Centri antichi in provincia di Bari

Il libro “Centri antichi in provincia di Bari” descrive i centri storici di 21 comuni della Terra di Bari, precisamente quelli di Altamura, Andria, Bari, Bisceglie, Bitonto, Canosa, Corato, Gioia del Colle, Giovinazzo, Minervino, Molfetta, Monopoli, Noicattaro, Polignano, Ruvo, Santeramo, Spinazzola, Terlizzi, Trani, Triggiano e Valenzano. Le schede forniscono una descrizione storica, indicando anche monumenti e i palazzi, seguendo lo sviluppo dell’impianto urbanistico e accennando ai personaggi illustri cittadini. Per ogni comune è fornita una sintetica nota bibliografica, la pianta del centro storico, ma non per Santeramo. Anche alcune immagini relative a Santeramo presentano didascalie errate, ma in questa trascrizione ho collocato le illustrazioni vicino la descrizione corretta.

Centri Antichi in Provincia di Bari, Maria Annunziata Ciardo, Regione Puglia, Levante Editori, Bari, maggio 2005, pag. 168-171
SANTERAMO IN COLLE

CENNI STORICI

La sua storia è in parte legata a quella degli altri centri limitrofi di antica origine, come Laterza, Altamura, Gravina, Matera, Acquaviva e Gioia del Colle. I ritrovamenti di numerosi reperti testimoniano la presenza umana già in età neolitica.
Santeramo alle origini era un piccolo casale, la cui vita era legata a quella del monastero dei Benedettini. La sua prima denominazione fu Terra Herasmi o Terra S. Erasmo, come si rileva da alcuni documenti. Nel XII sec. tutta l’area in cui sorse il paese altro non era che un grande bosco in cui trovavano rifugio coloro che sarebbero diventati i primi abitanti di Santeramo.
Il casale fu assoggettato dai Bizantini che intendevano controllare la Via Appia, lungo la quale si muovevano i Turchi per le loro scorribande. L’influenza bizantina si riflette nel campo artistico: infatti nel centro storico del paese si possono ammirare strutture architettoniche che rivelano caratteristiche dell’ arte orientale. Il primo centro abitato fu costruito da un esiguo gruppo dì uomini in cerca dì rifugio e sicurezza. Dal momento che Santeramo era a quel tempo un centro urbano pressoché sconosciuto, non fu affatto toccato dalle invasioni barbariche, né tanto meno dagli attacchi degli eserciti greci e dalle bande saracene, che ovunque nelle zone limitrofe seminarono morte e distruzione. Il nucleo primitivo, cinto da mura, era localizzato attorno ali’ attuale Chiesa del Carmine; in seguito si aggiunsero altre costruzioni verso la Chiesa del Purgatorio e verso la Via S. Antonio; più tardi ancora verso la chiesa di San Giuseppe. Tra l’ XI e il XII sec. Santeramo cominciò ad assumere la dimensione di un vero e proprio centro abitato in quanto iniziarono i lavori per la costruzione del monastero benedettino.
I documenti più antichi in lingua latina citano Santeramo anche con il nome di Monusterium Sancfi Herasmi (1180).
Sino al 1410 fu un feudo della chiesa, in seguito Buccio (Butius) dei Tolomei da Siena lo acquistò al prezzo di 2.000 ducati (1413). Subentrarono, quindi, i feudatari delle famiglie dei Carafa (1468) e dei Caracciolo dal 1618 al 1806, anno del· l’abolizione della feudalìtà.
Dal punto di vista artistico il suo centro storico risale al medioevo e si raccoglie intorno ai resti del monastero benedettino del XII sec. ed alla chiesa romanica del Carmine, già cattedrale di S. Erasmo del XIII sec., che subì rifacimenti ed ampliamenti nel 1500.
Piazza Garibaldi rappresenta il fulcro del centro storico intorno alla quale vi sono i più importanti complessi architettonici del paese.

