Giacomo Lassandro e Palazzo Sava

Santeramo ospita diverse chiese e nella sua storia ha ospitato vari gruppi di monaci, a partire dai benedettini che si instaurarono sul nostro ermo colle. Una delle comunità più recenti è quella dei “Monfortani“. Vediamo come sono arrivati da noi.

Palazzo Sava

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PALAZZO SAVA

È un complesso architettonico costruito da una parte monumentale adibita a civile abitazione, una cappella dedicata alla Madonna del Rosario, un’ala utilizzata dai Padri Monfortiani e un giardino interno. Il portone d’ingresso principale immette in un cortile rettangolare dominato dal prospetto monumentale, in stile barocco, con elegante scalinata, e loggiato a tre arcate dotate di balaustre al primo e secondo piano, ed ornate da festoni e cornicione all’ultimo piano. Gli appartamenti del primo piano, rimaneggiati in diversi periodi, attualmente conservano buona parte degli stucchi, decorazioni e arredi ottocenteschi; sulla volta di una camera, vi è un affresco del 1661, raffigurante San Marco Evangelista, opera di Nicola Gliri di Bitonto; in buone condizioni i motivi decorativi del 1903 di Giuseppe Uva. La chiesetta annessa, grazie alla cura dei Padri Monfortiani, presenta in ottimo stato le decorazioni, dorature, pitture, e l’originale architettura interna. Ha opere che vanno dal Cinquecento (due donne all’ingresso), al 1895 (quadro della Madonna di Pompei, opera di R. Liberti). L’altare maggiore, preconciliare, è in legno.

tratto e adattato da I Palazzi Storici Santeramo in Colle, Murgia Pride, 2015

La chiesa di Santa Maria del Rosario

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S. MARIA DEL ROSARIO

È una chiesa annessa al palazzo della famiglia Sava, dalla quale fu costruita nel secolo XVI ed ampliata e decorata nel 1895. Non si sa a che debba attribuirsi la data 1773 incisa su un battente di un portone di legno. Il sacerdote Giacomo Lassandro, tornato dall’America, acquistò col palazzo e il giardino anche la chiesa e donò parte del palazzo con la cappella ai Religiosi Monfortiani nel 1955. Questi, dopo lavori di adattamento vi hanno aperto un noviziato.

L’esterno
La facciata ha movimento ondulato per gli scomparti laterali concavi. È delimitata lateralmente da lesene su plinti e coronata da timpano curvilineo con cornice fortemente sagomata.
Il portale, con volute all’altezza dell’architrave, è sormontato da aggettante cornice. Divide il prospetto una doppia cornice, sorretta da quattro mensole, decorate da piccole volute, anelli e peducci.
Il frontone curvilineo di coronamento è aperto al centro da occhio ellissoidale con cornice sagomata, ed è affiancato nei due lati dalle statue in nicchia a destra di S. Pietro e a sinistra di S. Paolo, collocate sul prolungamento delle lesene. Conclude il frontone nella mezzeria una cimasa ornata da festone.

L’interno
La pianta ha forma ellissoidale (mt. 12,80 x 6,50) […]

tratto e adattato da Le chiese della Diocesi di Bari: note storiche e artistiche, Nicola Milano, Levante, 1982

Giacomo Lassandro, Padre Barnabita

Giuseppe Lassandro nacque a Santeramo nel 1835. Sposò Nunzia Maria Lasala, originaria di Matera. Ebbero diversi figli, tra cui Giacomo Lassandro, nato il 2 aprile 1878. Giuseppe era vicino agli ambienti ecclesiastici, ed infatti era un sagrestano.

Famiglia Lassandro – Lasala

Il figlio Giacomo seguì un percorso religioso come missionario e padre barnabita. Viaggiò molto e il 21 gennaio 1925 giunse per la prima volta in America, a bordo della nave Conte Rosso partita da Napoli e giunta a New York. Per diversi anni visse negli Stati Uniti. ma costantemente tornava in Italia, come risulta dai successivi documenti di sbarco ad Ellis Island datati 1927, 1930, 1932, 1936 e 1939.

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LASSANDRO P. GIACOMO (1878-1953) Barnabita

Per 40 anni dimorò negli Stati Uniti d’America come missionario e Vice-Parroco. Ritornato a Santeramo comperò dalla famiglia Sava la Cappella signorile della Madonna del Rosario, una parte del grande palazzo col retrostante giardino che donò ai Padri Monfortani per l’esercizio del culto e perchè nascesse una casa di religiosi. Morì nel 1955.

tratto e adattato da Alcuni figli benemeriti di casa nostra: Santeramo, Adolfo Porfido, Litotipografia Vitorchiano Poziello, 1992, p. 361

I monfortani

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PRESENZA MONFORTANA IN PUGLIA E A SANTERAMO

Ne abbiamo celebrato le Nozze di Perle (30 anni) lo scorso anno 1983 per la Puglia e celebreremo quelle per Santeramo l’anno prossimo. 1985. Ecco la storia di questa presenza monfortana nei miei ricordi.

