Storie di diffamazione intorno alla famiglia Netti

Ogni grande famiglia è sempre rispettata e invidiata. Dissapori possono nascere e dicerie girano. Vediamo un curioso episodio avvenuto nel 1904 che ha visto coinvolti i Netti di Santeramo, con Luigi Netti a capofamiglia. La cronaca è stata riportata da due quotidiani, il Corriere delle Puglie e La Ragione, che si sono contrapposti su posizioni opposte. Il Corriere delle Puglie ha usato toni pacati dando per certe delle accuse e volendo già emettere un verdetto usando solo il punto di vista della famiglia Netti. Invece La Ragione usa toni decisamente irrisori ponendo in dubbio tutte le affermazioni della carta stampata rivale.

Ma andiamo con ordine. Nel febbraio 1904 Luigi Netti subì un furto di gioielli e biancheria per un valore di circa 20’000 lire, corrispondenti a oltre 85’000 euro odierne. Del furto venne accusato il loro fattore, Nicola Colacicco.

Il 29 novembre 1904 Luigi Netti era andato a Bari con il figlio Nicola Netti, lasciando in casa a Santeramo solo le figlie. All’ora di cena queste bevvero a tavola del vino già conservato in bottiglia. Una volta terminato la servitù ne travasò dell’altro conservato in cantina dove erano presenti 5 botti. Alla cena era presente anche un muratore. Diversi commensali bevvero questo vino che aveva un sapore amarognolo, e dopo circa un quarto d’ora iniziarono a sentirsi male…

Corriere delle Puglie del 3 dicembre 1904, pag. 2

L’intervento del dottore determinò un avvelenamento da solfato di rame, comunemente utilizzato in agricoltura. I sintomi da avvelenamento solitamente sono dolori addominali, gastroenterite, vomito verde-bluastro, cefalea, vertigine. Nell’articolo si parla di antidoti, ma cosa potrebbe aver usato? Tra i possibili rimedi c’è l’iposolfito di sodio, ma anche del semplice latte o albume d’uovo.

Il primo accusato fu proprio l’ex fattore Nicola Colacicco, che ben conoscendo la casa dei Netti avrebbe potuto introdursi in cantina per versare il solfato di rame nelle botti di vino. Costui nei giorni successivi riuscì a nascondersi sfuggendo alla cattura. Invece furono arrestati la sua amante, Maria Luigia Pontrandolfo e Gaetano Campagnola.

Poco dopo Luigi Netti mise una taglia di 1’000 lire per la cattura di Nicola Colacicco.

Il giorno 11 dicembre 1904 il quotidiano La Ragione pubblica una lettera riportandola come scritta da Ferdinando De Lena, in cui ci sono delle accuse nei confronti di Luigi Netti. Nello specifico si tratterebbe di parole dettate da Nicola Colacicco e trascritte da Ferdinando De Lena. Purtroppo non sono riuscito a reperire questa pubblicazione.

Comunque Ferdinando De Lena la settimana dopo negherà di esserne l’autore, inviando una nuova lettera a La Ragione e in copia a Luigi Netti. Quest’ultimo la inoltrerà poi al Corriere delle Puglie.

Corriere delle Puglie del 20 dicembre 1904, pag. 2

Tuttavia le parole usate da Ferdinando De Lena non negano totalmente di essere l’autore della prima lettera, ma lasciano intendere solo che lui non abbia autorizzato la pubblicazione. E su questo ruota la replica de La Ragione che lo deride apertamente.

La Ragione del 1 gennaio 1905, Anno V, N. 191, Bari, pag. 3

Alla fine Nicola Colacicco si costituì alle prigioni ospitate nel Castello Svevo di Bari.

In totale La Ragione parlò male di Luigi Netti nelle pubblicazioni del 7 novembre, 4, 11 e 18 dicembre 1904, 1 e 8 gennaio 1905

La querela di Luigi Netti nei confronti de La Ragione ebbe un responso nel 1906.

Corriere delle Puglie del 24 giugno 1906, pag. 2

La causa per diffamazione andò quindi in prescrizione.

Ma Nicola Colacicco fu davvero colpevole? Il processo si svolse nel 1906, e il Corriere delle Puglie ne parlò più volte seguendo la vicenda da vicino, ma di questo ve ne parlerò un’altra volta.

Fonti consultate

Corriere delle Puglie del 3 dicembre 1904, pag. 2
Corriere delle Puglie del 20 dicembre 1904, pag. 2
La Ragione del 1 gennaio 1905, Anno V, N. 191, Bari, pag. 3
Corriere delle Puglie del 24 giugno 1906, pag. 2

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