ITINERARIO

Sulla piazza si affaccia la CHIESA MADRE (1) fondata nel 1711 ed ampliata nel 1729, è dedicata a S. Erasmo, vescovo e martire, protettore di Santeramo.
Secondo un’antica leggenda S. Erasmo nacque nella seconda metà del terzo secolo d.C. nella città dì Antiochia, capitale della Siria, prima sede del Cristianesimo e per i suoi grandi meriti, ancora molto giovane, fu eletto vescovo. Durante le persecuzioni di Dìoclezìano fu arrestato, su_bì la flagellazione e fu immerso in una caldaia di acqua bollente da cui, per miracolo, usò illeso. Alcuni studiosi asseriscono che S. Erasmo sbarcato a Brindìsi attraversata la Via Appia, ubicata nelle nostre attuali MATlNE, si fermò per qualche tempo nei boschi di Santeramo, salvato da un angelo, poi si rifugiò a Formia, dove morì il 2 giugno del 303 d. C. Nella Chiesa Madre si conserva una reliquia del Santo: il dito pollice ritrovato per miracolo nelI’Oratorio dell’ antico Monastero dei Benedettini.
Nel 1860 la chiesa fu modificata nell’interno e decorata con stucco lucido a finto marmo, in stile rinascimento, dall’architetto Giuseppe Conti di Milano, L’altare maggiore è pregevole per i suoi marmi, per i disegni e i colori degli intarsi; i suoi pilastrini, inoltre, provengono da un monumento funebre del XV sec,. All’interno si segnalano anche opere di rilevante valore artistico: una Croce processionale in argento del XV sec., un bassorilievo della Madonna Odegitria, attribuito a Francesco Laurana (1471-1474), una tela di autore napoletano che rappresenta l’Ultima Cena (1849), un dipinto raffigurante S. Erasmo, di autore ignoto dell’Ottocento, una statua in pietra sempre dedicata a S. Erasmo (1865) di Vito Calabrese e tre tele raffiguranti rispettivamente Sant’Efrem, Il Diluvio Universale e Mosè, del pittore Hero Paradiso (1912-1994).
Fiancheggiando la Chiesa Madre, nello slargo di Piazza Garibaldi, sulla sinistra, s’incontra il PALAZZO DISANTO (2) completato nel 1882 su progetto dell’architetto Cristoforo Pinto di Gioia del Colle. La facciata è simmetrica in stile neoclassico con bugnato liscio. n Palazzo è realizzato su tre piani che terminano con una balaustra e sei statue raffiguranti le Muse. Gli interni, una volta adibiti a Civile abitazione, ristrutturati nel 1977 sono attualmente sede del Banco di Credito Cooperativo.
Nella stessa Piazza, di fronte alla Chiesa Matrice, si erge l’enorme PALAZZO MARCHESALE (3) appartenuto alla famiglia Caracciolo. Sulla sua facciata l’iscrizione “Octavius Carafa Marchio S. Erasmi A Fundamentis Erexit 1576” testimonia la vetustà del più significativo monumento architettonico’ di Santeramo. Lo stemma gentilizio riporta nel primo e quarto riquadro un’arma inquartata con due leoni, nel secondo, due flambelli, e nel terzo tre bande diagonali.
Dalla pìazza, procedendo su corso Roma, sulla destra, in Via Ladislao si erge PALAZZO SAVA (4). Il complesso del palazzo di proprietà privata è costituito da una parte monumentale adibita a civile abitazione e da un’ altra adibita a sede dei Padri Monfortani. Lo stemma gentilizio che sovrasta un arco in pietra ha una forma a scudo: al centro campeggia la sagoma di un castello sovrastato da tre stelle ed una corona (sec. XVII). Su un lato del palazzo è scolpita una maschera grottesca in pietra. n portone d’ingresso immette in un cortile rettangolare dominato dal prospetto monumentale del palazzo in stile barocco; un’elegante scalinata ed un loggiato a tre arcate, dotate di balaustra, completano il prospetto frontale. Gli appartamenti del primo piano conservano buona parte degli stucchi e arredi ottocenteschi; sulla volta di una camera vi è un affresco del 1661 raffigurante S. Marco Evangelista, opera di Nicola Gliri di Bitonto.
In adiacenza, sempre sulla medesima strada, annessa al palazzo si trova la CAPPELLA SAVA (5) che i signori Sava fecero costruire affinché i loro familiari potessero compiere più comodamente i loro doveri religiosi. La chiesetta Sava è dedicata. alla Madonna del Rosario ed è un vero gioiello per le decorazioni, le dorature e le pitture, In essa vi sono opere che vanno dal 1500, come le due colonne all’ingresso, al quadro della Madonna di Pompei, opera di Libero, del 1895. L’altare maggiore è in legno. Come gemma preziosa, nella cappella colpisce una magnifica tela raffigurante S. Francesco del XV sec.
Proseguendo su Via Ladislao, svoltando a destra, in Via Fratelli Bandiera si erge frontalmente il PALAZZO DE LAURENTIS (6) palazzo di proprietà privata, che sj trova nel primo borgo di Santeramo. È stato costruito nella prima metà del Settecento ed è stato ampliato più volte, come attestano alcuni c.artigli lapidei dei portali a piano terra, recanti le iscrizioni 1801-1836-1896. Lo stemma, in pietra scolpita, raffigura nelle due parti superiori due stelle a sei punte ed una stella nella parte inferiore. Sotto lo stemma è incisa una iscrizione.
Superando lo slargo di Vìa Fratelli Bandiera, girando a destra, si imbocca un piccolo vicolo che immette in Via Sant’Antonio dove si trova l’EDICOLA VOTIVA DI SANT’ANTONIO (7). La statua in gesso del Santo, situata all’interno dell’edicola, è attribuita a Francesco Ciccarone, artigiano della cartapesta e autore di alcune statue religiose. In origine al posto della statua vi era un dipinto raffigurante Sant’Antonio con il Bambino, risalente alla seconda meta del Settecento; a lato dell’edicola è scavata una nicchia destinala a raccogliere vari ceri votivi.
Proseguendo per Via Sant’Antonio e Via De Luca, svoltando a destra, si arriva in largo Piazzolla, dove, adiacente al palazzo Giandomenico, si erge la CHIESA DEL PURGATORIO (8). La prima costruzione di questa cappella risale al XV sec.; essa è stata sede della congregazione della Carità e Solidarietà e attualmente ospita un presepe artistico.
Da Largo Piazzolla, girando a sinistra, si giunge in Via Carmine dove si affaccia la CHIESA DEL CARMINE (9). La zona dove è collocata la chiesa corrisponde al Borgo o Terra Vetera (cioè terra antica) comprendente Via Chiancone, Via S. Eligio, Via Iapigia, giardino Giandomenico, Via S. Antonio e Via S. Tommaso d’Aquino.
II borgo era munito di fossato, di porte, dì mura e di torri. L’ultimo pezzo di mura fu abbattuto nel 1886 e l’ultima torre si trova ancora nel palazzo Colonna.
La chiesa del Carmine è stata la chiesa Matrice dì Santeramo fino al 1741. Sul portale è incisa la data 1587 riguardante un primo rifacimento della facciata. All’interno una cappella è dedicata alla Vergine di Costantinopoli e alla Madonna delle Grazie. La chiesa, di piccole dimensioni, è di forma quadrangolare e le pareti sono affrescate con immagini dei quattro Evangelisti e della Madonna di Costantinopoli con Bambino in pietra policroma.
Ritornando verso Largo Piazzolla, proseguendo in Piazza Chiancone, a sinistra, si innalza in Via Amenduni il PALAZZO COLONNA (10) di proprietà privata, uno dei palazzi più caratteristici del centro storico, che ingloba una torre circolare risalente all’XI-XII sec. Negli ultimi anni è stato in parte restaurato, però necessita ancora di vari interventi.
Sulla stessa strada troviamo PALAZZO NETTI (11) dove nacque e visse il pittore e critìco d’arte Francesco Netti. li palazzo ha un’elegante scalinata interna e un salone decorato con affreschi. Il piccolo stemma in pietra raffigura un animale proteso verso una stella a sei punte (VII sec.).
Da Via Amenduni proseguendo verso sud, si arriva in Via S. Eligio dove troviamo la CHIESETTA S. ELIGIO (12), una cappella risalente al XIII sec., dedicata ai Santi Efrem ed Erasmo, in pietra calcarea, di stile romanico. All’interno si trovano affreschi del XVI sec. e del XIII e XIV; attualmente la Chiesa è in fase di restauro. Ai lati dell’altare si trovano, a destra, l’immagine di S. Eligio (XVI sec.) ed a sinistra i Santi Erasmo ed Efrem.

