuum, ex certa nostra scientia, proprii motus instinctu, liberalitate mera, et gratia speciali, omnia, et quaecumque iura quae dictus Franciscus de Bausio Dux Andriae proditor et rebellis Majestatis nostrae, olim utilis Dominus Terrae Aquaevivae de Provinvia Terrae Barii, noviter ad nostram Curiam devolutae, et Majestatis nostrae manus dominium integratae ac etiam quae antecessores sui, utiles Domini Aquaevivae habebant, seu habere soliti erant in et super homines Terrarum seu Castrorum Cassani et S. Erami de Provincia Terrae Barii seu forsan juriurn ipsarurn terrarum, utique ipsius Archiepiscopi, et dictae Ecclesiae suae Barensis, et omnia quae ab ipsis hominibus percipiebant, et percipere consueverant ratione territorii, seu jurisdictionibus, ac districtus dictae terrae Aquaevivae, et maxime jura terragiorum humeragiorum, affidatorum, et pascuorum, et quarumlibet aliorum. Ita quod ex nunc dictus Archiepiscopus, praedictique ejus dictae Ecclesiae successores, praedicta Castra Cassani, et Sancti Erasmi, et ornnes ipsorurn Castrorum habeant terram, aquam. pascua, et sylvas etc.: quoad usum lignaminum, et domorum herbarn, glandes, quoad usum eorum, et animalium eorumdem communes, et communia cum Terra Aquaevivae, seu hominibus ipsius; ita tamen, quod omnibus supradictis juribus, seu aliis quibuscumque, de quibus homínes dictorum Castrorum Cassani, et Sancti Erami respondebant, et erant soliti respondere quomodocumque, et qualitercumque praeterito tempore, tam praedicto Francisco quam aliis Dominicis Officialibus, Bajulis seu Forasteriis dictae Terrae Aquaevivae ex nunc in antea respondere dicto Archiepiscopo, et successoribus suis in Ecclesia praelibata, et dictae Ecclesiae Barensi in perpetuum, et pro futuro etc. etc.