Nel 1953 l’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazioni Infortuni sul Lavoro) inaugurava, con l’intervento del Presidente del Consiglio, (On. Alcide De Gasperi), il Centro Traumatologico di Bari, al lungomare Starita, alle spalle della fiera del Levante.
L’amministratore generale delI’INAIL, Ing. Giovanni Miraldi. aveva chiesto ed ottenuto, per il servizio d’infermeria e di assistenza sociale, un gruppo di Suore Monfortane, figlie della Sapienza. Le religiose a loro volta fecero istanza per avere un nostro Cappellano Monfortano per la cura spirituale di detto Centro Traumatologico. Espresso il parere favorevole del Consiglio della nostra Provincia Monfortana Italiana, nominai a quella mansione il P. Francesco Cogliati.
Fu fatto un contratto regolare con l’amministrazione del C.T.O. e, col benestare della Sacra Congregazione del Concilio presieduta dal Cardinal Giuseppe Bruno (benestare richiesto allora da particolari norme per l’Italia) e dell’Arcivescovo Mons. Marcello Mimmi, il Confratello s’installò nel suo posto di lavoro.
Sorse subito il problema di collegare il nuovo Cappellano a una nostra Comunità. La più vicina era a Nord quella di Roma o di Loreto, e al sud quella di Reggio Calabria un collegamento puramente giuridico e simbolico.
Ci si offerse di lì a poco la possibilità per un legame meno distanziato e più pratico. Il Canonico Giuseppe Perrone di Castellaneta, conosciuto per le sue belle pubblicazioni ascetiche e più ancora per la sua santa vita e una fervorosa devozione al Santo di Montfort, poco prima di morire aveva lasciato per testamento alla nostra Congregazione la sua casa perché i Monfortani vi mettessero una loro Comunità Missionaria.
isitando quella casa rimasi in forse se accettare o meno. Mi sembrava poco adatta alle nostre esigenze di vita comunitaria, incassata com’era nel fitto dell’abitato di Castellaneta, senza un cortiletto o un pezzo di verde.
Non bisogna credere ai sogni, si dice e con ragione. Però a volte, e risulta dalla Sacra Scrittura, il Signore si serve proprio dei sogni per indicare un cammino da seguire o una decisione da prendere. E cosi parve anche a me di vedere un’indicazione dall’Alto in quel che mi narrò la prima Superiora del C.T.O. di Bari, suor Giuseppina Cortinovis. Padre, mi disse, ho sognato. Ho visto che mentre noi Suore stavamo in questo bel quinto piano dell’Ospedale, non molto lontano il nostro Santo Fondatore. San Luigi-Maria Montfort, aveva preso alloggio in una modestissima e povera casetta…
Una spinta a dir di sì alla disposizione testamentaria del buon Canonico Perrone.
La piccola Comunità Monfortana prese possesso di quella casa di Castellaneta. Si cercò di adattarla il meglio possibile alle esigenze del nostro regolamento. Specialmente ci demmo da fare per approntare in cima all’edificio due piccole terrazze per i momenti di necessario sollievo dei Padri. Purtroppo non tardammo ad accorgerci che la cosa non andava: passeggiando su quelle minuscole terrazze si era sempre sotto gli occhi di tanti e tanti curiosi.

