Famiglia Scattaglia e Palazzo Di Santo

Tra gli edifici storici che troviamo a Santeramo uno dei più frequentati è indubbiamente il Palazzo Di Santo. Un paio di riferimenti alla sua origine mi hanno portato a fare qualche ricerca in più, trovando qualche indicazione in un paio di libri. Ma partiamo da chi gli edifici li costruiva… ed in particolare della famiglia Scattaglia.

Palazzo Di Santo - Cartolina del 1950 circa

Palazzo Di Santo – Cartolina del 1950 circa

Giuseppe Scattaglia nacque intorno al 1820 da Vitantonio Scattaglia, di professione “fabbricatore”, e da Vita Maria Sportelli, contadina, sua seconda moglie, dopo aver perso la prima moglie Paola Musci nel 1817. Il termine fabbricatore viene tuttora usato nella forma dialettale “frabbekatòr” per indicare i muratori. Il cognome Scattaglia veniva anche scritto su alcuni atti civili come Schiattaglia.

Giuseppe Scattaglia proseguì il mestiere del padre diventando anch’egli muratore, e nel 1842 sposò Antonia Clemente, figlia del barbiere Felice Clemente e di Lucia Perrone.

La famiglia Scattaglia lavorò anche per il Comune e come ci si può aspettare anche nel diciannovesimo secolo c’erano controversie tra costruttori ed enti pubblici. Nell’Archivio Storico di Santeramo sono conservate due documentazioni relative ai crediti del Comune, la prima del 1869 indicizzata come “Produzione pel Comune di Santeramo in Colle rappresentato e difeso dall’avvocato e Procuratore Sig. Domenico D’Aloia contro Giuseppe Scattaglia muratore di Santeramo in Colle, rappresentato e difeso dall’Avvocato D. Giovanni Palmisano” e la seconda dell’anno successivo indicata come “Produzione per Giuseppe Scattaglia muratore domiciliato in Santeramo in Colle, attore rappresentato dal Procuratore Giovanni Mele e difeso dall’avvocato Sig. Vincenzo Curtoli contro il Municipio di Santeramo rappresentato dal Sindaco convenuto. Oggetto: domanda di pagamento di credito e di danno”.

Famiglia Scattaglia - Clemente

Famiglia Scattaglia-Clemente

Giuseppe Scattaglia e Antonia Clemente ebbero almeno una decina di figli. Di questi, come riporta il discendente Vito Leonardo Tritto nel suo libro “Noi che… eravamo così…“, i figli Felice Scattaglia, Nicola Scattaglia e Nunzio Scattaglia lavorarono insieme nella costruzione del Palazzo Di Santo.

Gli Scattaglia sono stati in pratica quasi tutti costruttori. Pare che abbiano edificato la zona di Piazza del Lago nei pressi della Villa Comunale, di Via Vesuvio, anche la zona di Via Annunziata che arriva fino a Corso Tripoli. Su via Laterza gli Scattaglia possedevano tanti suoli su cui hanno costruito edifici anche di 5 piani di altezza.

Il Palazzo Di Santo si trova sul fianco destro della Chiesa di Sant’Erasmo. L’edificio preesistente era più basso, costituito da due locali al piano terra, più una terrazza grande e due locali superiori in cui risiedevano due sorelle anziane, note come signorine Di Santo. Queste, impaurite dagli eventi tumultuosi dell’Unità d’Italia degli anni ’60 del secolo XIX, decisero di lasciare Santeramo andando a Modena dove morirono poco tempo dopo. Gli eredi vollero dare lustro a questa abitazione, e il progetto del nuovo palazzo fu firmato dall’architetto Cristoforo Pinto, originario di Gioia del Colle. Giuseppe Scattaglia, ormai anziano e conosciuto in paese col sopranome di “tre di bastoni“, si propose per l’affidamento dei lavori, con un’asta al ribasso che voleva assolutamente aggiudicarsi, in quanto sperava che ci potesse essere un tesoro nascosto. Ma questa è un’altra storia.

Il nuovo palazzo si fa apprezzare per l’interessante facciata simmetrica in stile neo-classico con bugnato liscio, tre piani che terminano con una balaustra e sei statue in pozzolana che rappresentano delle muse. Vito Tangorra ebbe modo di parlare direttamente con il committente:

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Inaugurazione del Palazzo Di Santo nell'agosto del 1888

Inaugurazione del Palazzo Di Santo nell’agosto del 1888

Un occasionale incontro per motivi di catasto mi dette l’occasione di parlare con D. Raffaele Di Santo.
Quest’uomo schivo viveva da solo nel suo grande palazzo. Lo definivano un uomo difficilmente avvicinabile, collegato col mondo a mezzo delle decine di radio installate (non vi erano allora le radio portatili a transistor). Fui fortunato, perchè gli chiesi subito conto suo palazzo, e così egli si aprì. Ricordò i viaggi artistici compiuti nelle più importanti città europee, mi raccontò dei suoi successi come suonatore di oboe (aveva fatto parte dell’orchestra del S. Carlo), mi disse che viaggiando gli venne l’idea per la sua casa. Rientrando a Santeramo si mise a progettare il palazzo, lo curò in tutti i particolari, lo seguì continuamente durante la realizzazione ad opera del maestro Felice Scattaglia.
Aveva disegnato le nove muse, ma non volle guastare le linee verticali e così ridusse a sei. Furono realizzate in pozzolana.
Volle ricordare il giorno della inaugurazione avvenuta nell’anno 1888 e fu tanto soddisfatto da inviare al costruttore una copia della fotografia (che mi è stata gentilmente prestata dal nipote Angelo) ed un attestato di gratitudine ed ammirazione per maestro Felice Scattaglia, che chiamò “insigne artista e scultore”, e per i suoi collaboratori (molti di essi che avevano lavorato le pietre erano di Noci).

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Venne inaugurato nell’agosto 1888. Nella fotografia in alto affacciati sul balcone del primo piano si possono notare quattro persone: si tratta dell’architetto Cristoforo Pinto, del maestro Felice Scattaglia, del sindaco Luigi Netti e del committente Raffaele Di Santo.

Palazzo Di Santo nel 1977

Palazzo Di Santo nel 1977

Durante la Seconda Guerra Mondiale a Santeramo erano stanziati dei soldati tedeschi presso il Palazzo Di Santo. Poi il 20/09/1943 i tedeschi, in ritirata dall’Italia meridionale abbandonarono la città, che fu immediatamente rioccupata da un reparto di paracadutisti inglesi. Anche questi fissarono il proprio comando nello stesso edificio..

Gli interni furono ristrutturati nel 1977. Dal maggio 1980 costituisce la sede centrale della Banca di Credito Cooperativo di Santeramo in Colle.

La famiglia Scattaglia nel ventesimo si è ramificata da Santeramo nel resto d’Italia. Presso il cimitero di Santeramo si può ammirare lo stemma in bronzo della famiglia.

Ringrazio la gentile collaborazione telefonica del signor Vito Tritto per il completamento di questo articolo.

Fonti consultate

Risparmio e credito a Santeramo in Colle“, Vito Tangorra, Grafica Safra, Bari, 1977, p. 51-53
Cenni storici sul Palazzo Di Santo, Mediavision
“Noi che… eravamo così…”, Vito Leonardo Tritto, 2012, p.19
“Santeramo, Terra di nessuno, 8 Settembre 1943”, Lorenzo Musci

 

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