§ 23. SANTERAMO

Terra posta sul confine meridionale di questa provincia nel distretto di Altamura, distante ventisei miglia da questa città. Il suo territorio confina con que’ di Gioja, Cassano, Acquaviva, Altamura, Matera e Laterza. Si riguarda come diviso in tre parti appellate Bosco, Murgie, e Matine. Bosco è detta quella parte del territorio, che cinge il paese, cosi chiamata, perchè una volta era coperta di alberi, ora quasi tutta messa a coltura. Le Murgie, continuazione degli Appennini, sono un’estensione elevatissima su le Matine piena di sassi e con pochi alberi, addetta unicamente alla pastura del bestiame. Le Matine sono una pianura spaziosa, in continuazione di quelle di Castellaneta, Mottola, Laterza, Matera, Altamura, Gravina, Minervino, Spinazzola e Foggia, e sono dette Matine da Matino, monte nella Lucania che le sovrasta (1). L’aria di queste pianure non di rado è insalubre a causa delle acque, che vi si raccolgono dalle alture, e che vi ristagnano specialmente nell’està: vi producono una esalazione miasmatica tale che alcuni anni ha fatto strage de’ contadini, che si radunano nelle Massarie per la messe e per la trebbia. Nelle due altre parti del territorio si respira aria saluberrima, e perché non vi sono acque stagnanti, e perché esposte a tramontana e per la maggior parte coverte di piante. Produce frumento e legumi di ogni specie, che vende ne’ diversi paesi della provincia: vi sono pure buoni pascoli pel grosso e pel minuto armento, che offrono ottimi latticini, de’ quali si fa commercio con questa città, e con altri luoghi della nostra e delle provincie limitrofe. Nella parte montuosa , ch’è sparsa di lentischi, e di altri frutici comuni, vi si allevano razze di giumente, che danno buoni cavalli, migliori di quei  che notò il Giustiniani. Ne’ suoi boschi non manca cacciagione di lepri, gatti selvatici, e talvolta di cignali: vi abbondano le beccacce ed altri volatili indigeni delle nostre foreste.
Sù I’origine di questa Terra non si hanno notizie certe al di là della fine del secolo dodicesimo: oltre dello Statuto di Rainaldo da noi riferito alla pag. 183, si ha memoria di Santeramo in un diploma dello stesso Arcivescovo del 1180, ed in altro del 1193 di Doferio suo immediato successore (2). Da’ quali documenti, e da altri posteriori anche si scorge che quella terra andò pure soggetta al duro giogo della feudalità, e che primi suoi baroni per lunga pezza furono i nostri Arcivescovi (3), all’autorità de’ quali fu sempre com’è tuttavia soggetta nello spirituale.
Santeramo ha la sua particolare amministrazione , ed è residenza di un Giudice regio circondariale.
La cura spirituale della popolazione, che conta oltre gli ottomila abitanti, è presso dell’Arciprete, che viene coadjuvato dal Clero ricettizio numerato di trenta Partecipanti, de’ quali dieci maggiori e tra essi un Primicerio ed un Cantore, e venti Partecipanti minori, giusta il Piano approvato con Sovrano Rescritto del 5 novembre 1825 (4).
La Chiesa matrice intitolata a Sant’Erasmo Vescovo e Martire è piuttosto di buona moderna struttura: fu consecrata da Monsignor Venditti Vescovo di Polignano nell’ anno 1741, (5). Nella stessa si conservano diverse sante Reliquie non insigni, e fra esse un dito pollice di S. Erasmo, ch’è il Protettore principale del comune, di cui si celebra solennemente la festa nel giorno 2 giugno di ciascun anno. Vi è pure l’antica Chiesa matrice egualmente intitolata a Sant’Erasmo ma per vetustà ridotta in cattivo stato (6). Sonori eziandio diverse Cappelle cioè – 1. Quella di San Giuseppe uffiziata dalla Congrega sotto la stessa invocazione – 2. quella dell’Annunziata in cui è stabilita l’altra Fratellanza sotto lo stesso titolo – 3. del Purgatorio, nella quale ne’ tempi antichi radunavasi una Congrega composta di persone civili, e questa dismessa, vi si è stabilita l’altra detta di S. Erasmo – 5. quella di S. Eligio6. quella de’ signori Sava7. E altra di San Domenico, ed in fine I’ – 8. della Madonna della Pietà: le due ultime sono poste a poca distanza dell’abitato – Nell’agro santermano sonovi pure diverse Cappelle rurali (7).
Evvi in Santeramo una Casa religiosa di Minori Riformati di San Francesco: fu edificata nell’anno 1672 nel sito piè elevato del comune accanto alla Cappella di San Rocco da cui prese il nome: ordinariamente vi riseggono dieci religiosi sacerdoti, i quali attendono al culto della propria Chiesa ed al profitto spirituale degli abitanti (8). Infine sonovi in Santeramo diversi Stabilimenti di Beneficenza; primo de’ quali è da dirsi quello del Santissimo, che ha una Congrega eretta nella Chiesa matrice; 2. il Monte della Pietà3. quello del Rosario – 4. del Purgatorio – 5. finalmente il Monte Jacoviello non ha guari fondato dal pio sacerdote D. Francesco Paolo Jacoviello, che gli ha dato il nome – Il primo e l’ultimo sono amministrati dalle rispettive Commessioni parziali; gli altri tre dalla Commessione comunale, tutti poi nella dipendenza del Consiglio Generale degli Ospizi.

NOTE

(1) Il nome Matine si crede derivato dal monte Matino nella Lucania: Orazio fece menzione del Littus Matinum nel dialogo tra Archita ed il Navalestro: vedi I’Ode XXVIII. del libro primo – Anche Lucano nel lib. 9. lasciò scritto Calidi lucent buxeta Matini.

(2) Nella nostra Eoniade al N.° 6 de’ Diplomi ponteficii notammo Bulla Raynaldi Archiep. Baren de concessione Monasterii S. Erasmi etc. etc. A. D. 1180, ed al N.° 12 – Bulla Doferii Archiep. Baren de concessione Monasterii S. Erasmi etc. etc. – A. D . 1193 -; e di tali due Bolle facemmo menzione negli articoli degli accennati due venerandi Prelati, sicche vedi le pag. 192 n. (11) e 195 n. (2).
pag. 192 (11) Nell’Eoniade alla pag. 44 N. 6 leggesi. Bulla RAYNALDI Archiepiscopi Baren pro concession. Monasterii S. Erasmi Ecclesiae S. Petri Acquavivae, ae Ecclesiae S. S. Mariae Casascianno ec. A. D. 1180.
In un’allegazione data alle stampe nel 1765 dal Dottor D. Giuseppe De Luca, di Santeramo quella concessione si dice fatta a RAINALDO Abbate di quel Monastero de’ Benedettini, che poi fu soppresso, come noteremo a suo luogo. Vedi il Cap. IV. pag. XLI.
pag. 195 (2) Nell’Elenco del Calefati al N 12 de’ diplomi pontefici si legge Bulla DOFERII Archiepiscopi Baren de concess. Monasterii S. Erasmi Ecclesiae S. Efrem in territ. Aquavivae A. D. 1193. Vedi la pag. 44 dell’Eoniade, e vedi pure l’Allegazione del de Luca accennata nella nota (11) dell’articolo precedente.
pag. 193 (11) Nell’Eoniade alla pag. 44 N. 6 leggesi. Bulla RAYNALDI Archiepiscopi Baren pro concession. Monasterii S. Erasmi Ecclesiae S. Petri Acquavivae, ec Ecclesiae S. Mariae Casascianno ec. A. D. 1180.