Ed ecco presentarsi, dopo alcuni mesi di vita a Castellaneta, l’occasione ideale e definitiva di Santeramo, offertaci dal Padre Giacomo Lassandro.
Padre Giacomo, santermano, era stato per lunghi anni missionario negli Stati Uniti.
Rientrato nel paese nativo per trascorrervi gli anni del tramonto, aveva comprato una parte della casa della nobile famiglia Sava. Penso che l’acquisto fosse stato fatto soprattutto per salvare la bellissima Cappella gentilizia dal pericolo di abbandono se non di profanazione.
Il buon Sacerdote, sentendo prossima la fine, si stava preoccupando di trovare una famiglia religiosa alla quale consegnare il piccolo complesso Sava.
Mi si passò la voce. Venni qui per una visita al Padre Giacomo e alla casa.
Entrando nella Cappella rimasi subito affascinato: una vera bomboniera sacra, elegante ed artistica, con sull’altare maggiore una grande, bellissima copia della Madonna del Rosario di Pompei, dovuta al pennello esperto del napoletano Renato Liberti e attorno, come a Pompei i tondini dei quindici misteri. Sulle pareti della Cappella altri due quadri che fanno pensare al Santuario costruito dal Beato Bartolo Longo: uno che riproduce quello dell’apparizione del Sacro Cuore a Santa Margherita Maria Alacoque, il quadro che a Pompei riscuote maggior venerazione dopo quello della Vergine del Rosario; l’altro, copia fedelissima del dipinto di Santa Caterina da Siena in estasi mentre riceve le stimmate, capolavoro di Federico Maldarelli che fu anche restauratore ispirato del quadro prodigioso della Madonna. All’affacciarmi poi nel giardino, mi si aprirono i polmoni in un gran respiro.
Tutto un insieme ideale per una nostra Comunità. Si accettò con riconoscenza il gran dono. Una riconoscenza che dura e durerà verso l’indimenticabile benefattore santermano Padre Giacomo Lassandro.
Così nel 1955 il primo gruppo di Monfortani, sotto la guida del carissimo e sempre ricordato Padre Francesco Pagnoncelli, lasciò la residenza di Castellaneta per installarsi in questa di Santeramo e tenere più vicino anche il Cappellano del C.T.O. di Bari.
L’anno seguente, 1956, dietro le insistenze dell’Arcivescovo di Matera. Mons. Giacomo Palombella, ci decidemmo a dare un contributo all’Opera Missionaria della P.O.A. (Pontificia Opera di Assistenza) istituita da Mons. Ferdinando Baldelli incoraggiata dal Papa Pio XII: accettammo di prendere a nostro carico la stazione Missionaria di Ginosa (provincia di Taranto e, allora, diocesi di Matera). Con il compito di assistere spiritualmente e in forma itinerante le famiglie contadine delle numerose masserie dell’agro ginosino visitate con un’auto-cappella.
La casa di Santeramo dal 1973 è diventata un po’ il cuore della nostra Provincia Italiana Monfortana: eletta a sede de! Noviziato ove si dà all’aspirante missionario della famiglia di San Luigi-Maria di Montfort la caratteristica e il carisma che gli devono essere specifici per t u t t a la sua vita di santificazione individuale e di attività missionaria. Noviziato che ha formato non solo dei giovani italiani, ma anche dei candidati dell’India, dell’Uganda, del Perù e, oggi ancora, della Vice Provincia Monfortana del Portogallo.
Vuol dire che l’ambiente di Santeramo è stato trovato adattissimo alla vita e attività di una Comunità Religiosa Monfortana e alla formazione intellettuale, spirituale e apostolica delle nuove reclute della Congregazione.
I Monfortani a Santeramo respirano in un’atmosfera di grande simpatia e generosità. Si sentono una Famiglia perfettamente integrata nella grande Famiglia di questo paese, così ricco di affettuosa cordialità e che vive sotto il nome e la protezione del Santo Vescovo e Martire Sant’Erasmo.

P. Pasquale Buondonno – Monfortano (Sup. Provinciale per l’Italia dal 1949 al 1960)

tratto e adattato da PRESENZA MONFORTANA IN PUGLIA E A SANTERAMO, P. Pasquale Buondonno – Monfortano, Partecipare n.108

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SANTERAMO IN COLLE

Alcuni accenni di storia da un articolo di P. Efrem per il cinquantesimo di presenza dei Missionari Monfortani a Santeramo. «Ricorre quest anno il cinquantesimo della presenza a Santeramo in Colle dei Missionari Monfortani. il passaggio di proprietà della chiesa Sava e della casa adiacente di Via Ladislao risale, infatti, al 15 settembre 1954, allorché don Giacomo Lassandro la cedeva ai Padri Monfortani nella persona dell allora Provinciale P. Pasquale Buondonno. Poteva questo monfortano nativo di Pompei esitare nell’accogliere questa offerta quando vide che sull’altare maggiore dominava la Vergine del Santo Rosario con S. Domenico e S. Caterina? In realtà se il nostro buon P. Buondonno aderì con entusiasmo all’offerta non fu certo solo per questo. Piuttosto, era un occasione ideale e provvidenziale per risolvere in modo definitivo la precaria situazione in cui versava la Comunità di Castellaneta, presente dalle cronache di cui siamo in possesso risulta, infatti, che la sistemazione di Castellaneta non era del tutto adatta per una Comunità religiosa e per questo si stavano creando problemi e tensioni. Santeramo rappresentò, così, la soluzione tanto gradita quanto inattesa, ma senza dubbio voluta dal misterioso disegno divino, che aveva guidato là i nostri Missionari nell’esercizio del loro ministero pastorale. Così, i Padri di Castellaneta, P. Francesco Pagnoncelli, P. Tarcisio Miotti e in modo particolare P. Mario Adobati, entrando in contatto con la realtà santermana in quell’anno 1954 ebbero modo di incontrare e conoscere don Giacomo Lassandro e il suo particolare desiderio suddetto, che poi giunse a buon fine e coronamento con l’intervento di P. Buondonno. In seguito lo stesso P. Buondonno gestì l’arrivo dei Padri, che già facevano la spola per ministero con Santeramo da Castellaneta, e gli inizi della loro permanenza stabile nella cittadina murgiana tra la fine di maggio e l’inizio del giugno 1955 sotto la guida dell indimenticabile P. Francesco Pagnoncelli, primo superiore di questa nuova comunità e realtà. La gente, da parte sua, fin da subito non fece mancare la sua attenzione e simpatia per i nuovi Padri di Via Ladislao.

