Filippo Mastrovito, criminale

Criminali si nasce o si diventa? La risposta non fornisce rimedio a chi ne è stata vittima.
Era il 1898 e il tempo si passava a giocare a carte, tra amici, qualche bicchiere di vino e tante chiacchiere.
Ma in paese non tutti erano noti per esser brava gente. Nella cantina di Vito Lazazzera si giocava a tressette, e sotto l’effetto dell’alcool la tensione salì per un diverbio. La lite tra Filippo Mastrovito e Michele Plantamura fu sedata dagli altri presenti, ma una volta usciti dalla cantina i due si azzuffarono nuovamente. Michele Plantamura aveva con se solo un ombrello, mentre Filippo Mastrovito, già pregiudicato, aveva un’arma da fuoco, una rivoltella, e non esitò ad usarla.
Michele Plantamura era un falegname e venne ucciso all’età di 47 anni. Era sposato con Vita Maria Negoziante e aveva diversi figli. Uno di questi emigrò negli Stati Uniti d’America.
Il pregiudicato Filippo Mastrovito venne condannato anche per questo crimine, e a distanza di 7 anni dal delitto il suo nome appare nuovamente nei quotidiani dell’epoca per un’altra serie di condanne.
Sul criminale Filippo Matrovito al momento non ho effettuato ricerche. Della vittima sono riuscito a ricostruire l’albero genealogico qui riportato:

Famiglia Plantamura - Negoziante
Famiglia Plantamura – Negoziante

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Omicidio

DA SANTERAMO 11. (R)
Il noto pregiudicato Filippo Mastrovito, per quistioni di giuoco, l’altra sera, fece lite con certo Michele Plantamura, e lo colpì con tre palle di rivoltella, tirate quasi a bruciapelo, alla schiena, al braccio sinistro ed al petto, in modo che poco dopo il Plantamura spirava.
Il Delegato di P.S. riuscì a trarre in arresto il Mastrovito, sequestrandogli la rivoltella omicida.

tratto e adattato da Corriere delle Puglie del 12/12/1898, p. 2

Atto di Morte di Michele Plantamura
Atto di Morte di Michele Plantamura

Corriere Giudiziario
Corte di Assise di Bari

Udienza del 11 Novembre
Presidente Francesco Paolo Orestano – Giudici: Baschieri e Bai – P.M. avv. Germano – P.C. avv. Riccardo Ferrara – Difesa dell’imputato avv. cav. Di Tullio

Omicidio volontario

Filippo Mastrovito, da Santeramo, falegname, nel 3 dicembre 1898 era a giuocare al tressette nella cantina di un certo Vito Lazazzera con altri, fra cui, un certo Michele Plantamura al quale quel giuoco doveva riuscir fatale.
Alla distribuzione del vino, sorse una delle solite quistioni, che, dal nostro popolo sono considerate punto d’onore; si venne alle mani, ma intromissione di altre persone scongiurò peggiori conseguenze.
Usciti dalla cantina, ognuno andò per la sua via. Ma la sera, quasi 3 ore dopo l’accaduto della cantina, Mastrovito e Plantamura incontrandosi si riaccapigliarono.
Plantamura tirò all’altro sei colpi di ombrello; e il Mastrovito estratta una rivoltella, per cui non aveva licenza, tirò due colpi, che freddarono il Plantamura. L’imputato nell’interrogatorio ha raccontato minutamente il fatto aggiungendo, come precedente col Plantamura, che parecchi anni fa egli fu ferito gravemente da un cugino di lui, per cui ci fu condanna a 3 anni di reclusione.
Il Mastrovito quella sera era ubbriaco, perchè, dopo l’arresto in caserma vomitò del vino.
Comincia la sfilata dei non pochi testimoni.
Alle 4, stante l’ora tarda e la impossibilità di terminare per questa sera, il presidente rinvia il seguito del dibattimento a lunedì, alle ore 10, per le arringhe e il verdetto.