(3) Da’ diplomi testè citati, e dall’altro di Andrea III. anche nostro Arcivescovo, notato alla pag. 203 n. (6), evidentemente si scorge primi feudatarii di Santeramo essere stati i nostri sacri Pastori, i quali ne fecero concessione a Petrace e Nicola Abati del Monastero di S. Erasmo: costoro ne furono spogliati, e poi nel 1220 redintegrati dalla famiglia Fontanellis, che signoreggiava in Acquaviva, come notammo alla pag. 203 n. (7); ma dopo pochi anni, abbandonato o soppresso quel Monistero, l’Arcivescovo dì quel tempo (Errico Filangieri) fu redintegrato nel possedimento di quel feudo mercè Bulla lnnocentii Pp. IV. concessionis Ville S. Erasmi pro Ecclesia Baren A. D. 1253, riferita al N.° 19 de’ diplomi ponteficii rapportati nella nostra Eoniade. La nostra Chiesa possedè quel feudo insino a’ tempi di Giovanna I. – Ladislao nel 1410 lo vendè a Pietro Bucio de Senis; e contro di tale vendita l’Arcivescovo (Nicolò Pagano) fece doglianza al Papa Eugenio IV, cosicché fu spedito monitorio contro l’acquirente de Senis, il quale non pertanto continuò a possedere Santeramo, e lo ritenne poi Salvatore suo figliuolo, e dopo una figlia di lui la quale nel 1485 portollo in dote ad Ottavio Carrafa seniore. Questa illustre famiglia lo possedè per tre generazioni ed insino ad Ottavio Carrafa juniore, il quale non avendo avuto prole maschile, per mezzo di Porzia sua figlia maritata a Marino Caracciolo recò il feudo in questa nobilissima famiglia, la quale con titolo marchesale continua a possederlo.
pag. 203 (6) Nell’elenco de’ diplomi pontifici il Calefati notò Bulla ANDREA Archiescopi Baren in qua concedit Abbati S. Erasmi ipsum Monasterium, Casalem, cum omnibus pertinentiis suis etc. A. D. 1217. Vedi l’Eoniade alla pag. 45. n. 16
pag. 203 (7) Nell’Allegazione del Signor D. Giuseppe de Luca da noi citata parlando delle concessioni di Rinaldo, e di Doferio a favore del Monastero di Sant’Erasmo, si pone all’anno 1226 la restituzione fatta ad ANDREA del Monastero, e del Casale di Santeramo ed alla pag. XXIV. si leggono trascritte le parole dell’atto che a 23 Marzo di detto anno ne formò Stefano Notajo del Fontanellis. Insuper (dettò quel Feudatario) ad petitionem praedicti Domini Barensis Archiepiscopi, restituimus ei Casale S. Erasmi recipienti pro parte Monasterii S. Erasmi, quod, a tempore mortis Dominae Constantiae Imperatricis memoriae recolendae, injuste nos agnovimus usque ad haec tempora tenuisse. Ut autem nos, et haeredes nostri hoc adimpleamus, et adimpleri in perpetuum faciamus, praedictus Dominus Archiepiscopus ad preces nostras excommunicationem publicam promulgavit. Excommunicavit etiam omnes illos, qui hanc concessionem nostram violare presumpserint, vel ei ausu temerario dissentiri. Questo diploma secondo il de Luca conservavasi a’ suoi tempi (nell’anno 1765) nell’Archivio del nostro Duomo, ma a noi non è avvenuto di poterlo consultare.

(4) Vedi la pag. 780 nota (8) al §. Casamassima.
pag. 780 (8) Questo numero è conforme a quello stabilito nel Piano di quella Chiesa approvato da Sua Maestà con Real Rescritto del 5 novembre 1825, così concepito.