Il 2 Luglio 1955, all età di 75 anni, stroncato da un tumore alla lingua moriva in casa Sava don Giacomo Lassandro assistito dai Padri presenti. Iniziava, così, un nuovo capitolo per la casa Sava e per gli stessi Missionari Monfortani, rimasti ormai orfani del loro benefattore e più che mai affidati alla divina Provvidenza e ai suoi disegni, dedicandosi con grande impegno all attività missionaria che progressivamente si schiudeva seguendo le orme di San Luigi Maria da Montfort.

tratto e adattato da Monfortani.it, p. Luigi Colleoni , p.3-4

 

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L’ANNIVERSARIO / Una presenza attiva, di guida e solidarietà
Un legame lungo mezzo secolo
Da cinquant’anni i padri Monfortani presenti a Santeramo

SANTERAMO – Mezzo secolo di presenza attiva, di guida, di solidarietà, di aiuto e di ascolto. Un punto di riferimento per l’intera città. La famiglia Monfortana, festeggia le nozze d’oro con Santeramo proprio nel giorno della festa del suo fondatore San Luigi Maria Grignon de Monfort. In occasione dell’anniversario, la famiglia Monfortana ha fatto stampare un’interessante brochure che racchiude davvero un lungo spaccato di storia vissuta santermana. Un opuscolo ricco di annotazioni e di storia, che dalla memoria viene trasferita e fissata sulla carta per far conoscere all’intera città la missione di quest’ordine religioso. Santeramo, 15 settembre 1954 il santermano don Giacomo Lassandro acquista e cede ai Padri Monfortani nella persona dell’allora provinciale d’Italia padre Pasquale Buondonno, deceduto a Santeramo il 1993, la casa e la splendida chiesetta di via Ladislao.
La decisione della donazione ai monfortani da parte di don Giacomo avvenne dopo aver conosciuto i padri Francesco Pagnoncelli, Tarcisio Miotti e Mario Adorati e l’ordine di cui facevano parte. Di qui il desiderio di donare ai Monfortani la casa patronale con l’attigua chiesa. Fu davvero la provvidenza a “regalare” in quel momento una dimora ai padri Monfortani, infatti erano a Castellaneta e proprio in quel periodo avevano la necessità di dover lasciare la casa perchè non adatta. Grande poi fu la gioia di padre Pasquale Buondonno nativo di Pompei, città nota per la gran venerazione della vergine del Santo Rosario, quando scoprì che anche a Santeramo e proprio in quella deliziosa chiesetta, da sempre e con grande trasporto si venerava la Vergine del Santo Rosario. Un “vecchio lampadario” parlante, così si definisce un missionario Monfortano di Santeramo, nell’opuscolo scrive: “Certo ti posso dire che in questi anni ne ho viste e sentite tante cose; ho illuminato tanti incontri, ho dato calore a tanti momenti tristi e gioia a tante feste; insomma ho conosciuto un sacco di persone“. Santeramo è riconoscente per l’attività di sostegno e di aiuto svolta dai trentotto sacerdoti monfortani e dai centocinquanta novizi che sono stati ospiti della casa di via Ladislao, inoltre grata per aver intensificato sempre la loro presenza promuovendo sempre stili e modelli di vita, valori ed atteggiamenti di rispetto e di amore per la vita.

tratto e adattato da La Gazzetta del Mezzogiorno del 04/05/2004, p. 38

Fonti consultate

La Gazzetta del Mezzogiorno del 04/05/2004, p. 38
La Gazzetta del Mezzogiorno del 19/12/2005, p. 55

Altre fonti

Santeramo Pompei verso il centenario di un gemellaggio spirituale, Partecipare 187, p.12-15
Sei di Santeramo se…, Gruppo Facebook

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