tratto e adattato da Corriere delle Puglie del 12/11/1899, p. 3

Corriere Giudiziario
Corte di Assise di Bari

Udienza del 13 Novembre
Presidente Francesco Paolo Orestano – Giudici: Baschieri e Bai – P.M. avv. Germano – P.C. avv. Riccardo Ferrara – Difesa dell’imputato avv. cav. Di Tullio

Omicidio volontario

Continua la discussione della causa a carico di Filippo Mastrovito, cominciata nell’udienza di sabato.
Anzitutto rettifichiamo una circostanza: risultò dall’udienza di sabato, 11, che la esplosione dei colpi della rivoltella fu preceduta da due colpi di ombrello che lo stesso Mastrovito assestò al Plantamura, mentre noi accennammo erroneamente a colpi di ombrello dati dal Plantamura al Mastrovito.
All’udienza odierna assistono anche, oltre gli avvocati che già nominammo, gli avvocati sig. Nicola Netti, quale difensore della parte civile, e sig. Vincenzo Canudo Stampacchia quale difensore dell’imputato.
L’avvocato Netti, per fare che si abbrevii la discussione rinunzia alla parola, e per la parte civile parla soltanto l’avvocato sig. Riccardo Ferrara.
L’avv. Ferrara analizza i fatti, basandosi soprattutto sulle testimonianze a discarico e sulle dichiarazioni dello stesso imputato. Dimostra che avvenne una prima questione nella cantina Lazazzera alle ore 15, e che mancò poco che il Mastrovito fosse fatto segno a violenze da parte del Plantamura e di un tal Ferrulli; però ciò non ebhe seguito, sia perché questi due ultimi furono allontanati, sia perché, dopo un quarto d’ora al Mastrovito, che discese, il Plantamura rivolse parole piuttosto concilianti, dicendo che, mentre il Mastrovito aveva voluto mettere mano alla saccoccia, egli non aveva altra arma che la pipa. Tale dialogo si chiuse con una minaccia del Mastrovito, che disse: “oggi mi devono venire le specie antiche“. L’omicidio avvenne due o tre ore dopo; in tale intervallo il Mastrovito all’Ave Maria usciva di casa sua, mentre la moglie cercava impedirglielo.
Strappatosi dalla moglie egli tornò nella cantina, dove era prima rientrato il Plantamura, ne discese, restò fermo, come in appostamento, per un quarto d’ora sulla via. E fu circa una mezz’ora dopo l’Ave Maria che il Plantanaura scese con due amici dalla cantina, dirigendosi al Corso, a quivi giunto fu soffermato dal Mastrovito e da un giovinotto che era con costui.
Il giovinotto disse: “Tu sei il guappo che volevi schiaffeggiare mio zio?“. E mise mano ad un’arma, ma fu da altri trattenuto ed allontanato. Intanto il Mastrovito diè una prima ombrellata al Plantamura, al che questi non reagì; ma il Mastrovito gliene diede una seconda, dietro di che il Plantamura gli si avventò addosso, e colluttando caddero per terra, rimanendo sotto il Mastrovito. Accorse pure su lui un altro fratello del Plantamura, ma ben tosto ne fu distaccato ed allontanato. Dimostra che il Mastrovito non sparò la rivoltella a bruciapelo contro il Plantamura, ma ad una certa distanza, il che conferma che il Plantamura si era dovuto rialzare ed il Mastrovito, come ha confessato, si era seduto sul marciapiede. Esclude che Il Mastrovito agisse per legittima difesa o con eccesso di fine. Non merita il beneficio dell’ubbriachezza, perché il vino bevuto non era stato tanto da togliergli o diminuirgli grandemente la coscienza e la libertà dei suoi atti. Chiede un verdetto di condanna in nome della vedova e dei 5 figli del Piantamura.
L avvoc. Canudo Starnpaccbia confuta punto per punto il precedente suo contradditoro dimostrando che nella prima quistione il Plantamura si mostrò violentissimo contro il Mastrovito, minacciando di vendicarsi, mentre il Mastrovito si mostrò più che tranquillo.
E in tale minaccia il Plantamura persistette anche dopo sceso dalla cantina. Perciò fu lui che dovette provocare il .Mastrovito quando nella sera lo incontrò, senza di che ii Mastrovito non gli avrebbe dato i due colpi di ombrello, i quali furono consecutivi. Esclude che il Mastrovito fosse accompagnato da un nipote, leggendo in proposito un brano della lettera del Delegato dì P.S. Dimostra che il Mastrovito, vedendosi sopra più persone, dovette ritenerle tutte avversa e forse armate, pur essendosi dimostrato che il Simboli accorse per dividere. Dunque il Mastrovito fu costretto a sparare dalla necessità di salvare la propria vita. In proposito egli analizza i risultati della prova. Si accinge a parlare della provocazione e dell’ ubbriachezza, ma per l’ora tarda chiude il suo dire, lasciando tale compito al suo collega di difesa cav. Di Tullio.