Ministero e Real Segreteria d Stato degli Affari Ecclesiastici
2° Ripartimento
numero 1585
Illustrissimo e Reverendissimo Signore
Ho rassegngnato a S. M. i Piani de’ Titoli di sacre ordinazioni formati da V.S. Illustrissima e Reverendissima per le Chiese Ricettizie sotto i titoli di S.M. Assunta in Cielo ne Comune di Binetto, di S. M. de la Porta nel Comune di Palo, della SS. Annunziata del Comune di Cellammare, di S. Erasmo nel Comune di Santeramo, di S. Nicola nel Comune di Montrone, e di S. Croce nel Comune di Casamassima, e rimessi col suo rapporto de’ 2 novembre del passato anno 1824. E la M. S. in veduta del parere dato su tali Piani dalla Commissione de’ Vescovi, nel Consiglio Ordinario di Stato de’ 27 del passato mese di ottobre, si è degnata di approvarli: ordinando che su la massa comune della Chiesa di Binetto, la di cui rendita netta è di annui ducati 426:82, si assegnino docati cento al Parroco, che percepisce docato uno, e grana quaranta dall’ex-Barone del luogo; e si fissino due porzioni maggiori di docati sessanta l’una, e quattro minori di ducati cinquanta per ciascuna: che su la Massa comune della Chiesa di Palo, che ha la rendita netta di docati 1543:90 all’anno, si prelevi la congrua del Parroco in docati duecentoquaranta, e si stabiliscano dieci porzioni maggiori di docati cinquanta l’una, e venti minori di docati quaranta per ciascuna: che su la massa comune della Chiesa di S. Erasmo, la di cui rendita ascende ad annui docati 2994:67, si stabilisca la congrua del Parroco in docati cinquecentocinquanta e si formino dieci porzioni maggiori di docati cento l’una, e venti minori di docati settanta l’una, che su la massa comune della Chiesa di Montrone, la di cui rendita netta ammonta ad annui docati 823:16, si assegnino al Parroco ducati duecento per la congrua, e si stabiliscano due porzioni maggiori di docati ottanta l’una, e sei minori di docati cinquanta per ciascuna: che su la massa comune della Chiesa di Cellammare, la di cui rendita è di annui docati 220:03, si prelevino pel Parroco docati cento per sua congrua, e si fissino due porzioni di docati sessanta l’una: e che finalmente su la massa comune della Chiesa di Casamassima, che ha la rendita netta di annui docati 3138:10, si assegnino docati cinquecento al Parroco oltre la sua congrua particolare di docati centocinquanta; e si formino dieci porzioni maggiori di docati centocinquanta l’una, e quattordici minori di docati ottanta per ciascuna.
Ha poi la M. S. determinato, che i superi, che avanzano sulle masse comuni delle indicate Chiese vadano a beneficio delle stesse Chiese.
Ha nel tempo stesso S. M. risoluto, che tanto la presente, Sovrana disposizione, quanto le altre contenute nelle Reali Istruzioni de’ 18 novembre 1822, debbano far parte degli Statuti delle surriferite Chiese, qualora li abbiano, e sieno muniti di Regio Assenso, nel primo caso V. S. Illustrissima e Reverendissima di concerto con li rispettivi Cleri, debba formare gli Statuti, e rimetterli in questo Ministero, e real Segreteria di Stato, per essere muniti del cennato Regio Assenso; e nel secondo caso debba mandare nello stesso Ministero gli antichi Statuti per interporvisi il medesimo Regio Assenso
Nel Real nome partecipo a V. S. Illustrissima e Reverendissima questa Sovrana Risoluzione per l’intelligenza sua, e de’ Cleri delle mentovate Chiese, e pel corrispondente adempimento
Napoli 5 novembre 1825
Il Marchese Tommasi
A Monsignor Arcivescovo di Bari

(5) Nella colonna posta dirimpetto al battistero leggesi la seguente Iscrizione.

TEMPLUM. HOC. LECTOR.
PARVO. AERE. INCEPTUM. SACELLI
REDDITIBUS. PIOQUE. BENEFICTORUM. STIPE
COMPLETUM. ANNO DOMINI MDCCXXIX.
ILLUSTRISSIMUS D. ANDREAS VINDICTI
POLYMIANEN ECCLESIAE ANTISTES PRAESTANTISSIMUS
DICAVIT. SIMUL, ATQUE
SUB POTENTISSIMO DIVI ERASMI PATRONI TUTAMINE VOVIT.
VII IDUS JULIAS XDCCXXXXI.
FESTUM VERO EIUSDEM TEMPLI CONSECRATIONIS
AD XX USQUE DIEM PRAEFATI MENSIS TRANSLATUM
TABULAE AUTEATICAE SATIS OSTENDUNT.