MONUMENTI AL DI FUORI DEL CENTRO STORICO

In corso Roma, via principale di Santeramo, troviamo il CONVENTO DEI FRATI RIFORMATI (13), complesso architettonico composto dalla Chiesa del Santissimo Crocifisso e da locali che costituivano il Convento dei Fratì Riformati Francescani. Recentemente è stato restaurato grazie ai fondi per il giubileo del 2000. Il monastero, costruito per volontà del marchese Giambattista Caracciolo, era dotato, fra il piano rialzato ed il primo piano, di trenta cellette per i monaci, un refettorio con un affresco dell’ Ultima Cena, un chiostro con pozzo al piano terra. Dopo la soppressione degli Ordini monastici del 1866, i locali del Convento furono utilizzati come caserma dei Carabinieri, e successivamente come carcere, macello comunale e canonica.
Attigua all’ex Convento vi è la CHIESA DEL SS. CROCIFISSO (14). Fu costruita nel XVII sec. L’intemo della chiesa, in stile barocco, ha una navata centrale ed una laterale; vi sono varie statue fra cui un Crocifisso ligneo del 1698, attribuito ad un frate francescano.

Tratto e adattato da Centri Antichi in Provincia di Bari, Maria Annunziata Ciardo, Regione Puglia, Levante Editori, Bari, maggio 2005, pag. 168-171

Fonti consultate

Centri Antichi in Provincia di Bari, Maria Annunziata Ciardo, Regione Puglia, Levante Editori, Bari, maggio 2005, pag. 168-171

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