tratto e adattato da Corriere delle Puglie del 14/11/1899, p. 2-3

Corriere Giudiziario
Corte di Assise di Bari

Udienza del 14 Novembre
Presidente Francesco Paolo Orestano – Giudici: Baschieri e Bai – P.M. avv. Germano – P.C. avv. Riccardo Ferrara – Difesa dell’imputato avv. cav. Di Tullio

Omicidio volontario

Oggi, ci manca assolutamente lo spazio per poter continuare diffusamente il reso conto per il processo dell’omicidio di Santeramo.
Oggi, per la difesa, ha parlato l’avv. cav. Di Tullio.
Egli ha recitata una splendida orazione, splendida veramente per vigoria di concetto e inpeccabile nella forma, e più che mai, per l’assoluta mancanza di spazio, ci duole non poterla riassumere,
Il Filippo Mastrovito è stato condannato per ferimento seguito da morte in persona del Plantamura, a 8 anni e 4 mesi di reclusione.

tratto e adattato da Corriere delle Puglie del 15/11/1899, p. 2

Corriere Giudiziario
Tribunale penale di Bari

Udienza 15 Aprile 1905
2. Sezione
Giovanni Alemi, ff. presidente – cav. Domenico Di Bernardo e Vittorio Gesmundo, giudici – P.M. Giuseppe Martinelli – ff. Cancelliere lacobellis.
Nicola Serino, Angelo Orfino, Lorenzo Mastrovito, Valentino Galatola, Francesco Bellacicco, Vincenzo Demarinis, Francesco Colapinto, Filippo Mastrovito, Francesco Sportelli, Giuseppe Continolo, Francesco Laera, Michele De Serio, Gennaro Pace, Giuseppe Copeta, Domenico Serino, Arcangela Scattaglia, tutti da Gioia. Imputati di associazione a delinquere, furti qualificati, estorsione, oltraggio e falsità in atto.
Difensori avv. Alfredo Mirenghi, Vincenzo Stamoacchia, Petrera, Giordano, Gavalluzzi, Scipione Bovio, Sforza, Dragone e Prisco Petta.
Condannati: Nicola Serino anni 3 e mesi 9 di reclusione; Filippo Mastrovito a un anno e mesi 3 di reclusione; Demarinis anni 5, un mese di reclusione; Sportelli a 2 anni e un mese di reclusione; Continolo a un anno di reclusione; Laera mesi 10 e giorni 15 di reclusione; De Serio mesi 7 e L. 175 multa. Tutti a un anno di sorveglianza speciale di P.S. Assoluti gli altri per non provata reità.

tratto e adattato da Corriere delle Puglie del 17/04/1905, p. 3

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Fonti consultate

Corriere delle Puglie del 12/12/1898, p. 2
Corriere delle Puglie del 12/11/1899, p. 3
Corriere delle Puglie del 14/11/1899, p. 2-3
Corriere delle Puglie del 15/11/1899, p. 2
Corriere delle Puglie del 17/04/1905, p. 3

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