(6) In quell’antica Chiesa matrice sonovi varie iscrizioni, che a futura memoria inseriamo in questo luogo: sù la porta maggiore si legge.

VENITE EXULTEMUS DOMINO
OMNES POPULI 1587

Su la porta piccola leggesi altra iscrizione cosi concepita

ANNO D.I 1526
HANC CAPPELLAM F.F. JACOB DE ECOLA

A lato del finestrone destro leggesi

DIE 29 MAJI 1614 FU RENOVATA QUESTA CHIESA

E sotto dello stesso finestrone si legge

SANCTUS ERASMUS PATRONUS – SANCTUS ERASMUS PATRONUS

(7) Nel perimetro del territorio di Santeramo sonavi cinque Cappelle rurali in diversi siti, e nelle tenute e grandi masserie de signori De Laurentiis, Sava, De Santis, e due in quelle della Casa marchesale

(8) Contribuirono alla costruzione del Convento I’Università e D. Giambattista Caracciolo Marchese del luogo, il quale diede ducati ottocento e si obbligò mundo durante a somministrare alla famiglia religiosa ducati cinquanta e dodeci tomoli di grano in ogni anno; la medesima obbligazione fu fatta dalla Università: dal canto suo la nuova Comunità del Convento si obbligò scegliere abile religioso, il quale dovesse fare tanto le prediche dell’avvento che quelle della quaresima. Ma col tempo si alterò tale convenzione, cosicchè nell’anno 1755 fu fatta transazione fra il Convento e l’Università con che i religiosi rimasero esonerati dal mandare il predicatore dell’avvento e della quaresima, e l’Università in cambio di dare la convenuta prestazione annuale in denaro ed in grano, desse annualmente e mundo durante soli ducati trentasette. Tale convenzione fu approvata dalle due Supreme Potestà nel corso dello stesso anno.
E qui a futura memoria inseriamo due iscrizioni che leggonsi nella prospettiva della Chiesa del Convento: la prima è così concepita.

DIRUTI PROSPECTUS
INSCRIPTIO
A. D. MDCLXXV.
JOANNES BAPTISTA CARACCIOLUS
MARCHIO S. ERASMI. ANAGRAMMA PURUM
ANNO NOVIT ARCEM SERAPHIC0S
AMAT AC SACRIS CIBIS ALIT.
DISTICON
HANC AEDEM BAPTISTA BREVI CARACCIOLUS, ANNO
MUNERE COSTRUXIT MUNERA SACRA TULIT.
ARCHITECTUS FR. A CHRIPTALIIS SALVATOR.

La seconda del seguente tenore

HANC TEMPLI FACIEM
ET QUAE PRIORA POST VALVAS
DUO INDE HINC EXTANT ALTARIA
SATIS SUPERQUE CIVIUM S. ERASMI CRESCENTE
NUMERO PIETATE FREQUENTIA, ET CHARITATE
POST ANNOS CLXIII.
AB ANTIQUA COENOBII ERECTIONE
AD MAIOREM DEI, ET B. ROCHI GLORIAM
ET AD LATIOREM MULTITUDINIS CONVENIENTIAM
MINORES REFORMATI FRATRES
A. R. S. M.D.C.C.C.XXXVIII MEMORABILI
A COMITIIS PROVINCIALIBUS HEIC PRIMUM
CONCELEBRATIS
CONSTRUI CURARUNT

Santeramo ricorda con piacere diverse persone, che I’anno illustrato chi per bontà e santità dì vita, chi per cariche luminose degnamente sostenute, e chi per produzioni scientifiche e letterarie date alla luce – E tra le prime merita di essere allogato un Fr. Filippo da Santeramo di famiglia Nocco religioso di quel Convento nel quale menò vita penitente e mortificata, e che ivi finì di vivere con odor di santità a 13 luglio 1772; il suo cadavere fu depositato nel sepolcro de’ religiosi – Appartiene pure a questa categoria Suor Chiara Francesca dell’Immacolata di famiglia Giannini bizzoca del terz’ordine di San Francesco, la quale, dopo aver menata vita penitente illibata ed esemplare, nella fresca età di trentatre anni morivasi in quella terra in concetto di vera Serva di Dio poco dopo la metà del secolo passato: Fr. Giantommaso da Cassano religioso riformato, ch’era suo confessore, ne scrisse la Vita, che disgraziatamente si è dispersa.
E per cariche luminose degnamente occupate ricorderemo un Carlo de Laurentiis nato in Santeramo poco dopo la metà del secolo passato: costui fin dall’infanzia mostrò svegliatissirno ingegno, che i suoi genitori Luigi e Fracesca Coccoli ebbero cura di coltivare: fatti con profitto gli studi elementari in provincia andò a perfezionarli nella capitale, ove sopra tutto attese con impegno allo studio della giurisprudenza, nel quale ebbe a precettori pria un Oronzio Fighera, e poscia un Costantino Melillo celebri avvocati napoletani di que’ tempi. Gli fu anche a cuore lo studio del dritto pubblico, che apprese con successo da Conforti e da Pagano. Avvolto nelle politiche peripezie, che segnalarono gli ultimi anni del secolo passato, emigrò oltremonti, e fatta colà, in Parigi, ricca conquista della scienza della legislazione novella, che a quell’epoca pubblicavasi in Francia, gli fu facile poi di svilupparla meglio che ogni altro, allorchè reduce in patria fu chiamato a sedere come giudice, pria nel tribunale straordinario per le tre provincie degli Abruzzi, e quindi da Regio Procuratore del Tribunale di prima istanza della Calabria Citeriore, e poi in quello di Capitanata. Ivi essendo, e per la sua integrità e per i suoi estesi lumi ben meritando la pubblica e la privata soddisfazione, fu promosso al posto di Procuratore Generale, che per cagionevole salute cambiò con quello di Presidente di quella Gran Corte Criminale. Afflitto dalla gotta e logorato dalle fatiche, chiese ed ottenne di esser alleviato dal peso della presidenza, e fu quindi uno de’ Giudici della Gran Corte di Appello stabilita il Altamura e poscia sotto il nome di Gran Corte Civile trasferita in Trani, ove colpito d’apoplesia chiuse la sua onorata carriera a 6 luglio 1822, in cui finì di essere mortale. Ne’ suoi verdi anni scrisse varie dotte allegazioni, che per la maggior parte furono messe a stampa, e riscosse gli applausi non solo de’ grandi uomini ch’ei ebbe a maestri bensì degli altri, che a que’ tempi fiorivano abbondevolmente nella Capitale. Di questo dotto ed integerrimo Magistrato scrisse un più diffuso articulo biografico il signor Conte D. Francesco Viti degnissimo Sottintendente del distretto di Città Santangelo. Vedi la Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli al Tom. XV.
In fine per opere date alla luce crediamo dover qui rammentare il valente giureconsulto D. Giuseppe de Luca autore di una dotta Allegazione, nella quale trattò Dell’origine e del progresso della Terra di Santeramo, e del suo territorio, ec. ec, stampata in Napoli in 4.° nell’ anno 1765: tale produzione fu obbliata dell’ Ab. Sorta e dal Giustiniani; noi abbiamo accennata alle pagini 192, e 276. Merita in fine di essere ricordato il Dottor Francesco Amenduni della Marra, il quale fu chierico ed ebbe un benefizio laicale sotto il titolo di San Lorenzo. Fece con successo i suoi studi in questo almo Seminario, e del profitto ricavato sì nelle lettere che nelle scienze divine ed umane diede luminose pruove in diversi cimenti letterari. Non sentendosi chiamato allo stato chiericale ne depose I’abito, e recatosi in Napoli applicossi agli studi forensi ne’ quali fu laureato. Per quel che sappiamo diede alla luce una Dissertazione sù la Bolla della Crociata concessa dal Pontefice Pio VI. al Re Ferdinando IV. ec. ec. Napoli 1790 in 8.° – L’ Avvocato napolitano Gio: Paolo Torti elogiò quest’opuscolo, come si legge in fondo dello stesso; e fece altrettanto il P. D. Pasquale Garofalo de’ Duchi di Bonito teatino nella sua Dissertazione Teologico-Dommatica sul sacrosanto mistero della SSma Trinità stampata in Napoli in 8.° nell’anno 1796 dalla Tipografia dell’Arcadia Reale – Vedi la pag. 24 n. (46).

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Fonti consultate

Serie critica de’ sacri pastori Baresi, Michele Garruba, Tipografia Fratelli Cannone, Bari, 1844, p. 906-912

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